In Francia si parla molto di un 14enne con una pistola ad acqua
Ha origini algerine e chiede soldi ai passanti per non bagnarli: per l'estrema destra è un simbolo dei problemi delle seconde generazioni

Da qualche giorno in molte trasmissioni televisive in Francia si discute del caso di Hamza F. (il cognome non è stato diffuso), un quattordicenne originario dell’Algeria diventato virale sui social per alcuni video in cui disturba i passanti lungo il Canal Saint-Martin, un canale artificiale nel nord di Parigi che da metà giugno il Comune ha reso parzialmente balneabile. La storia è stata strumentalizzata dai media e dai politici di estrema destra, che presentano Hamza come l’ultimo esempio di una generazione di adolescenti stranieri che i partiti moderati al governo non riescono a controllare.
Nei molti video che negli ultimi giorni hanno raggiunto milioni di visualizzazioni si vede Hamza, incitato dai suoi amici, mentre spruzza le persone con una pistola ad acqua o ferma ciclisti e automobilisti per chiedere loro un “pedaggio” di due euro per evitare di essere spruzzati: motivo per cui è stato soprannominato “la Douane”, ossia “la dogana”. In un video lo si vede anche impegnato in una battaglia con pistole ad acqua con dei poliziotti.
Hamza è stato anche ripreso mentre butta in acqua alcune persone sedute sul bordo del canale, disturba quelle che pranzano nei caffè vicini o tiene chiusa la porta di un bagno pubblico per impedire a una donna di uscire. La polizia lo ha arrestato e rilasciato due volte, l’ultima sabato scorso: fonti di polizia rimaste anonime hanno detto ad alcuni media conservatori che Hamza sarebbe accusato di aver rubato un telefono insieme a degli amici e di essere poi scappato dagli agenti. Sarebbe inoltre già noto alle forze dell’ordine per una serie di reati minori commessi a partire da metà del 2025, che non hanno mai portato a condanne.
Il caso si è inserito nel dibattito, sempre più ampio e ricorrente in Francia, sulle seconde generazioni: cittadini francesi figli di immigrati provenienti prevalentemente dalle ex colonie francesi del Nord Africa, come l’Algeria, e che abitano nelle periferie delle grandi città, le cosiddette banlieue, dove i tassi di povertà e disoccupazione sono molto più alti della media.
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Come accade in altri paesi, inclusa l’Italia, gli episodi di microcriminalità in cui sono coinvolti i figli di persone immigrate attirano molta attenzione mediatica e vengono presi come esempio di un problema più grande. In Francia la destra e l’estrema destra usano questi casi come prova del fallimento delle politiche di integrazione, usando argomenti razzisti per sostenere che le famiglie di questi adolescenti siano incapaci o non interessate a educarli. Sostengono anche che i governi che si sono susseguiti negli ultimi dieci anni, vicini al presidente Emmanuel Macron, non abbiano agito con forza per paura di perdere consensi.
Una delle prime emittenti a riprendere con insistenza la storia di Hamza e a trasformarla in un caso politico è stata CNews, il canale di riferimento dell’estrema destra nel paese, considerata un’equivalente francese dell’emittente statunitense Fox News. Da giorni le sue principali trasmissioni descrivono Hamza come «il terrore» di Canal Saint-Martin e ne discutono insieme a opinionisti, attivisti di destra e politici, fra cui anche esponenti di Rassemblement National (RN), il principale partito di estrema destra del paese, primo nei sondaggi. «In un mondo normale, le autorità avrebbero già contattato i genitori di Hamza e minacciato di sospendere gli assegni familiari. […] Ma in Francia, questo ragazzo capisce subito che non c’è nessuno dall’altra parte: né genitori, né autorità, né polizia, né giustizia» ha detto a fine giugno il deputato e portavoce di RN Julien Odoul, durante una di queste trasmissioni.
Vari media conservatori hanno paragonato il caso di Hamza a quelli di altri giovani di origini straniere di cui si è parlato negli ultimi anni, con collegamenti a volte fuorvianti e di parte.
Per esempio Hamza è stato paragonato a Nahel M., il 17enne francese di origini algerine ucciso da un poliziotto a Nanterre nel 2023 mentre guidava un’auto senza avere la patente. La sua morte divenne il simbolo delle violenze della polizia contro la popolazione di origine straniera nei sobborghi francesi e provocò proteste violente in molte città. Negli ambienti di destra invece vennero organizzate collette per sostenere economicamente la famiglia del poliziotto e si parlò molto del fatto che Nahel M. avesse abbandonato la scuola, che fosse stato cresciuto da una madre single (insinuando che la mancanza di una figura paterna avesse inciso negativamente sul suo comportamento) e che fosse già noto alla polizia.
Nell’accostare le storie di Nahel e Hamza sul sito conservatore Atlantico, l’opinionista Sébastien Tertrais ha scritto: «Prima, tutti i genitori, o quasi, fissavano limiti chiari. Oggi non è più così. Nahel, per esempio, è cresciuto in un ambiente permissivo, e la conseguenza è nota. Al momento della sua morte, la responsabilità è stata attribuita alla polizia o allo Stato, mai ai genitori».
Il caso di Hamza è stato accostato anche a quello di cinque adolescenti che a fine giugno hanno ucciso un 17enne a Narbonne, nel sud della Francia: le loro identità non sono state diffuse, ma negli ambienti di estrema destra l’omicidio è stato comunque descritto come un caso di violenza di giovani stranieri nei confronti di francesi bianchi.



