È così difficile mettere i condizionatori nelle scuole italiane?
Se lo sta forse chiedendo chi è costretto a frequentarle in questi giorni per la maturità, nel pieno di un'ondata di calore

In questi giorni di caldo molto intenso migliaia di studenti stanno sostenendo gli esami di maturità e di terza media. Sui social e in vari articoli sono state segnalate diverse situazioni critiche nelle scuole: studenti che si sentono male durante le prove o personale scolastico che porta ventilatori da casa. E questo perché oltre il 90 per cento degli istituti è privo di impianti di condizionamento. Le ragioni hanno a che fare col fatto che su molti edifici scolastici è difficile intervenire, perché sono vecchi, e poi con la mancanza di fondi e con il modo in cui sono distribuite le competenze delle istituzioni.
Dai dati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, aggiornati dal ministero dell’Istruzione agli anni 2024-2025, risulta che su poco più di 60mila scuole censite solo 4.457 ne hanno uno, cioè il 7,42 per cento. Sono 490 in più rispetto alla rilevazione precedente. Le scuole censite sono statali e vanno dagli asili alle scuole superiori.
Le differenze territoriali sono significative. Le Marche sono la regione messa meglio: hanno impianti di condizionamento in oltre il 30 per cento delle scuole, grazie a investimenti fatti dalla regione dopo il Covid. Seguono a notevole distanza la Sardegna (16,52 per cento di scuole con impianti), il Veneto (11,03 per cento) e l’Emilia-Romagna (9,5 per cento). Il Lazio (2,35 per cento), la Campania (4,40 per cento) e la Basilicata (4,47 per cento) sono le più carenti.
Circa la metà delle scuole italiane è in edifici costruiti prima del 1976, quindi ha più di 50 anni. Gli edifici di costruzione recente, dal 2018 a oggi, sono solo 429.
Prima del 1976 il problema del caldo nelle scuole era meno sentito, perché le temperature più alte si avevano nel periodo dell’anno in cui erano già chiuse. Dagli anni Ottanta però sia in Italia che in Europa la temperatura media è aumentata di circa 0,5 °C ogni dieci anni: significa che oggi le ondate di calore e gli aumenti delle temperature arrivano diverse settimane prima, a scuole ancora aperte, rendendo obsolete strutture che erano state progettate per una situazione climatica differente.
Gli ostacoli all’installazione di impianti di condizionamento o ventilazione hanno a che fare innanzitutto con la gestione degli edifici scolastici, che non spetta al ministero ma agli enti locali: comuni, province e città metropolitane spesso non hanno i fondi necessari per interventi di questo tipo. A questi si dovrebbero poi aggiungere i costi di installazione, di manutenzione e le bollette dell’energia.
Daniele Parrucci, delegato del sindaco per l’edilizia scolastica nella città metropolitana di Roma, ha confermato che il comune sarebbe pronto a «prendere in considerazione la possibilità di installare impianti di refrigerazione, ma mancano i fondi»: dice che servirebbe un intervento della regione e dello stato. Moltissime scuole, poi, sono in edifici storici o vecchi, che hanno vincoli architettonici da rispettare o impianti elettrici obsoleti con cui fare i conti durante i lavori: tutto questo allungherebbe i tempi e farebbe aumentare i costi degli interventi rispetto a una situazione ordinaria.
Nei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha assicurato che il governo sta lavorando a una soluzione strutturale per la climatizzazione degli edifici scolastici, ma ancora non si sa quale sia.
Nel frattempo il presidente nazionale dell’Associazione presidi, Antonello Giannelli, ha proposto misure immediate – per la verità piuttosto semplici, ma necessarie – per limitare i disagi di questi giorni durante la maturità: anticipare gli orali alle prime ore del mattino; utilizzare, se possibile e dove possibile, locali climatizzati diversi dalle aule; garantire acqua a tutte le persone che in questi giorni si trovano dentro una scuola.
Gli impianti di condizionamento, comunque, non sono l’unica soluzione per rendere gli ambienti scolastici più freschi. Un modo potrebbe essere introdurre sistemi per schermare il sole: vele ombreggianti, pergolati, piante, tende e protezioni solari per le finestre. Si potrebbero isolare termicamente pareti, coperture, porte e finestre.
Il centro studi Tortuga, che fa ricerche sull’economia e le scienze sociali, ha pubblicato di recente uno studio su questo tema, intitolato “L’estate addosso”. Tra le possibile soluzioni suggerisce di installare non condizionatori stagionali, ma pompe di calore reversibili, per riscaldare d’inverno e rinfrescare d’estate: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia sono ben più efficienti delle caldaie a gas e riducono di circa la metà sia le emissioni di anidride carbonica (la principale causa del cambiamento climatico), sia il costo del riscaldamento a parità di calore fornito.
A quel punto le scuole potrebbero essere utilizzate anche nei mesi estivi, una questione spesso oggetto di dibattito in Italia, diventando infrastrutture disponibili tutto l’anno e aprendo varie possibilità: ripensare in modo realistico il calendario scolastico, mettere a disposizione le aule per le attività estive delle associazioni, come avviene già per le palestre durante l’anno, e aprire aule studio estive per chi a casa non ha un luogo fresco dove studiare.
Il report di Tortuga ha anche calcolato quanto le scuole italiane sono state esposte a condizioni di caldo potenzialmente problematiche negli anni tra il 2022 e il 2025. Si è basato sui parametri dell’INAIL, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, che ha individuato le condizioni di comfort negli ambienti scolastici se la temperatura è compresa tra 24 e 26 °C. Secondo lo studio, tra il primo maggio e il 10 giugno circa due terzi dei giorni restano sotto i 26 °C, mentre gli altri li superano. Tra il 10 e il 30 settembre, invece, 9 giorni su 21 superano i 26 °C, con giornate tra i 28 e i 30. Nel complesso, sono circa il 10 per cento di tutti i giorni di scuola.
La letteratura scientifica concorda sul fatto che le alte temperature nelle aule hanno diverse conseguenze sulla salute fisica, sulle capacità cognitive e dunque sulla performance scolastica degli e delle studenti: ci sono studi per esempio che mostrano risultati migliori degli studenti in uno stesso test svolto in un periodo più fresco.



