In un’elezione interna alla BCE c’era un finto dittatore
Un dipendente si è presentato con le fattezze di un generale come protesta contro la dirigenza dell'istituzione

È raro che l’elezione di un organo interno a un’istituzione, anche se molto importante come la Banca centrale europea (BCE), interessi a qualcuno fuori da quell’istituzione e riceva attenzioni sulla stampa generalista. Ci è riuscita quella della Commissione del personale, che rappresenta i lavoratori della BCE, perché uno dei candidati ha fatto una campagna pittoresca e polemica: per contestare la dirigenza, l’informatico Jan Kuchta ha usato l’intelligenza artificiale per ritrarsi come un despota ed è stato rimproverato dalla commissione che gestiva il voto.
La storia è stata raccontata per la prima volta dal sito Politico Europe. Ha avuto risonanza, nonostante sia molto ingarbugliata per i non addetti ai lavori, per via delle precedenti lamentele di cui si era fatta portavoce la Commissione del personale e che erano finite anche su media come il Financial Times.
Durante la campagna elettorale Kuchta aveva mandato un’email a tutto il personale, vista anche dal Post, in cui si presentava come «ammiraglio generale Jan Aladeen Kuchta», come il protagonista del film Il dittatore con Sacha Baron Cohen. È comune che i candidati inviino una mail collettiva, per presentare se stessi e il loro programma. Quella di Kuchta era corredata da immagini fatte con l’AI del personaggio di fantasia e proponeva polemicamente di ultimare la trasformazione della BCE in una «dittatura suprema consultiva», sostenendo che avesse già una dirigenza autoritaria.

L’immagine fatta con l’AI della campagna (ottenuta dal Post)
Alcuni giorni dopo la commissione elettorale, che è slegata dalla dirigenza della BCE e viene formata estraendo a sorte i suoi componenti tra i dipendenti, ha fatto un richiamo a Kuchta, ma senza escludere la sua candidatura. Nel richiamo si contesta, con un lessico burocratico che ricorda involontariamente quello che Kuchta critica, che la campagna «eccede il livello di esagerazione retorica compatibile con gli standard etici illustrati e applicabile ai candidati in questo processo elettorale».
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La commissione l’ha accusato, in sostanza, di danneggiare l’immagine della BCE. Viene ritenuto inopportuno l’immaginario militaresco – il suo personaggio ha l’uniforme e il simbolo dell’euro addosso – data la guerra in corso in Ucraina e quella in stallo in Medio Oriente. Alla fine Kuchta non è stato eletto tra i dieci membri della Commissione del personale: è arrivato 13esimo su 15 con 630 voti (la BCE ha 5.500 dipendenti, hanno votato in 2.159 sui 3.993 coi requisiti per votare).
Un rappresentante dei lavoratori della BCE sentito dal Post, che chiede di restare anonimo temendo ripercussioni, dice che la campagna, al netto del lato scherzoso e provocatorio, riprendeva problemi concreti segnalati dai lavoratori e dal loro principale sindacato, l’IPSO. Tra questi ci sono il carico di lavoro, che è un tema ricorrente anche di una pagina di meme riconducibile ai dipendenti della banca, e l’impressione che il networking e i favoritismi incidano sugli scatti di carriera.
Un meme della pagina che contesta l’attuale presidente Christine Lagarde
Secondo il rappresentante, l’intento di Kuchta non era venire eletto ma mandare un messaggio, per chiedere più meritocrazia e tutele interne. Il rappresentante dice che due anni fa Kuchta aveva fatto un’altra campagna provocatoria, senza risultato: all’epoca nella mail per candidarsi si presentava come un guru, con una retorica zen che voleva sempre contrapporsi alla sua percezione dell’ambiente di lavoro. Kuchta stesso, in un’altra mail ai colleghi vista dal Post, ha raccontato il reclamo di quest’anno come un tentativo di silenziarlo.
«La BCE sostiene pienamente un dialogo aperto, rispettoso e costruttivo, incluso alle elezioni per il Comitato del personale. Il comitato elettorale, un organo indipendente, ha ritenuto che parti della campagna non rispettassero i requisiti e si è comportato di conseguenza», dice una portavoce della BCE sulla storia delle elezioni.
Nel 2025 il sindacato IPSO si era rivolto alla Corte di giustizia dell’Unione Europea con accuse analoghe a quelle di Kuchta, attribuendo alla BCE un tentativo di «censurare» e «intimidire» il personale. Il sindacato si era mosso dopo che una funzionaria della BCE aveva chiesto al presidente del Comitato del personale Carlos Bowles, riconfermato alle elezioni di questi giorni, di non fare altre interviste coi media dopo una al giornale tedesco Börsen-Zeitung in cui Bowles aveva presentato i risultati di un sondaggio del sindacato.
Il 68 per cento delle persone intervistate per il sondaggio, a cui avevano risposto in 1.400, aveva detto di essere restio a segnalare errori o problemi ai superiori per paura di ripercussioni. Le questioni interne alla BCE, come detto, raramente finiscono fuori dai media specializzati: a volte il fatto che ne parlino i giornali è utile come strumento di pressione per i sindacati interni.

Christine Lagarde, la presidente della Banca Centrale Europea, a Francoforte, 11 giugno 2026 (AP Photo/Michael Probst)
La BCE ha sede a Francoforte, in Germania, ma per statuto è un’entità extraterritoriale. Dunque può adottare regole proprie anche in materia di organizzazione del lavoro: per esempio, quelle per l’elezione della Commissione del personale erano state cambiate prima di queste elezioni, allo scopo dichiarato di aumentare la rappresentatività dell’organo. L’IPSO aveva contestato la modifica delle regole, che tra le altre cose limitavano il tempo che i membri possono dedicare ai lavori della Commissione.
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La BCE ha un ricambio basso tra i lavoratori dipendenti, attorno all’1,4 per cento all’anno, che per via dei buoni salari e dei benefit tendono a restare. È assai più alto quello tra gli stagisti, che stanno tra i 6 e i 12 mesi: il loro lavoro è essenziale soprattutto per le divisioni della banca centrale dove negli ultimi anni è stato ridotto il budget per nuove assunzioni. Le barriere all’ingresso e la stabilità dell’organico fanno sì che la stasi nella carriera sia una delle principali lamentele.
Peraltro la campagna elettorale si è tenuta in un periodo molto intenso per la BCE, che l’11 giugno ha alzato i tassi d’interesse per la prima volta da quasi tre anni e lavora ad alto ritmo per aggiornare le sue previsioni, a volte da un giorno all’altro, in base all’andamento della guerra in Medio Oriente e dei negoziati tra Iran e Stati Uniti.



