Anche i bambini hanno i loro “podcast”

I giochi fatti di piccole casse e cataloghi di contenuti da ascoltare sono molto popolari in Europa, perché intrattengono ma senza schermi

Dal profilo Instagram di FABA, il Raccontastorie
Dal profilo Instagram di FABA, il Raccontastorie
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Negli ultimi due anni il giocattolo più venduto in Italia nella fascia d’età tra 0 e 6 anni è stato un piccolo cubo di plastica. Si chiama Raccontastorie ed è una cassa che riproduce canzoni, fiabe, ninne nanne o contenuti educativi, a seconda delle età. Per scegliere il contenuto da riprodurre, basta appoggiare sulla cassa un pupazzetto che viene riconosciuto da un lettore NFC, la stessa tecnologia alla base dei pagamenti contactless.

A produrre Raccontastorie è FABA, una startup nata in provincia di Treviso nel 2019, che lo scorso anno ha superato i 13 milioni di euro di fatturato anche grazie a un catalogo molto ampio, con più di 450 contenuti audio di vario tipo. Il caso di FABA rientra nel successo più generale che stanno avendo tra i genitori europei i giochi elettronici con contenuti di intrattenimento audio, che non prevedono quindi l’uso di schermi, smartphone o tablet. È un settore giovane ma già competitivo: giochi molti simili a quelli di FABA li fanno per esempio la tedesca Tonies, la francese Lunii e la britannica Yoto.

Il fondatore di Yoto, Ben Drury, ha raccontato al New York Times di aver avuto l’idea per un dispositivo simile circa dodici anni fa, quando in un grande magazzino vide in vendita un passeggino con un supporto per tablet. Quell’immagine, ha raccontato, gli provocò una «reazione viscerale».

Tutte le aziende citate propongono dispositivi simili nel funzionamento. Il prodotto principale è la cassa, che costa attorno ai sessanta euro (quelle di Tonies sono più care) e riproduce contenuti venduti a parte, a poco più di dieci euro ciascuno. Ogni contenuto ha in genere un supporto fisico colorato: una statuina in 3D con le fattezze del personaggio protagonista della storia, oppure un gettone, sempre da applicare sulla cassa. L’idea è che da una certa età in poi siano gli stessi bambini a scegliere cosa ascoltare e a farlo partire.

Sono disponibili poi delle app rivolte ai genitori, che possono così controllare il dispositivo o riprodurne le tracce, per esempio mentre sono in auto. Fa eccezione Yoto, che al posto di statuine o gettoni utilizza grosse schede di plastica da inserire nel dispositivo, a mo’ di floppy disk, e le cui casse sono provviste di un piccolo schermo, che però mostra solo immagini pixelate o l’ora.

Più che semplici produttori di dispositivi elettronici, le aziende del settore si comportano sempre di più come editori di contenuti per l’infanzia. «Noi ci consideriamo una piattaforma di contenuti audio, la cassa e le statuine sono il mezzo attraverso il quale entriamo nelle case delle famiglie», spiega al Post Matteo Fabbrini, CEO di FABA. Circa il trenta per cento del catalogo dell’azienda viene sviluppato internamente, dalla fase di scrittura alla registrazione, mentre il resto proviene da accordi con altri marchi editoriali, come Mondadori e Giunti, o da licenze di aziende come Disney. FABA riceve la consulenza di un comitato scientifico composto da insegnanti, logopedisti, psicologi e pediatri, che verifica ulteriormente la qualità dei contenuti.

Il successo dei contenuti audio per bambini si colloca all’interno del dibattito diventato più attuale da alcuni anni sulle conseguenze negative che l’utilizzo degli schermi possono avere sui più giovani, in particolare sulla salute mentale e sull’attenzione. Le linee guida della Società Italiana di Pediatria raccomandano, ad esempio, di non lasciare usare gli smartphone ai bambini fino ai due anni d’età e fissano limiti rigidi per gli anni successivi (un massimo di un’ora al giorno dai 2 ai 5 anni). Tuttavia, spetta ai genitori e ai tutori fissare questi limiti e verificare che vengano rispettati: secondo uno studio del Censis, circa il 46 per cento dei genitori italiani autorizza l’uso dello smartphone ai figli prima dei 10 anni, mentre una ricerca condotta nel Regno Unito ha mostrato che «un bambino su dieci si addormenta regolarmente davanti a uno schermo».

A questo si aggiunge un generale senso di diffidenza nei confronti delle grandi aziende tecnologiche, accusate di sviluppare prodotti in grado di creare dipendenza o provocare problemi di salute mentale. Una delle piattaforme più usate dai bambini, YouTube, viene da tempo criticata perché permette la visione di contenuti poco opportuni anche all’interno di YouTube Kids, la sua sezione dedicata ai bambini, la cui proposta dovrebbe essere più sicura e controllata. Come ha raccontato a febbraio il New York Times, la situazione del sito è peggiorata ulteriormente a causa della diffusione di video generati con l’intelligenza artificiale, spesso pensati per attirare l’attenzione degli utenti più piccoli.

Oggi il mercato legato alle casse e ai cataloghi audio per bambini si è un po’ segmentato. Tonies ha esordito con un catalogo in lingua tedesca imponendosi quindi in Germania, Austria e Svizzera, per poi aggiungere anche prodotti in lingua inglese, con cui si è espansa prima nel Regno Unito e poi negli Stati Uniti. Un discorso simile vale per Yoto, che si è affermata rapidamente nei paesi anglofoni. Un mercato molto affollato è invece quello francese, dove operano tutte le aziende citate oltre ad altre realtà più piccole, attirate da un’alta domanda locale, favorita in parte anche da un tasso di natalità alto per gli standard europei.

Quanto a FABA, attualmente è il marchio più venduto nella sua categoria in Italia e in Spagna, e da quest’anno è presente anche in Belgio e Olanda, con l’obiettivo di espandersi in alcuni mercati ritenuti promettenti, dove la concorrenza non è ancora consolidata. Tra questi ci sono la Polonia e alcuni paesi del Nord Europa.