Giorgia Meloni la ritardataria
A volte è disorganizzazione, più spesso è un suo modo per segnalare fastidio o imbarazzo in occasione di importanti incontri internazionali
di Valerio Valentini
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Il 13 dicembre del 2022 Giorgia Meloni arrivò nell’aula della Camera con venti minuti di ritardo. Era presidente del Consiglio da poco più di 40 giorni e due giorni dopo avrebbe dovuto partecipare al suo primo Consiglio europeo, la riunione tra i capi di stato e di governo dei paesi dell’Unione Europea. Avrebbe dovuto iniziare alle 9:30 le sue comunicazioni, il discorso con cui il capo del governo spiega ai parlamentari quale sarà la posizione italiana al Consiglio: si presentò solo alle 9:50, senza particolari motivazioni.
Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva tra i più esperti sulle questioni regolamentari della Camera, prese allora la parola e criticò quello che a suo avviso era un fatto senza precedenti: «Non è solo un problema di educazione, è un problema anche di rapporti istituzionali». Meloni, che per arrivare in parlamento percorre ogni mattina una delle strade più trafficate di Roma, la Cristoforo Colombo, si giustificò alludendo ai problemi di viabilità della città, e dunque implicitamente contestando il sindaco Roberto Gualtieri, del PD: «Non diremo, ovviamente, che è colpa di qualcuno, ma per un motivo oggettivo di traffico che non mi consentiva di arrivare in tempo. Non avevo previsto quello che ho trovato stamattina e quindi mi scuso con voi e vi ringrazio per la vostra pazienza».
La cosa si risolse così: con uno scambio di battute e una fugace polemica, tanto più che Meloni e Giachetti sono amici da molti anni. Però di certo nessuno tra i deputati che assistettero alla scena quella mattina poteva pensare che i ritardi della presidente del Consiglio agli incontri istituzionali sarebbero diventati un fatto ricorrente, e per certi versi proverbiale. In certi casi, i ritardi sono stati generati da problemi organizzativi, o da una certa approssimazione nella definizione degli impegni; in altri, più di frequente, hanno assunto un valore politico. Sono stati cioè usati per segnalare l’irritazione o l’imbarazzo di Meloni.

Giorgia Meloni e Donald Trump durante la foto di rito dei leader della NATO, ad Ankara, l’8 luglio 2026 (GEORGI LICOVSKI/EPA)
È successo anche martedì, alla riunione della NATO ad Ankara, in Turchia (la NATO è l’alleanza militare che comprende quasi tutti gli stati europei e gli Stati Uniti). Meloni ci arrivava in una situazione particolarmente disagevole: pochi giorni prima, infatti, il presidente statunitense Donald Trump aveva rinnovato le sue critiche piuttosto sprezzanti e offensive nei suoi confronti, lasciando intendere che non avrebbe gradito la vicinanza di Meloni, e mettendola dunque in enorme difficoltà in vista dell’incontro. Meloni aveva fatto sapere che non avrebbe reagito a quell’ennesima provocazione di Trump, ma aveva parlato col presidente turco Recep Erdogan, ospite e organizzatore dell’evento, per chiedergli di gestire la cerimonia in modo rigido, così da evitare eventuali mosse a sorpresa di Trump.
«Sarà gelida», avevano spiegato i suoi collaboratori lunedì, spiegando come si sarebbe comportata Meloni di fronte a Trump. In effetti, oltre che gelida, è stata ritardataria.
È atterrata ad Ankara, dopo poco più di due ore di volo, quando la cerimonia iniziale era già in corso. Erdogan ha ricevuto, sulla soglia del palazzo presidenziale, tutti i principali leader dei paesi NATO e delle istituzioni europee invitati alla cena di gala. Il primo è stato lo spagnolo Pedro Sànchez. L’ultimo, circa 40 minuti più tardi, Trump: Erdogan è entrato nel palazzo proprio insieme al presidente degli Stati Uniti, col grande portone che s’è chiuso alle loro spalle.
Circa un quarto d’ora più tardi è arrivata Meloni, quando ormai tutti gli ospiti erano stati ricevuti: ad accoglierla c’era il vicepresidente turco, Cavdet Yilmaz.
🇮🇹🇹🇷 Stunning Giorgia Meloni was the last leader to join the NATO summit dinner in Ankara
That’s it — Trump is probably about to post photo. 😂 pic.twitter.com/rjLpk7hdSe
— NEXTA (@nexta_tv) July 7, 2026
La scena ha richiamato alla mente un episodio per certi versi analogo, anche se il contesto internazionale era molto diverso. Nell’aprile del 2009, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi arrivò a Baden-Baden, in Germania, per partecipare alla riunione della NATO: la cancelliera Angela Merkel si predispose ad accoglierlo, a stringergli la mano e a fare con lui la foto di rito, ma Berlusconi uscì dall’auto col cellulare all’orecchio, e facendo platealmente segno di non poter interrompere quella telefonata.
Merkel nel frattempo accolse gli altri leader, e poi, un po’ irritata e un po’ divertita, si avviò verso la riunione decisiva lasciando Berlusconi sempre appartato sulla riva del fiume Reno, lì vicino, a parlare a telefono. Berlusconi disse che stava convincendo Erdogan a rimuovere il veto della Turchia contro la nomina del danese Anders Fogh Rasmussen a nuovo segretario generale della NATO. Vari retroscena di quei giorni accreditarono la tesi per cui Berlusconi stava parlando in realtà di questioni relative ai palinsesti Mediaset.
Ma al di là di questa suggestiva analogia, quello di martedì non è il primo ritardo di Meloni a un incontro internazionale. Nel primo pomeriggio del 5 giugno Meloni avrebbe dovuto partecipare a una importante riunione tra i paesi dell’Unione Europea e quelli dei Balcani Occidentali a Tivat, in Montenegro, per discutere tra l’altro dei tempi e dei modi dell’adesione all’Unione Europea di Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia.
In mattinata, però, Meloni decise di partecipare alla cerimonia per il 212° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, a Reggio Calabria: la cerimonia andò per le lunghe, e inoltre Meloni s’attardò più del previsto in prefettura, dove veniva presentato un nuovo francobollo celebrativo della ricorrenza. Prima si ipotizzò un suo arrivo all’ultimo minuto a Tivat; poi, alla fine, decise di non partire affatto verso il Montenegro, tornando a Roma e disertando la riunione.
Meloni nei giorni seguenti ridimensionò l’accaduto, dicendo che anche altri leader avevano saltato riunioni analoghe in passato, senza che nessuno avesse granché da contestare. Di certo c’è però che anche in quel caso Meloni arrivò alla vigilia dell’incontro piuttosto contrariata: Francia e Germania avevano infatti rinnovato la loro volontà di agevolare e accelerare l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, in segno di solidarietà politica e militare nei confronti del paese aggredito dalla Russia.
La presidente del Consiglio non era d’accordo, nonostante il primo a insistere in Europa per l’adesione dell’Ucraina fosse stato il suo predecessore, Mario Draghi: un po’ perché per l’Italia è prioritario agevolare l’ingresso dei Balcani Occidentali, con cui ha ottime relazioni, e un po’ perché l’adesione dell’Ucraina è vista con fastidio da un pezzo della destra, in particolare dalla Lega di Matteo Salvini e da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, e questo dunque potrebbe generare un problema politico.
Il 27 marzo del 2025, Meloni arrivò con un certo ritardo all’incontro organizzato dal presidente francese Emmanuel Macron all’Eliseo, la sua residenza ufficiale a Parigi, per discutere insieme ai leader dei principali paesi europei della sicurezza dell’Ucraina. Meloni non ha mai creduto granché a questo cosiddetto gruppo dei «volenterosi», un’alleanza a sostegno dell’Ucraina che prescinda dagli Stati Uniti, promosso da Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer, così restò in dubbio fino all’ultimo se andare a Parigi oppure no.
Alla fine arrivò per ultima, anche in quel caso, quando la riunione stava per cominciare. Ci tenne poi a segnalare il suo scetticismo rispetto a quell’iniziativa diffondendo un comunicato dai toni piuttosto critici alla fine dell’incontro.
– Leggi anche: Chi accompagna Giorgia Meloni negli incontri internazionali
Anche per questa sua perplessità, poche settimane dopo, Meloni rimase esclusa da una riunione convocata da Francia, Germania, Regno Unito e Polonia per discutere del sostegno all’Ucraina a margine di un incontro europeo a Tirana, in Albania. Fu l’unica leader di un grande paese europeo assente. Anche in quel caso, dapprima si ipotizzarono contrattempi logistici, poi Meloni disse di non aver partecipato al colloquio perché lei, a differenza dei «volenterosi», era contraria all’invio di truppe europee in Ucraina: e pertanto aveva disertato l’incontro.
Macron commentò con un certo fastidio le parole di Meloni, dicendo che si trattava di disinformazione, visto che alla riunione si era parlato non di invio di truppe, ma di un possibile cessate il fuoco tra Russia e Ucraina.
In altre circostanze, i ritardi di Meloni sono stati senza dubbio meno rilevanti sul piano politico, e hanno semmai generato solo un po’ di ilarità. È accaduto per esempio nel novembre del 2024, durante il G20 di Rio de Janeiro, in Brasile, la riunione dei paesi più industrializzati al mondo. Meloni si attardò in un colloquio riservato insieme allo statunitense Joe Biden e al primo ministro canadese Justin Trudeau: i tre mancarono così all’appuntamento con tutti gli altri leader, già in posa per la foto di rito. Dopo qualche secondo di incertezza, la foto fu infine scattata senza di loro.



