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  • Lunedì 20 luglio 2026

Le proteste in Ucraina ora sono contro il generale Oleksandr Syrsky

I manifestanti chiedono la rimozione del capo delle forze armate, soprannominato «macellaio» e finito al centro dello scontro con l'ex ministro della Difesa Fedorov

Manifestanti con uno striscione contro il generale Oleksandr Syrsky, ritratto come un ufficiale sovietico, il 18 luglio 2026 (AP Photo/Efrem Lukatsky)
Manifestanti con uno striscione contro il generale Oleksandr Syrsky, ritratto come un ufficiale sovietico, il 18 luglio 2026 (AP Photo/Efrem Lukatsky)
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Nel fine settimana sono proseguite in Ucraina le proteste contro la rimozione da parte del presidente Volodymyr Zelensky del popolare ministro della Difesa Mychajlo Fedorov, che negli ultimi sei mesi aveva cambiato l’approccio alla guerra dell’Ucraina facendo un maggiore affidamento sulla tecnologia, con droni e robot. Le manifestazioni a sostegno di Fedorov si sono trasformate in proteste contro il generale Oleksandr Syrsky, attuale capo delle forze armate ucraine, visto che gli scontri fra i due sono alla base della rimozione del ministro. Ora i manifestanti chiedono il licenziamento di Syrsky e il ritorno di Fedorov al ministero della Difesa.

Durante le proteste i manifestanti accusavano Syrsky di un approccio troppo arretrato e di stampo sovietico, incurante delle perdite fra i suoi soldati. Uno dei cartelli diceva: «Fedorov = più morti fra i russi, Syrsky = più morti fra gli ucraini». Altri facevano riferimento a due soprannomi di Syrsky: “il macellaio” e “Generale 200”, dove 200 è un codice militare sovietico che indica i morti in battaglia. Dmytro Koziatynskyi, uno dei leader della protesta, ha scritto sui social che Syrsky «demoralizza l’esercito, ostacola le riforme, crea un proprio contingente di truppe fedeli, viola la libertà di espressione e reprime i soldati».

Volodymyr Zelensky con Oleksandr Syrsky il 22 agosto 2024 (Ukrainian Presidential Press Office via AP)

In passato Zelensky è tornato su alcune sue decisioni contestate pubblicamente: l’esempio più plateale è di un anno fa, quando dopo estese proteste annullò la legge che avrebbe dovuto ridurre i poteri delle agenzie anticorruzione. Potrebbe farlo anche in questo caso.

Secondo fonti del quotidiano britannico Financial Times e del sito indipendente russo Meduza, Zelensky sta considerando l’opzione di rimuovere Syrsky dal ruolo di capo delle forze armate: lunedì e nel fine settimana ha avuto colloqui con alcuni dei capi militari dell’esercito, tra cui Mykhailo Drapatiy, un possibile sostituto che ha invece buoni rapporti con Fedorov. Nell’attuale governo, risultato del rimpasto che ha coinvolto anche Fedorov e in carica da giovedì, l’incarico di ministro della Difesa è stato affidato ad interim, lasciando aperta la possibilità di novità e ripensamenti. Sempre secondo ricostruzioni giornalistiche Fedorov avrebbe già rifiutato un posto da superconsulente del governo, dicendo di essere disposto a rientrare solo come ministro della Difesa.

– Leggi anche: Perché Zelensky continua a cambiare governi

Syrsky è a capo delle forze armate ucraine dall’8 febbraio 2024, quando sostituì un altro generale molto popolare, Valery Zaluzhny, che era stato al comando dall’inizio della guerra e che era considerato un brillante stratega e un innovatore. Anche allora Zelensky fu molto criticato per la sostituzione: in molti sostennero che il presidente era spaventato dalla popolarità di Zaluzhny. Oggi Zaluzhny è ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito, ma secondo i sondaggi potrebbe avere grande sostegno se si candidasse alla presidenza in future elezioni.

Anche Syrsky ha avuto una fase di discreta popolarità: quando la Russia iniziò l’invasione su larga scala dell’Ucraina, a febbraio del 2022, era comandante delle truppe di terra. Ebbe dei meriti nel respingerne il primo assalto e nella liberazione di grandi territori del nord-est del paese nell’autunno di quell’anno. Poi le cose si sono complicate.

Una manifestante a Kiev con un cartello su cui è scritto: «Mio padre è al fronte. Sono qui arrabbiata in vece sua», il 17 luglio 2026 (AP Photo/Efrem Lukatsky)

Syrsky è nato nel 1965 a Vladimir, a est di Mosca: fu addestrato all’accademia militare di Mosca e si spostò in Ucraina alla fine degli anni Ottanta. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’indipendenza dell’Ucraina, Syrsky fece carriera nell’esercito ucraino e nel 2015 fu al comando dell’esercito che combatté la battaglia decisiva di Debaltseve, in Donbas, già al tempo parzialmente occupato da separatisti filorussi appoggiati dal regime di Vladimir Putin. Perse la battaglia, ma ricevette comunque onorificenze militari e fu ulteriormente promosso.

Nei primi mesi dopo l’invasione russa su larga scala era spesso fotografato al fianco di Zelensky nelle città liberate. Le prime grandi polemiche riguardarono la sua gestione della lunga e sanguinosa difesa della città di Bakhmut, durata 10 mesi fra il 2022 e il 2023 e costata molte perdite fra i settori più esperti dell’esercito ucraino. Molti soldati e ufficiali sentiti in forma anonima da vari media internazionali sostennero che Syrsky avrebbe dovuto prevedere un ritiro strategico molto prima, salvaguardando mezzi e uomini per la controffensiva seguente. Bakhmut cadde comunque alla fine di maggio nel 2023.

Da quando è a capo delle forze armate, la sua gestione è accusata di “radianshchyna”, una parola ucraina traducibile come “cultura di stile sovietico”. Secondo i critici consiste in uno stile di comando autoritario e che tende a nascondere i problemi e a scaricare le responsabilità lungo la catena di comando. Syrsky viene descritto come interessato a piccoli avanzamenti lungo il fronte, ottenuti anche a costo di molte perdite, e senza un progetto operativo complessivo credibile.

Oleksandr Syrsky in un rifugio a Soledar, nella regione di Donetsk, l’8 gennaio 2023 (AP Photo/Roman Chop)

Vari media ucraini, fra cui il quotidiano Kyiv Independent, hanno inoltre raccolto diffuse accuse di favoritismi verso alcuni settori dell’esercito. In particolare Syrsky avrebbe garantito alle Forze d’Assalto priorità nei rifornimenti di mezzi e uomini, come una quota sproporzionata di reclute. Secondo Serhii Sternenko, ex consulente del ministero della Difesa, Syrsky distribuisce risorse in base alla lealtà dei comandanti e indebolisce volontariamente le brigate guidate dagli ufficiali non graditi.

Nello scontro con Fedorov, Syrsky difendeva acquisti di carri armati e artiglieria, mentre il ministro spingeva per dotare l’esercito di droni e robot. Syrsky riteneva Fedorov troppo “visionario” e poco attento alla realtà della guerra, che continua a condurre principalmente come uno scontro di uomini in trincea.

È comunque un comandante di grande esperienza: quando una settimana fa Zelensky si è trovato a dover scegliere fra Fedorov e lui, ha preferito non sostituire Syrsky anche per il timore che fra i generali delle forze armate ucraine non ci fosse nessuno in grado di garantire una transizione senza contraccolpi, in un momento in cui le operazioni militari sembrano comunque essere favorevoli all’Ucraina.