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  • Domenica 19 luglio 2026

Si può incastrare uno spettacolo nell’intervallo della finale dei Mondiali?

Stasera scopriremo se i dubbi dei tifosi sono fondati, o se è solo una questione di sacralità del calcio

Prince all'halftime show del Super Bowl del 2007 (Brian Bahr/Getty Images)
Prince all'halftime show del Super Bowl del 2007 (Brian Bahr/Getty Images)
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Domenica sera, durante la finale dei Mondiali maschili di calcio tra Argentina e Spagna, ci sarà per la prima volta un halftime show, cioè uno spettacolo musicale all’intervallo. La FIFA, che ha organizzato i Mondiali, dice che durerà 11 minuti, e vi parteciperanno un sacco di cantanti e personaggi famosi. Ci sono però timori che un evento del genere possa rovinare il campo prima del secondo tempo e durare ben oltre il limite stabilito, considerando anche l’allestimento e lo smontaggio del palco.

Al di là degli aspetti pratici, i tifosi di calcio con una visione tradizionalista (quindi molti) guardano con diffidenza a questo tipo di spettacolo, la considerano una cosa troppo americana, che va bene per gli sport statunitensi e non per una finale di Coppa del Mondo.

L’halftime show non esiste in Europa, dove al calcio viene generalmente attribuita un’aura sacrale; negli Stati Uniti, dove si è giocata gran parte di questi Mondiali, c’è un approccio assai diverso da quello europeo. E lì l’halftime show ha una lunghissima tradizione.

Uno spettacolo durante una partita di college in Iowa, nel 1940 (Jim Heimann Collection/Getty Images)

Oggi il più famoso resta quello del Super Bowl, la finale della NFL, il principale campionato nordamericano di football, ma esiste da più di un secolo; insomma, da ancor prima dello stesso Super Bowl.

Già agli inizi del Novecento, nel football americano universitario le bande musicali delle università (le marching band) si esibivano durante l’intervallo con marce, coreografie e formazioni sul campo. Era un momento pensato per intrattenere il pubblico mentre le squadre si riposavano, ma tra i professionisti si capì quasi subito che spettacoli del genere potevano avere anche un certo successo commerciale. Potevano cioè essere usati per attirare un pubblico maggiore, e non solo quello interessato allo sport, e per fare pubblicità.

Nel 1922 Walter Lingo, proprietario della squadra di NFL degli Oorang Indians, usò gli halftime show per promuovere i suoi allevamenti di cani. In questi spettacoli – abbastanza unici per l’epoca – si esibivano gli stessi giocatori degli Indians, con gare di tiro a segno in cui cani addestrati recuperavano i bersagli, danze indigene americane e lanci di asce e coltelli.

Quando nel 1967 nacque il Super Bowl, la tradizione dell’halftime show esisteva già da tempo e fu semplicemente trasferita dentro questo nuovo evento: durante la prima edizione, per esempio, si esibirono due marching band e un trio comico. Ad un certo punto, una persona volò per un po’ grazie a un jetpack.

Dagli anni Settanta la NFL iniziò poi a dare un tema ai suoi spettacoli. Quello del 1972 fu il primo di un certo rilievo, in questo senso: fu dedicato a Louis Armstrong e ci cantò Ella Fitzgerald.

Le cose, però, cambiarono soprattutto negli anni Novanta, quando la NFL iniziò ad abbandonare sempre più i tradizionali spettacoli fatti di palloncini, parate patriottiche e scenografie elaborate per puntare invece su personaggi davvero famosi. Dopo aver perso un sacco di spettatori l’anno precedente a causa di un halftime show considerato poco coinvolgente, nel 1993 la lega decise di affidarsi a Michael Jackson, all’epoca una delle persone più famose al mondo.

Ne uscì uno spettacolo memorabile, che cambiò per sempre la visibilità e l’importanza di questo momento. Da quel momento cantare nell’halftime show del Super Bowl è diventato un sinonimo di “avercela fatta”, negli Stati Uniti.

Bad Bunny nell’ultimo halftime show del Super Bowl (Kevin Sabitus/Getty Images)

Da allora ci sono stati molti altri halftime show difficili da dimenticare: quello di Diana Ross nel 1996, quello di Paul McCartney nel 2005, quello di Prince nel 2007, quello di Kendrick Lamar nel 2025 e quello dell’anno scorso di Bad Bunny. Questi ultimi, per darvi un’idea, sono stati visti da circa 130 milioni di persone ciascuno.

Che questo successo possa ripetersi anche in una finale dei Mondiali (ben più seguita del Super Bowl) è ancora da capire. Lo show sarà curato da Chris Martin, il cantante dei Coldplay, e ci saranno tra gli altri Madonna, Shakira, il gruppo sudcoreano dei BTS, Justin Bieber e i personaggi di Sesame Street e dei Muppet, due famosissimi programmi televisivi per bambini.

Ci sono tutte le premesse per un grande spettacolo, ma come abbiamo scritto in Post Partita è proprio questo il problema:

Immaginate questa scena: l’arbitro fischia la fine del primo tempo, la tua nazionale sta perdendo 2-0 la partita più importante da anni a questa parte, le luci si abbassano, entrano in campo Justin Bieber ed Elmo e si mettono a cantare “What Do You Mean?”. Ok, questa ce la siamo inventata e probabilmente non la vedremo mai. Ma avete capito il concetto. Per molti tifosi, molti tifosi di sport diversi dal football americano, l’halftime show è una distrazione commerciale che nulla c’entra con il pathos e la tradizione di una finale del genere.

Ci sono anche problemi più concreti. Riuscirà la FIFA a compattare tutto l’evento in 11 minuti, come ha detto? Per regolamento l’intervallo di una partita di calcio non dovrebbe durare più di 15 minuti, a meno che l’arbitro non decida altrimenti. Ma in tal caso sarebbe un problema. Ai Mondiali si è visto che bastano un paio di minuti di hydration break per spezzare il ritmo di una partita e invertirne l’andamento. Anche la preparazione atletica dei calciatori cambia, a seconda che la loro pausa duri 15 o 25 minuti.

E che effetto avrà questo spettacolo sul campo del MetLife Stadium, di cui già si è discusso parecchio? Di solito l’intervallo viene sfruttato per controllare e migliorare eventuali difetti di un campo, ma con un evento così ingombrante a metà partita il rischio è che il prato venga ulteriormente danneggiato.

L’unico precedente è l’halftime show della Copa América del 2024, il trofeo continentale sudamericano che si giocava eccezionalmente negli Stati Uniti. Il suo spettacolo durò circa 7 minuti e non ci furono danni al campo, ma l’intervallo fu prolungato per le operazioni di montaggio e smontaggio e durò infine 26 minuti.