È fallita la trattativa per risolvere la crisi di Natuzzi

L’azienda pugliese produttrice di divani e i sindacati non si sono messi d'accordo sul trasferimento all’estero di una parte della produzione

Una protesta di alcuni dipendenti di Natuzzi a Roma, nel 2023 (Cecilia Fabiano /LaPresse)
Una protesta di alcuni dipendenti di Natuzzi a Roma, nel 2023 (Cecilia Fabiano /LaPresse)
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Le trattative tra azienda e sindacati per gestire la crisi della Natuzzi, storica azienda pugliese che produce divani, si sono interrotte senza un accordo il 25 giugno. Il confronto organizzato al ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva l’obiettivo di stabilire come ristrutturare e rilanciare l’azienda tutelando i posti di lavoro, ma si è interrotto all’una e mezza di notte dopo undici ore di discussioni. 

Natuzzi è in difficoltà economica da alcuni anni per via di un calo delle vendite, di alcune scelte strategiche sbagliate e nell’ultimo anno anche per via dei dazi imposti dagli Stati Uniti, dove la società è quotata in Borsa. Negli ultimi quattro anni il fatturato è sceso da circa 468 milioni di dollari a 300 milioni. 

L’azienda vorrebbe chiudere cinque stabilimenti e licenziare 479 dipendenti su un totale di 1.800. Nonostante diversi piani di rilancio e i soldi ricevuti dallo Stato negli anni, tra cassa integrazione e contributi a fondo perduto, non si è mai ripresa.

Il 21 maggio azienda e sindacati avevano raggiunto un primo accordo limitato agli aspetti più urgenti: la cassa integrazione fino a fine anno per il 62 per cento delle ore e 6 milioni di euro per le dimissioni incentivate a partire dal 2027. Le questioni più importanti, a cominciare dal futuro dei 479 lavoratori in esubero e dal piano industriale, erano rimaste in sospeso.

La trattativa iniziata mercoledì puntava a definire la cosiddetta composizione negoziata della crisi, una procedura con cui un’azienda in difficoltà prova a ristrutturarsi con l’assistenza di un esperto, evitando il fallimento. Prevedeva un monitoraggio tra ministero, azienda e sindacati per i sei-dodici mesi successivi, e un eventuale accordo sarebbe poi stato sottoposto al voto dei lavoratori. 

Lo scontro tra azienda e sindacati si è concentrato soprattutto sullo spostamento temporaneo in Romania di due linee di produzione di fascia medio-bassa, dove l’azienda produce già una parte dei suoi divani a un terzo di quanto le costerebbe in Italia. Era un punto emerso nelle settimane scorse e sempre contestato dai sindacati. Natuzzi si impegnava a riportare quelle produzioni in Italia una volta superata la fase di crisi e di mancanza di liquidità.

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