La presunta truffa per cui è stato arrestato Mario Adinolfi
Secondo la procura di Roma, un sistema di “scommesse collettive” gli avrebbe fatto raccogliere quasi 5 milioni di euro
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Secondo l’inchiesta per truffa ed evasione fiscale che lo ha portato agli arresti domiciliari, Mario Adinolfi avrebbe truffato decine di persone per 4,7 milioni di euro e avrebbe evaso il fisco per 400mila euro. Sarebbe riuscito a farlo sfruttando la sua notorietà di giornalista e politico: è stato parlamentare, ha fondato il partito ultraconservatore Il Popolo della Famiglia e ha sempre predicato valori morali tradizionali e in linea con la fede cattolica.
Adinolfi univa a questo una certa fama da giocatore professionista di poker, e anche per questo molte persone – non si sa ancora quante – gli avrebbero affidato i loro soldi per partecipare al suo sistema di “Scommessa collettiva”, che secondo le indagini sarebbe cominciato nel 2005. Il principio di questi sistemi è semplice: raccogliere molto denaro per scommetterlo su più fronti, per massimizzare le vincite ma anche per coprire eventuali perdite.
Chi partecipava pagava una quota iniziale che veniva raccolta in un fondo comune e utilizzata per fare scommesse sportive. Come scrive Repubblica, che per prima ha dato la notizia degli arresti, si entrava nel sistema con il passaparola e tutto partiva con il bonifico sui conti personali di Adinolfi, senza alcun accordo scritto o contratto. Nelle causali dei bonifici i partecipanti scrivevano cose essenziali, tipo “quote” o “versamento”.
Secondo quanto raccolto nelle indagini, Adinolfi si sarebbe dichiarato in grado di azzerare del tutto il rischio grazie a specifici algoritmi e a un “team di esperti”. Grazie alle scommesse sportive avrebbe promesso rendimenti superiori agli investimenti finanziari e la distribuzione dei profitti ogni tre mesi: i rendimenti, secondo le testimonianze raccolte, sarebbero arrivati fino al 40 per cento per le cosiddette “quote vip”, e anche oltre per quelle “vip plus”, a seconda di quanto era alto il versamento iniziale.
Diverse persone che hanno denunciato di essere state truffate dicono che era stata promessa loro la restituzione della somma investita in qualsiasi momento, e che poi non è successo.
In questo modo Adinolfi avrebbe così indotto le persone ad affidargli anche somme molto elevate, in alcuni casi superiori ai 100mila euro a testa. La quota standard di solito andava dai 3mila ai 10mila euro.

Adinolfi nel 2016 al Family Day di Roma, la grande manifestazione a sostegno della cosiddetta famiglia tradizionale e naturale (Fabio Cimaglia/LaPresse)
Le indagini sono iniziate dopo diverse denunce dei partecipanti, che non solo non hanno ottenuto i guadagni promessi, ma non hanno neanche riavuto i soldi che gli avevano affidato.
Nei mesi scorsi la trasmissione tv Le Iene aveva raccolto le testimonianze di diverse persone che avevano raccontato di aver partecipato al sistema senza ricevere né i soldi investiti all’inizio, né quelli promessi.
Una donna di 70 anni ha raccontato al Corriere della Sera: «Da un uomo che parlava a Radio Maria, non potevo sospettare che fosse capace di ridurmi in povertà. Su Facebook commentava il Vangelo. Mai scommesso nella mia vita. È stato lui a propormi gli investimenti. Gli ho dato 82 mila euro, perché mi disse che mi avrebbe aiutata. Poi quando ho chiesto indietro i soldi, mi rispose: “Sei un’ignorante”. Mi ha ridato 20mila euro e mi ha scaricata senza pietà».
Secondo la procura di Roma, quella incaricata delle indagini, Adinolfi svolgeva questa attività senza avere alcuna abilitazione prevista dalla legge: la raccolta di denaro era organizzata e dietro c’erano promesse di guadagni e garanzia del capitale, tutte cose che potrebbero essere associate all’attività professionale.
La procura sta analizzando i diversi conti correnti di Adinolfi e da quanto risulta finora solo una piccola parte del denaro raccolto sarebbe effettivamente stata usata per l’attività di scommesse sportive, con un sistema che sembra compatibile con il cosiddetto “schema Ponzi“. Il resto dei soldi sarebbe stato speso in altro, tra cui orologi, lingotti e monete, quadri, barche e viaggi. Nonostante la procura stia rilevando spese così ingenti, Adinolfi risulta solo intestatario di un’auto.
Attraverso i suoi avvocati Adinolfi ha respinto le accuse nei suoi confronti, sostenendo di essere un giocatore d’azzardo ma di non aver mai sollecitato altre persone a farlo con lui. «In molti con me giocando hanno guadagnato e sì, c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse», ha detto nella dichiarazione diffusa dagli avvocati. Ha anche detto di non essersi «mai arricchito sulla pelle degli altri» e di avere uno stile di vita molto morigerato: «Vivo da monaco, senza vizi».



