Forse il petrolio non è più un problema, ma il gas naturale sì
La produzione nei paesi del Golfo non è davvero ripresa: e sapete quale paese dipende molto dal gas proveniente da quei paesi?
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Dopo che è stato riaperto lo stretto di Hormuz e il transito delle petroliere è ricominciato, in poche settimane è diventato facile reperire il petrolio, e anzi ce n’è persino troppo sul mercato, per delle ragioni che il Post aveva spiegato nel dettaglio in questo articolo. Ma lo stesso discorso non vale per il gas naturale, che è una materia prima fondamentale per la produzione di elettricità, per riscaldare le case e per tantissime applicazioni industriali.
Il fatto che nei paesi del Golfo Persico la produzione e il commercio di gas naturale non siano ancora ripartiti è un problema enorme per tutto il mondo, ma soprattutto per i paesi che fanno largo affidamento sul gas naturale per produrre energia elettrica. Tra questi c’è l’Italia.
Gli attacchi degli ultimi giorni tra Stati Uniti e Iran peraltro hanno aggravato la situazione. Nei giorni scorsi sono state colpite tre navi nello stretto di Hormuz, di cui due petroliere e una metaniera che trasportava gas naturale liquefatto (GNL). Mentre il prezzo del petrolio non ne ha risentito, giovedì il prezzo del gas naturale è tornato per la prima volta da settimane sopra i 50 euro al megawattora, cioè vicino ai picchi raggiunti durante le fasi peggiori della guerra in Medio Oriente.
Qatar Energy, che è la società energetica statale qatariota e la più importante produttrice di gas naturale al mondo, ha deciso di sospendere il riavvio della produzione dell’impianto di Ras Laffan, che nelle prime settimane di guerra aveva subìto gravi danni provocati dagli attacchi iraniani. Lo ha fatto per gli ultimi attacchi, ma anche perché teme che il traffico nello stretto non sia ancora sicuro.

Una parte dell’impianto di Ras Laffan, visto dall’alto. Più che un impianto Ras Laffan è proprio una città industriale, che è grande quasi tre volte Parigi e che è stata costruita nel corso di decenni per sfruttare il più grande giacimento di gas naturale al mondo (EPA/HANNIBAL HANSCHKE)
Il Qatar, proprio tramite l’impianto di Ras Laffan, produce all’incirca il 20 per cento delle forniture mondiali di gas naturale liquefatto. Il gas può essere trasportato in due modi: o via terra tramite gasdotti oppure via mare tramite navi metaniere che trasportano il GNL, che poi viene riportato in forma gassosa tramite i rigassificatori nei porti. Attualmente all’incirca metà del gas commerciato nel mondo viene trasportato via gasdotto, e l’altra metà è GNL.
Gli altri grandi paesi produttori di gas naturale sono gli Stati Uniti, che infatti hanno aumentato al massimo la loro capacità e le loro esportazioni per compensare la carenza dal Qatar, e la Russia, da cui i paesi europei però si sono imposti di non comprare più gas dall’anno prossimo, come sanzione per l’invasione dell’Ucraina.
In tempi normali dallo stretto di Hormuz passa circa un quinto del gas naturale liquefatto venduto nel mondo, quasi tutto proveniente dal Qatar, che è un partner commerciale molto rilevante per l’Italia: il 6 per cento del gas naturale che passa per Hormuz arriva in Italia, che da sola importa dal Qatar una quantità pari quasi al GNL comprato da tutti i paesi europei messi insieme.
Nel 2025 l’Italia ha comprato dal Qatar intorno al 33 per cento del totale delle importazioni di GNL, al pari di quanto importato dagli Stati Uniti; complessivamente il Qatar fornisce circa il 10 per cento di tutto il gas importato dall’Italia. La maggior parte del gas naturale che arriva al rigassificatore di Rovigo, per esempio, proviene dal Qatar. E in queste settimane l’Italia e tutti i paesi che comprano gas naturale dal Qatar puntavano molto sulla ripartenza di Ras Laffan.

L’impianto di Ras Laffan (AP Photos/Maneesh Bakshi)
Al contrario del petrolio, non esiste un sistema di riserve globali del gas naturale, che è più difficile da stoccare. I paesi europei hanno le proprie riserve di cui fanno un utilizzo stagionale, e devono essere riempite tutti gli anni in vista dell’inverno successivo: servono soprattutto per il riscaldamento. Di solito gli acquisti di queste riserve avvengono in estate.
I rifornimenti dovrebbero dunque avvenire in queste settimane, ma senza il Qatar le cose si sono complicate: finora i depositi europei sono stati riempiti al 51 per cento della loro capienza, mentre di solito a questo punto sono pieni per circa due terzi. L’Italia invece si è mossa in anticipo e ha già riempito i suoi stoccaggi al 65 per cento, compensando con maggiori importazioni dagli Stati Uniti e dal Nord Africa. Tuttavia queste importazioni hanno avuto un costo più alto rispetto a quello previsto dai contratti di fornitura stabile col Qatar.
Per ora, quindi, il problema per l’Italia non sono tanto le riserve, ma il prezzo a cui sta comprando la materia prima, che con ogni probabilità ricadrà nelle bollette di questo inverno: ora il gas costa poco più di 50 euro al megawattora, mentre prima della guerra il prezzo si aggirava intorno ai 30.
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