I palestinesi in Cisgiordania sono esasperati dai loro politici
Se lo storico leader Arafat vedesse come vanno le cose «sarebbe felice di essere morto», ha detto al Post un ex ministro che sta cercando di farsi largo
di Daniele Raineri, foto di Gabriele Micalizzi, da Hebron (Cisgiordania)
- Condividi
- X
- Regala il Post

Nasser al Qudwa è un ex ministro degli Esteri palestinese che vorrebbe cacciare i leader palestinesi in carica in Cisgiordania. Ha una lunga esperienza internazionale alle Nazioni Unite e ha passato molti anni dentro Fatah. Fatah è il partito unico che occupa tutti i posti che contano nell’Autorità nazionale palestinese (Anp), l’organo che dal 1994 controlla i territori palestinesi della Cisgiordania. Al Qudwa è stato espulso da Fatah nel 2021 perché aveva creato una lista elettorale anti-Fatah assieme a Marwan Barghouti, un leader palestinese carismatico detenuto in un carcere israeliano.
Al Qudwa parla con il Post al telefono dal Cairo in Egitto, dove si è trasferito temporaneamente, e non da Ramallah, che è la capitale dei Territori palestinesi occupati.
Un bonus per l’ex ministro: è anche un nipote di Yasser Arafat, leader storico dei palestinesi morto nel 2004. Al Qudwa ha fatto parte di un gruppo dirigente nel quale si conoscono un po’ tutti da decenni. Per lui parlare di politica è come guardare una vecchia foto di famiglia. Il presidente dell’Anp è Mahmoud Abbas, un ex aiutante di Arafat che oggi ha 90 anni. Fu eletto nel 2005 per un mandato che in teoria dura quattro anni, quindi nel suo caso sarebbe dovuto scadere nel 2009. Siamo nel 2026.
Cosa direbbe Arafat se oggi potesse vedere la situazione? «Sarebbe felice di essere morto», risponde al Qudwa.

Nasser al Qudwa durante un’intervista a Ramallah l’anno scorso, 15 ottobre 2025 (REUTERS/Mohamad Torokman)
Al Qudwa esprime un malcontento diffuso tra i palestinesi della Cisgiordania contro l’Anp, che è considerata corrotta, inadeguata e obsoleta. Alcuni palestinesi dicono che gli unici contenti dell’Anp sono quelli che ne fanno parte, perché ne ricavano stipendi e altri benefici materiali (non sono comunque pochi: impiega 165mila persone su tre milioni). Altri descrivono l’Anp come «un contractor di Israele», nel senso che fa tutto quello che vuole il governo israeliano.
In cambio, il governo israeliano tratta l’Anp con enorme diffidenza. Israele raccoglie le tasse dei palestinesi ma non le versa all’Anp e si oppone all’idea che l’Anp possa un giorno amministrare anche la Striscia di Gaza.
L’ex ministro al Qudwa lavora in un gruppo di politici palestinesi che vuole creare una grande coalizione con l’obiettivo di scalzare il presidente Abbas dal potere. «Credo che esista un sostegno sufficiente per mandarlo via e un diffuso risentimento popolare verso la situazione attuale. Il problema, naturalmente, è che loro [Abbas e i suoi] dispongono di un sistema. Un sistema che usa il denaro, usa gli apparati di sicurezza, usa le armi, usa qualunque mezzo per opprimere la popolazione. Questo è il problema. Ma, in generale, tutte queste situazioni totalitarie e indesiderabili finiscono prima o poi».
In inglese dice system, il sistema, e remnants, i resti [del sistema]. Il sistema in arabo è nizam, i resti sono fulul. Sono parole che facevano parte del lessico politico diventato comune nel mondo arabo durante la cosiddetta primavera araba del 2011 contro i regimi antidemocratici di molti paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.
Durante l’ultimo congresso di Fatah a maggio il presidente Abbas ha manovrato con successo per mettere il figlio Yasser (come Arafat) Abbas, un uomo d’affari di 64 anni che passa la maggior parte del suo tempo in Canada, nel consiglio direttivo di Fatah. C’è chi teme che possa essere il primo passo verso una successione dinastica di potere dentro all’Anp: dal padre Mahmoud al figlio Yasser, che tra l’altro ha un patrimonio personale stimato in decine di milioni di dollari. Roba da regimi autoritari. «Non ne parlo perché non voglio trasformare la mia lotta politica in una questione personale», dice al Qudwa, «ma i palestinesi non accetterebbero mai questa cosa».
L’ex ministro dice che la cacciata di Abbas, o degli Abbas, dal potere potrebbe avvenire nel giro di pochi mesi, e potrebbe persino avvenire per cause naturali perché Abbas è molto anziano, nota. Al Qudwa è molto critico con i governi europei, che finanziano l’Anp e quindi di fatto aiutano e legittimano quello che lui chiama il regime degli Abbas.
L’Anp ha annunciato elezioni legislative, quindi per rinnovare l’Assemblea palestinese e non per cambiare presidente, per il prossimo 28 novembre. Sarebbero le prime dal 2006. Al Qudwa sostiene che probabilmente non si terranno perché Israele le annullerà. «Comunque noi ci teniamo pronti e vogliamo presentarci con una nostra lista anti Abbas che si chiamerà al Hurriya», che in arabo vuol dire “libertà”. L’Anp ha già indetto elezioni molte volte, ma poi non si sono mai tenute.

Una bandiera israeliana sopra cartelli stradali in ebraico e arabo, in Cisgiordania (Gabriele Micalizzi, CESURA, per il Post)
A proposito di Netanyahu e delle elezioni che si terranno in Israele a ottobre, al Qudwa dice questo: se cambierà il governo in Israele allora aumenteranno anche le probabilità di un cambio di governo nei Territori palestinesi.
Il gruppo Hamas, che oggi controlla un po’ meno del 40 per cento della Striscia di Gaza, ha annunciato che non parteciperà con una sua lista alle elezioni di novembre nei Territori occupati. Al Qudwa dice: «Dobbiamo aprire un confronto serio con Hamas. Un confronto che chiarisca che le loro opzioni sono molto limitate. Le possibilità sono due. O continuano sulla strada dello scontro. Oppure si trasformano profondamente in un partito politico disarmato, un partito che possa partecipare alla vita politica palestinese. Questa, almeno, è la mia posizione».
Al Qudwa critica la decisione di Hamas di attaccare Israele il 7 ottobre 2023. «Non è stata una mossa intelligente. La prova è quello che vediamo oggi sul terreno. La situazione è terribile. Potrebbero dire: “Non ci aspettavamo una reazione israeliana di questo tipo”. Anche gli israeliani sono impazziti, naturalmente, con Smotrich, Ben Gvir e il primo ministro Netanyahu. Ma, dal punto di vista politico, è irresponsabile dire: “Non ce lo aspettavamo”» (Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir sono i due ministri più estremisti del governo di Netanyahu, con posizioni massimaliste ed estremiste contro i palestinesi).
– Leggi anche: Il governo di Netanyahu sta cercando di condizionare le prossime elezioni



