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  • Mercoledì 20 maggio 2026

Nonostante tutto, Haiti sarà ai Mondiali di calcio

Con calciatori che vivono e giocano quasi tutti all'estero, e con un allenatore che non è mai stato sull'isola

L'attaccante haitiano Louicius Don Deedson (Aric Becker/ISI Photos/USSF/Getty Images)
L'attaccante haitiano Louicius Don Deedson (Aric Becker/ISI Photos/USSF/Getty Images)
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Dopo 52 anni Haiti tornerà a giocare i Mondiali di calcio, che si svolgeranno dall’11 giugno al 19 luglio tra Canada, Messico e Stati Uniti. La qualificazione, raggiunta il 18 novembre del 2025, è stata per molti versi inaspettata, essendo arrivata a discapito della Costa Rica, che aveva preso parte alle ultime tre edizioni. Soprattutto Haiti vive da anni una situazione politica interna profondamente instabile, con molte zone del paese sotto il controllo delle bande criminali.

Haiti si qualificò ai Mondiali per la prima volta nel 1970, all’epoca della dittatura di François Duvalier, che l’anno seguente sarebbe stato sostituito dal figlio 19enne Jean-Claude. Il regime cadde solo nel 1986 e lasciò il paese in pessime condizioni; ne seguì una lunga fase di violenza e incertezza economica e sociale, e oggi Haiti è considerato il paese più povero delle Americhe.

Negli ultimi vent’anni Haiti ha subìto vari disastri e sconvolgimenti, in particolare nel 2004 un colpo di stato e nel 2010 un terremoto, che causò danni per miliardi di euro e centinaia di migliaia di morti, favorendo anche la diffusione di un’epidemia di colera. Nel 2021 il presidente Jovenel Moïse fu assassinato da un gruppo di mercenari stranieri, gettando il paese in una nuova crisi, aggravata da un secondo terremoto. Nell’ottobre del 2025 Medici Senza Frontiere ha dovuto chiudere il suo ospedale nella capitale Port-au-Prince, divenuta ormai troppo pericolosa per il personale della ong, e a maggio ha sospeso tutte le attività in città.

Una recente protesta di lavoratori e lavoratrici a Port-au-Prince (Guerinault Louis/Anadolu via Getty Images)

Questa situazione si riflette sulla nazionale di calcio, che è composta quasi solo da giocatori che non vivono sull’isola, anzi sono sempre più spesso figli della diaspora haitiana nel mondo. Dei 22 giocatori che hanno ottenuto la qualificazione ai Mondiali, solo sette sono nati ad Haiti, e tutti si sono trasferiti all’estero da giovani. Il centrocampista di 21 anni Woodensky Pierre è l’unico, tra i giocatori convocato per i Mondiali, che vive ad Haiti, giocando nel Violette Athletic Club di Port-au-Prince.

Addirittura l’allenatore Sébastien Migné, francese in carica dal giugno del 2024, non ha mai visitato Haiti: «È troppo pericoloso» aveva detto nei mesi scorsi, spiegando le difficoltà anche logistiche per raggiungere l’isola. La maggior parte delle compagnie aeree ha cancellato i voli diretti ad Haiti, e oggi dagli Stati Uniti l’unica destinazione è Cap-Haïtien, e non la capitale Port-au-Prince. Durante le qualificazioni mondiali, la squadra si è radunata sulla vicina isola di Curaçao, giocando le sue partite casalinghe sul campo neutro di Willemstad. L’ultima partita di Haiti nel proprio stadio, il Sylvio Cator di Port-au-Prince, si giocò nel luglio del 2021 contro il Canada.

Data la situazione critica, negli ultimi anni la Federazione calcistica haitiana ha investito molto sulla ricerca di giocatori residenti all’estero convocabili in nazionale. Due ottimi esempi sono il centrocampista Jean-Ricner Bellegarde e l’attaccante Wilson Isidor, che giocano in Inghilterra rispettivamente nel Wolverhampton e nel Sunderland: entrambi sono nati in Francia e hanno rappresentato il paese europeo a livello giovanile, prima di optare per Haiti nell’ultimo anno. Dopo la qualificazione si era parlato anche di naturalizzare l’attaccante francese Allan Saint-Maximin, che ha giocato con Nizza e Newcastle, ma lui stesso ha smentito questa possibilità.

La massiccia presenza di giocatori naturalizzati ha però generato delle polemiche nel calcio caraibico. Hernán Darío Gómez, allenatore colombiano della nazionale del Salvador, ha minimizzato il ritorno ai Mondiali di Haiti definendo i suoi giocatori come «francesi». In realtà la pratica di naturalizzare i figli della diaspora per sopperire ai limiti delle scuole calcio locali è un fenomeno che si sta diffondendo molto nel mondo, e in particolare nei Caraibi, come dimostrano i recenti progressi di Suriname e di Curaçao, che questa estate giocherà i Mondiali per la prima volta.

L’attaccante haitiano del Sunderland Wilson Isidor (Richard Heathcote/Getty Images)

Il ricorso a giocatori nati e cresciuti all’estero, però, limita molto le possibilità per i giocatori locali di mettersi in mostra nelle competizioni internazionali e ottenere un contratto professionistico in America o in Europa. Il calcio è sempre stato un importante strumento di emancipazione economica per i giovani haitiani, che però oggi hanno sempre più difficoltà a farsi notare dai club stranieri. Come spiegato dal giornalista Olivier Paradis-Lemieux su Radio-Canada, per i calciatori locali è complicato ottenere un visto per entrare in un altro paese, e la situazione sociale sull’isola impedisce agli osservatori stranieri di venire a visionare i potenziali acquisti.

Questa situazione danneggia anche i calciatori haitiani che si sono già trasferiti in altri paesi, come ha messo in evidenza un episodio avvenuto lo scorso marzo: dieci giocatori del club giamaicano Mount Pleasant non hanno potuto partecipare a una trasferta a Los Angeles con la squadra a causa del loro passaporto haitiano. Il travel ban imposto da Donald Trump nel giugno del 2025 include infatti Haiti tra i paesi ai cui cittadini non è permesso entrare negli Stati Uniti.

Il fatto di avere una selezione nazionale composta quasi solo da giocatori con cittadinanza europea dovrebbe mettere Haiti al riparo da un’altra situazione di questo tipo durante i Mondiali, ma il problema riguarderà probabilmente molti tifosi, per i quali sarà difficile entrare negli Stati Uniti. La squadra haitiana potrà perlomeno fare affidamento sui sostenitori che già risiedono sul territorio statunitense, in particolare nelle zone di Boston e Philadelphia, dove verranno giocate le partite contro Scozia e Brasile (l’altra squadra nel girone è la Cechia).

Tifosi di Haiti in California nel 2025 (Ben Nichols/ISI Photos/ISI Photos via Getty Images)

L’analista politico Esnold Jure ha sottolineato come il torneo rappresenti un’opportunità diplomatica unica nella storia recente di Haiti per promuovere un’immagine positiva del paese a livello internazionale. Il suggerimento di Jure alle autorità haitiane è quello di sfruttare i Mondiali sia per rinsaldare il senso comunitario nella diaspora sia per provare a stabilire nuovi legami politici e strategici.

È però un progetto non semplice da attuare nel concreto. Negli ultimi due anni il potere è stato in mano al Consiglio presidenziale di transizione, che non è riuscito a risolvere la crisi e che si è sciolto lo scorso febbraio. Avrebbe dovuto lasciare il posto a un nuovo governo democraticamente eletto, ma per ragioni di sicurezza il voto è stato rinviato ad agosto. Nel frattempo, Haiti è amministrata da un governo provvisorio guidato dall’imprenditore Alix Didier Fils-Aimé, che aveva ricoperto la carica di primo ministro dal novembre del 2024 allo scorso gennaio, quando è stato sfiduciato dal Consiglio presidenziale.