Il governo di Netanyahu ci sta provando fino all’ultimo
Ad approvare diverse leggi importanti e contestate prima della fine della legislatura, tra pochi giorni, perché poi potrebbe essere troppo tardi
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In Israele il governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu sta cercando di far approvare una serie di leggi molto dibattute in grande fretta prima che venga sciolto il parlamento il 17 luglio, in vista delle elezioni del prossimo 27 ottobre. Netanyahu si è ricandidato ma è in grande difficoltà nei sondaggi: dato che non è certo di mantenere l’incarico vuole approfittare del poco tempo rimasto prima della fine della legislatura per approvare norme favorevoli a lui e ai suoi alleati.
Le leggi più discusse sono due. La prima è stata approvata lunedì sera: riguarda la designazione ufficiale dello studio della Torah, il testo sacro fondamentale dell’ebraismo, come un “valore fondante” dello stato israeliano. Questa definizione sarà inserita nelle Leggi Fondamentali, le più importanti nell’ordinamento di Israele (che non ha mai adottato una Costituzione). Può sembrare una questione solo formale, ma non lo è. L’inserimento della definizione era una richiesta degli ebrei ultraortodossi che da sempre possono evitare il servizio militare, altrimenti obbligatorio, proprio in virtù del loro impegno nello studio della Torah.
Con l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza e le molte altre operazioni militari condotte da Israele nella regione negli ultimi anni, la questione dell’arruolamento è diventata centrale nel dibattito pubblico e politico israeliano. A giugno del 2024 la Corte Suprema israeliana stabilì che anche gli ebrei ultraortodossi avrebbero dovuto arruolarsi, creando un grosso problema per il governo di Netanyahu, sostenuto anche da partiti ultraortodossi che vorrebbero mantenere l’esenzione.
I partiti ultraortodossi chiedevano che lo studio della Torah fosse equiparato al servizio militare, in modo da escludere del tutto l’eventualità dell’arruolamento. Dopo molte discussioni hanno ceduto a una versione meno netta del testo che modificherà le Leggi Fondamentali, anche se indicare lo studio come un “valore fondante” potrebbe dare loro un’ulteriore protezione e renderebbe più complicato far rispettare l’obbligo di leva. Un’altra proposta che il governo sta cercando di far approvare velocemente vieterebbe di arrestare e perseguire gli ultraortodossi che eludono il servizio militare.

Ebrei ultraortodossi protestano contro l’arruolamento nell’esercito fuori da una prigione militare a Kfar Yona, Israele, 17 giugno 2026 (AP Photo/Ariel Schalit)
La seconda legge più dibattuta prevede di creare una commissione d’indagine sulla strage fatta da Hamas in Israele il 7 ottobre 2023. La commissione dovrebbe indagare anche sugli errori e sulle mancanze del governo israeliano, ma i suoi sei membri sarebbero nominati dal parlamento, e quindi in ultima istanza dalla maggioranza che sostiene il governo. In questo modo, il governo avrebbe enorme influenza sulla commissione che dovrebbe indagare sui suoi stessi errori.
È un modo con cui Netanyahu prova a evitare un reale riconoscimento dei fallimenti dell’apparato statale di Israele, che a livello militare e di intelligence è uno dei più avanzati e forti del Medio Oriente, ma che si è dimostrato incapace di prevedere prima, e di fermare poi, l’aggressione di Hamas, che ha ucciso oltre 1.200 persone. Israele ha poi invaso e bombardato intensamente la Striscia per più di due anni, rendendo inabitabili ampie zone e uccidendo decine di migliaia di persone palestinesi.
La legge sulla commissione d’indagine è stata approvata in prima lettura la scorsa settimana, ma servono ancora due voti e difficilmente si riuscirà a concludere tutta la procedura entro venerdì. L’opposizione ha già detto che boicotterà un’eventuale commissione controllata dal governo: chiede invece che ne venga istituita una indipendente i cui membri vengano selezionati dalla Corte Suprema, che nel sistema istituzionale israeliano è il principale contrappeso al potere esecutivo e da tempo è criticata da Netanyahu.
– Leggi anche: Netanyahu si sta facendo la sua commissione d’indagine sul 7 ottobre

Palestinesi radunati davanti a un’auto distrutta da un attacco israeliano sulla città di Gaza, 9 luglio 2026 (AP Photo/Jehad Alshrafi)
Un’altra legge in discussione consiste in una riforma che darebbe al governo maggiore controllo sul sistema mediatico e favorirebbe Channel 14, un canale televisivo vicino alle posizioni estremiste dell’attuale governo. Le opposizioni la considerano un modo per limitare la libertà di stampa.
La riforma è ampia. Una delle misure principali prevede di creare due nuove autorità per la supervisione dei media, che sostituirebbero quelle attuali. Una di quelle nuove è il Consiglio per la regolamentazione dei contenuti audiovisivi: cinque dei suoi sette membri sarebbero nominati dal governo e avrebbe ampio margine di manovra su licenze e permessi per tutti i media.
Pur di approvare almeno parte della riforma in tempi rapidi, domenica il governo ne ha accantonato una grossa parte che avrebbe previsto la creazione di una nuova applicazione digitale per vedere gratuitamente molti canali televisivi, compresi quelli sportivi. Si opponevano però alcuni partiti ultraortodossi perché avrebbe funzionato anche durante lo Shabbat, il giorno del riposo nella religione ebraica (il sabato), e non avrebbe avuto controlli sui contenuti espliciti.
La Corte Suprema ha già iniziato a esaminare delle petizioni presentate da associazioni di giornalisti e operatori dei media contro la riforma: un passaggio molto inusuale, dato che questa non è ancora stata approvata.
Le elezioni di ottobre sono considerate una sorta di referendum sulla leadership di Netanyahu, che governa dal 2009 (con una breve pausa tra 2021 e 2022) ed è sotto processo per varie accuse di corruzione, che spera di aggirare proprio mantenendo l’incarico di primo ministro. Il suo partito, il Likud, è però indietro nei sondaggi e il governo sta già cercando di condizionare il voto, indebolendo i sistemi che ne garantiscono l’imparzialità.
Dall’altro lato, in Israele non c’è una vera e propria opposizione di sinistra: negli ultimi vent’anni tutta la politica si è molto spostata a destra, e il consenso è diviso tra l’estrema destra di Netanyahu e partiti più moderati, ma comunque conservatori.
– Leggi anche: Il governo di Netanyahu sta cercando di condizionare le prossime elezioni



