Perché è così difficile evitare i blackout causati dal caldo
È impossibile fare manutenzione sui cavi di tutta la rete elettrica e non si può davvero prevedere dove ci saranno danni

Tra venerdì e domenica ci sono stati cali di tensione e interruzioni di corrente in alcune città come Torino e Bergamo, oltre che a Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese, due comuni vicino a Milano. Dipendono soprattutto dal caldo intenso di questi ultimi giorni, che provoca un aumento dei consumi di energia, con surriscaldamenti e guasti sulle reti dei cavi elettrici che alimentano abitazioni, negozi e infrastrutture. È un problema che si ripresenta ormai ogni estate, ma prevenirlo è difficile, soprattutto per via di come è strutturata la rete.
La rete elettrica di una città è composta da tantissimi tratti di cavi in metallo circondati da materiale isolante e uniti tra loro da giunti. Si estende per migliaia di chilometri: per esempio Unareti, società che si occupa della distribuzione di energia in alcune aree d’Italia, gestisce circa 15mila chilometri di cavi solo nei territori di Milano, Brescia e Bergamo.
Quando fa molto caldo, la rete è sottoposta a due criticità che si alimentano a vicenda. Le alte temperature scaldano l’asfalto e i cavi, che si trovano interrati a circa un metro e mezzo di profondità, faticano a disperdere il calore che si genera quando la corrente li attraversa. Allo stesso tempo le persone accendono più ventilatori e climatizzatori, facendo aumentare il flusso di energia e quindi il calore generato.
Con le alte temperature il materiale isolante che circonda i cavi in metallo si degrada più velocemente e il flusso di corrente si interrompe, lasciando senza elettricità gli edifici che vengono raggiunti dalla porzione di cavo danneggiata. Anche i giunti diventano più fragili e si guastano con più facilità. A quel punto l’unica soluzione è sostituire i pezzi di cavo o i giunti danneggiati.

Un cartello in inglese sulla vetrina di un negozio di Firenze che annuncia la chiusura a causa di un blackout, primo luglio 2025 (ANSA/Claudio Giovannini)
Quando un cavo si guasta, è possibile sostituire tutto il tronco (cioè un pezzo di cavo) tra due giunti (soprattutto se il cavo è già molto vecchio), oppure rimuovere e sostituire solo il punto danneggiato. In questo secondo caso i tecnici tagliano il cavo prima e dopo il punto guasto, e lo sostituiscono con un altro pezzo, unito alle due estremità da due nuovi giunti. Se invece si guasta un giunto tra due cavi, bisogna toglierlo tagliando i cavi da un lato e dall’altro del giunto, per poi ricollegare le estremità con un altro pezzo di cavo e due giunti.
Il risultato è che a ogni riparazione i tronchi diventano sempre più piccoli e aumenta il numero di giunti, così che la rete nel suo complesso diventa più fragile e vulnerabile, almeno finché a un certo punto, dopo molti rattoppi, può diventare più conveniente sostituire interi tratti di cavo (avere più giunti significa anche che più giunti si possono rompere).
Le aziende che gestiscono la distribuzione dell’energia fanno continuamente manutenzioni preventive e riparazioni sulle reti, anche in inverno. Alberto Berizzi, professore di Sistemi elettrici per l’energia al Politecnico di Milano, dice che gli investimenti che le aziende fanno sulle reti vengono ripagati attraverso un sistema di premi stabilito dall’Arera, l’autorità nazionale che regola il trasporto dell’energia. Questo meccanismo, che in buona parte attinge da una tariffa pagata dai consumatori in bolletta, fa in modo che le aziende siano incentivate a fare manutenzioni.
Il problema è che è molto difficile prevedere dove potrebbe verificarsi un danno. I cavi vengono sostituiti dando la priorità a quelli più vecchi e usurati, e quindi generalmente più a rischio.
Il caldo, però, può danneggiare anche i cavi più recenti, quindi i guasti si possono verificare in punti imprevedibili perché non ritenuti particolarmente critici. Berizzi spiega che la longevità dei cavi dipende dai cicli termici, cioè le alternanze di raffreddamento e riscaldamento a cui vengono sottoposti. In condizioni normali un cavo dovrebbe funzionare in modo efficace per circa 30 anni, ma se le oscillazioni di temperatura diventano troppo frequenti o troppo intense, come succede con le ondate di calore, potrebbe usurarsi anche dopo 25 anni.
La manutenzione della rete è complicata anche dal fatto che i cavi si trovano per la maggior parte sotto le strade, e i cantieri per sostituirli o ripararli hanno ripercussioni sul traffico della città. Avviare sostituzioni sistematiche sulla rete è praticamente impensabile, perché significherebbe aprire moltissimi cantieri. Quando poi questi lavori vengono fatti in una fase di emergenza e senza preavviso, come per i guasti provocati dal caldo, c’è anche il problema di rimuovere le auto parcheggiate sopra alla zona in cui devono essere fatti gli scavi.
I blackout possono riguardare solo alcune vie, alcuni quartieri o un’intera città, a seconda del punto della rete in cui avviene il guasto. Per arrivare dalle centrali alle case l’energia segue una sorta di imbuto: sulle lunghe distanze viene trasportata ad alta tensione su vie aeree, cioè attraverso tralicci di metallo (quelli che si vedono spesso percorrendo le strade di campagna). Avvicinandosi ai luoghi abitati, entra nelle cabine primarie, cioè impianti elettrici che trasformano l’energia ad alta tensione e la portano a media tensione. Da qui solitamente i cavi vengono interrati. Proseguendo, l’energia passa dalle cabine secondarie, dove viene convertita ulteriormente in bassa tensione, e poi viene trasmessa nella rete di alimentazione che arriva a negozi e abitazioni.
Per alimentare in sicurezza le utenze comuni e gli apparecchi elettronici serve energia a bassa tensione, per questo viene man mano convertita (l’alta tensione invece serve a ridurre la dispersione sulle lunghe distanze).
Se si danneggia un cavo in quest’ultima parte di rete possono restare al buio poche strade, o anche solo una via. Se invece il guasto avviene su un cavo che esce da una cabina secondaria può restare senza corrente un intero quartiere. Infine se si danneggia un cavo che esce da una cabina primaria possono restare al buio tutte le cabine secondarie che da questa sono alimentate, togliendo corrente potenzialmente a grosse parti di una città.
Individuare il punto preciso in cui serve fare la riparazione, ed eventualmente scavare, può richiedere diverse ore. Nel frattempo nelle zone senza elettricità frigoriferi e congelatori smettono di tenere cibi in fresco, gli ascensori si bloccano, i semafori smettono di funzionare e ai piani alti di alcuni condomini, che utilizzano pompe elettriche, smette anche di arrivare l’acqua.
Per questo a volte le società che gestiscono le reti elettriche e che si occupano delle riparazioni adottano soluzioni temporanee. Per esempio tentano di alimentare le zone rimaste al buio incanalando l’energia su percorsi della rete diversi, che evitino i tratti di cavo danneggiati. In alternativa forniscono generatori di emergenza e gruppi di continuità (cioè sistemi simili a grosse batterie che forniscono energia in caso di emergenza) oppure, in casi di estrema necessità, posano cavi sostitutivi provvisori in superficie.



