Modi diversi di farsi eliminare ai Mondiali
Haiti e la Turchia sono sicure di tornare a casa dopo i gironi: per i primi era la fine prevedibile, per i secondi una delusione piuttosto sorprendente

Dopo le partite di stanotte, le seconde dei rispettivi gironi, due squadre sono sicure di essere già eliminate, Haiti e la Turchia. Per Haiti è un risultato tutto sommato prevedibile, e la partecipazione ai Mondiali era stata accolta come un’impresa sportiva. Per la Turchia l’eliminazione nella prima fase è un’enorme delusione: era considerata la più forte del suo girone, e aveva cominciato questo torneo con grandi aspettative, anche per la presenza di due giovani giocatori considerati fra i migliori d’Europa, Arda Guler del Real Madrid e Kenan Yldiz della Juventus.
Per entrambe non basterà vincere nella terza partita per cambiare le cose: hanno perso le prime due, senza segnare mai, e chiuderanno ultime nei gironi. Sia Haiti che la Turchia tornavano a un Mondiale dopo una lunga assenza: 52 anni per Haiti, che giocò l’ultimo nel 1974 in Germania Ovest, 24 per la Turchia, che nel 2002 in Corea del Sud e Giappone alla seconda partecipazione chiuse sorprendentemente terza.

L’allenatore della Turchia Vincenzo Montella (AP Photo/Eugene Hoshiko)
Secondo il britannico Guardian, il gruppo dei giocatori della squadra attuale turca era anche migliore di quello del 2002, nonché «il più forte di sempre». La Turchia era arrivata ai quarti di finale dell’ultimo Europeo e due anni dopo il suo allenatore Vincenzo Montella poteva contare sulla maturazione di Guler e Yildiz, giocatori di talento fra centrocampo e attacco, in grado spesso di decidere le partite con le loro giocate nei rispettivi club. Ma tutta la rosa era considerata di qualità, a partire dal centrocampista dell’Inter Hakan Calhanoglu e dall’esterno della Roma Zeki Celik.

Tifosi della Turchia a Istanbul durant la prima partita contro l’Australia, il 14 giugno 2026 (AP Photo/Emrah Gurel)
Il partito del primo ministro Recep Tayyip Erdoğan aveva salutato la squadra in partenza per gli Stati Uniti con un video particolarmente aggressivo, pieno di carri armati, aerei da guerra e missili. Prima della partenza il bus della squadra era stato accompagnato all’aeroporto da un convoglio di auto governative enorme e scenografico.
Invece in campo la Turchia ha perso prima con l’Australia 2-0 e stamattina contro il Paraguay 1-0. Sono state due partite molto particolari, che la Turchia ha di fatto dominato a livello di controllo del gioco, ma senza segnare mai. Nelle due partite ha tirato 62 volte verso la porta, ma l’occasione migliore è stata una traversa centrata con un colpo di testa da Mert Muldur contro il Paraguay. I suoi due avversari hanno tirato in porta complessivamente sei volte, ma segnando tre gol, e in entrambe le gare i turchi hanno gestito il pallone per oltre il 70 per cento del tempo. Sono tutti dati statisticamente insoliti per una squadra che perde.
L’unica vera critica che si faceva alla squadra turca prima dell’inizio del Mondiale è che mancasse un attaccante in grado di garantire qualche gol: è stata un’assenza che ha pesato oltre le aspettative.

Matheus Cunha segna fra i difensori di Haiti, il 19 giugno 2026 (AP Photo/Derik Hamilton)
Le cose in campo non sono andate in modo troppo diverso per Haiti, che ha giocato bene la prima partita contro la Scozia, creando molte occasioni che non ha trasformato in gol, perdendo 1-0. Nella partita della scorsa notte contro il Brasile ha invece provato a difendersi: l’allenatore Sébastien Migné ha schierato la squadra con 5 difensori, 4 centrocampisti a un solo attaccante. Poteva essere una scelta logica, ma poco apprezzata dai tifosi di Haiti, il cui coro più comune è «Grenadye Alaso», “Granatieri all’attacco” (Granatieri è il soprannome dei giocatori di Haiti).
In questo caso però la delusione è stata minore: di fatto era già piuttosto strano che Haiti fosse riuscita a qualificarsi per i Mondiali. Il paese è da alcuni anni di fatto uno “stato fallito”, con molte zone del paese sotto il controllo delle bande criminali, e un clima di generale insicurezza e violenza che ha portato anche alcune organizzazioni non governative ad andarsene.

Bandiere di Haiti e del Brasile a Port-au-Prince, Haiti, il 19 giugno 2026 (AP Photo/Odelyn Joseph)
Dal 2024 lo stadio dove Haiti giocava le proprie partite in casa, nella capitale Port-au-Prince, è nelle zone controllate dalle bande. Ha giocato a Curaçao le partite di qualificazione che doveva disputare in casa. Dei 22 giocatori che hanno ottenuto la qualificazione ai Mondiali, solo sette sono nati ad Haiti, e tutti si sono trasferiti all’estero da giovani. Il centrocampista di 21 anni Woodensky Pierre è l’unico, tra i giocatori convocato per i Mondiali, che vive ad Haiti, giocando nel Violette Athletic Club di Port-au-Prince. L’allenatore Migné non è mai stato ad Haiti. Giocherà l’ultima partita contro il Marocco, che ha confermato di essere una squadra molto forte: è probabile che chiuderà a 0 punti il suo mondiale, ma nessuno sarà troppo sorpreso.



