Ora è tutta la Russia ad avere un problema con il carburante
Che manca, a causa dei sempre più efficaci attacchi ucraini coi droni
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Nelle ultime settimane gli attacchi ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe sono diventati un grosso problema per il regime di Vladimir Putin, perché hanno generato una carenza di carburante che ha costretto la Russia a vietare la vendita all’estero di benzina e gasolio, per cercare di soddisfare la domanda interna. Gli sforzi però non stanno dando i risultati sperati e il carburante che prima mancava solo in Crimea ora manca in quasi tutto il paese.
La formazione di lunghe file alle pompe di benzina in diverse città russe sta diventando sempre più diffusa. Nelle ultime settimane sui social sono circolati vari video di gente che litiga dal benzinaio e ci sono stati vari casi di persone arrestate perché vendevano carburante sul mercato nero a prezzi gonfiati.
Gli effetti degli attacchi comunque sono molteplici. Stanno aumentando i costi dei trasporti, dei generi alimentari che vengono spostati coi camion, sono stati introdotti razionamenti del carburante e sono diventati più frequenti i blackout a causa degli attacchi alle infrastrutture energetiche. Stanno causando anche un problema serio al settore agricolo: gli agricoltori stanno ritardando il raccolto perché non si trova carburante per il trasporto a prezzi accettabili.
Ci sono conseguenze anche sul bilancio russo, visto che la Russia era la principale produttrice ed esportatrice di petrolio e ora ha dovuto rinunciare a parte di queste vendite e spendere di più in sussidi per controbilanciare l’aumento interno dei prezzi.

Un cartello con la scritta «fuori servizio» a Novosibirsk, in Russia, 3 luglio 2026 (Photo by Rostislav Netisov/Anadolu via Getty Images)
L’obiettivo dell’Ucraina è sfruttare a proprio vantaggio il malcontento e la frustrazione della popolazione russa contro il proprio governo: spingerla quindi a ridurre il proprio sostegno verso l’invasione russa dell’Ucraina e costringere Putin a imporre condizioni meno massimaliste per negoziare la fine del conflitto.
L’attuale campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere ed energetiche russe ha avuto i primi effetti settimane fa in Crimea, la penisola ucraina occupata dalla Russia nel 2014. Gli ucraini hanno colpito ripetutamente le linee di approvvigionamento che collegavano la penisola col resto del territorio russo, di fatto isolandola.
La Crimea dipende dalle importazioni dalla Russia, e gli attacchi hanno generato una crisi energetica tangibile. Dapprima le autorità hanno introdotto un sistema di razionamento del carburante, poiché non ne arrivava abbastanza, poi hanno sospeso del tutto la vendita ai privati per dirottare il poco che era rimasto verso i servizi pubblici di base.
Parallelamente l’Ucraina ha colpito il resto del territorio russo. Non è la prima volta che conduce una campagna di questo tipo, ma c’è una differenza rispetto al passato: finora aveva attaccato soprattutto la Russia occidentale, vicina al confine europeo; ora, grazie agli avanzamenti della sua industria militare, riesce a colpire sempre più in profondità, in aree che il regime russo non pensava di dover proteggere. L’Ucraina da questo punto di vista ha un vantaggio: il territorio russo è enorme e per i russi è più difficile prevedere dove potrebbe attaccare.
Mercoledì un drone della Fire Point, la più avanzata azienda di armi ucraina, ha colpito una grossa raffineria a Omsk, in Siberia, 2.400 chilometri in linea d’aria dal territorio controllato dagli ucraini. Fire Point sostiene che i propri droni abbiano una gittata massima di 3.400 chilometri. Lunedì le autorità di Novosibirsk, mille chilometri più a est di Omsk, hanno emesso il loro primo allarme per droni dall’inizio della guerra.
Gli attacchi ucraini hanno causato carenza di carburante anche nella regione di Mosca, la capitale: questo è un problema per Putin perché è lì che vive buona parte dell’élite borghese che lo sostiene politicamente. Per rifornire la capitale le autorità hanno dirottato a Mosca il carburante dalle regioni più periferiche, estendendo la crisi anche ad aree storicamente ricche di carburante.

La fila a una pompa di benzina a Mosca, 9 luglio 2026 (EPA/SERGEI ILNITSKY)
In Baschiria, la regione che produce più gasolio e benzina in Russia, il governo locale ha detto che si è trovato a rifornire le regioni limitrofe e di fatto a garantire la sicurezza energetica della Russia, annullando gli effetti di un aumento della produzione registrato negli ultimi mesi. Nella capitale Ufa la gente si è trovata a subire razionamenti, potendo acquistare fino a un massimo di 30 litri di benzina a persona.
Nonostante il successo della campagna ucraina, gli attacchi con droni hanno dei limiti: più è lunga la gittata più è piccola la testata che riescono a trasportare, e quindi i danni che riescono a causare si riducono. Per riuscire a farne di permanenti l’Ucraina dovrebbe riuscire a colpire gli obiettivi russi con testate più pesanti, che però possono trasportare solo i missili, di cui ha disponibilità decisamente inferiore.
Inoltre, sebbene la Russia non stia più avanzando in territorio ucraino, sta comunque avendo successo nell’attaccare l’Ucraina, usando i missili balistici dai quali fatica a difendersi.
Per immettere nuovo carburante sul mercato la Russia ha già approvato la distribuzione di quello di bassa qualità. Ha anche ammesso di aver avviato trattative per acquistare petrolio da fuori. Secondo fonti di Reuters, avrebbe iniziato a comprare benzina anche dall’India, un paese a cui storicamente vendeva il suo petrolio aggirando le sanzioni occidentali.



