L’offerta di UniCredit per comprare Commerzbank entra nella fase decisiva
A mezzanotte sono scaduti i termini di una lunga e difficile operazione ostacolata dal governo tedesco

Alla mezzanotte di venerdì 3 luglio sono scaduti i termini per aderire all’offerta con cui UniCredit puntava a comprare Commerzbank, una delle più importanti banche tedesche. UniCredit è già l’azionista più importante di Commerzbank, con una quota di poco inferiore al 30 per cento. A marzo aveva avviato un’Offerta pubblica di scambio – una delle modalità con cui si compra una banca – per aumentare ancora la sua partecipazione.
È stata un’operazione straordinaria non solo perché coinvolge la prima banca italiana e una grande banca tedesca, ma anche perché è avvenuta in aperto contrasto col governo della Germania, azionista di Commerzbank e contrario al fatto che una banca italiana la comprasse. È però ancora presto per dire se UniCredit ci sia riuscita e soprattutto in che misura: bisognerà aspettare mercoledì 8 luglio per avere i dati definitivi sulle adesioni, e quindi sapere se è riuscita a superare il 50 per cento delle azioni, cioè la soglia sopra cui può garantirsi la maggioranza dei voti in assemblea.
Un’Offerta pubblica di scambio infatti funziona così: UniCredit si offre di comprare azioni di Commerzbank non in denaro, ma offrendo a chi le possiede le proprie azioni, a un determinato rapporto di cambio; gli azionisti di Commerzbank sono liberi di accettare l’offerta, che è più vantaggiosa dei valori di mercato, o di rifiutarla.
Nell’ultima settimana lo scambio è diventato ancora più allettante perché il prezzo delle azioni di UniCredit è salito del 6,5 per cento, mentre il prezzo delle azioni di Commerzbank è rimasto sostanzialmente stazionario.
Secondo i calcoli degli analisti, e alcune indiscrezioni, le adesioni dovrebbero essersi attestate intorno al 15 per cento delle azioni: a queste andrebbero sommate le azioni che UniCredit ha già e quelle che si è impegnata a comprare tramite strumenti derivati. Considerando tutto la banca italiana potrebbe essere arrivata al 58 per cento circa di Commerzbank.
È una soglia che le garantisce un controllo di fatto, anche se non completo perché per le decisioni più importanti servono di solito maggioranze rafforzate. UniCredit dovrà inoltre amministrare la banca con l’opposizione del governo tedesco, che ha una quota del 12 per cento ed è il secondo azionista dopo UniCredit: non solo il governo non ha aderito all’offerta di UniCredit, ma ha anche fatto aperta opposizione al progetto della banca italiana, criticandolo pubblicamente e dicendo che non faceva gli interessi degli azionisti e di Commerzbank.
L’opposizione del governo ha poche ragioni economiche: UniCredit ha già una buona quota di mercato in Germania ed è uno dei gruppi bancari più grandi e solidi nell’Unione Europea; a questo si aggiunge che le istituzioni di vigilanza bancaria da anni favoriscono e cercano di incentivare la creazione di gruppi che siano europei e non più nazionali, con l’obiettivo di creare un mercato finanziario sempre più integrato e ampio.
La contrarietà si deve perlopiù a motivi politici: il governo di Friedrich Merz è molto impopolare, e lasciare che una solida banca tedesca sia comprata da una banca italiana lo espone alle critiche dall’estrema destra nazionalista di Alternative für Deutschland, che invece ha sempre più consensi.
La riuscita dell’operazione di UniCredit per comprare Commerzbank ha anche risvolti per il cosiddetto “risiko bancario” italiano, cioè tutto quel movimento di acquisizioni e fusioni tra banche degli ultimi anni. In Italia UniCredit aveva tentato di comprare Banco BPM, senza riuscirci perché ostacolata in modo pretestuoso e politico dal governo di Giorgia Meloni. La scorsa estate ritirò la sua offerta, e da allora si è concentrata su Commerzbank e il mercato tedesco. È possibile che, se il tentativo di avere una quota di controllo in Commerzbank non andasse come sperato, UniCredit potrebbe tornare a interessarsi al mercato italiano, che attualmente è già in grande subbuglio per l’offerta che Intesa Sanpaolo ha fatto per comprare il gruppo MPS-Mediobanca.



