L’Inghilterra nelle mani di un tedesco
Thomas Tuchel è un allenatore con idee forti; non piace a tutti ma sembra ideale per un torneo come i Mondiali, che l'Inghilterra non vince dal 1966

Alle 22 di mercoledì 17 giugno, stasera, la nazionale dell’Inghilterra debutta ai Mondiali maschili di calcio. Giocherà contro la Croazia ed è un esordio molto atteso: l’Inghilterra ha una squadra forte e non vince i Mondiali (o qualsiasi altra competizione) da 60 anni. L’allenatore dell’Inghilterra è uno dei motivi per seguire la partita: si chiama Thomas Tuchel e, pur essendo esperto, farà il suo esordio ai Mondiali. È considerato per certi versi moderno e per altri antico, non è inglese ed è adorato da alcuni giocatori, mentre ad altri risulta insopportabile.
Tedesco di 52 anni, Tuchel allena l’Inghilterra dall’ottobre del 2024. È succeduto a Lee Carsley, che allenò per solo sei partite nel 2024. Il predecessore di Carsley fu Gareth Southgate, in carica dal 2016 al 2024. Con Southgate, l’Inghilterra è arrivata in semifinale ai Mondiali nel 2018 e due volte in finale agli Europei, perdendo entrambe le volte, la prima delle quali contro l’Italia.
Sia Southgate che Carsley sono inglesi e sono arrivati ad allenare la nazionale maggiore dopo aver allenato le squadre giovanili. L’Inghilterra ha spesso fatto del suo allenatore inglese un tratto identitario e solo due allenatori, in passato, non erano inglesi: lo svedese Sven-Goran Eriksson e l’italiano Fabio Capello, che comunque avevano uno stile di gioco e comunicativo molto inglese, scrive il sito d’approfondimento sportivo The Athletic. Storicamente, infatti, le squadre inglesi si caratterizzano per un gioco poco affascinante e molto concreto, che alla tecnica preferisce la forza fisica. In ogni caso con Eriksson e Capello andò maluccio, e in Inghilterra non furono mai troppo apprezzati.
Quando la federazione calcistica inglese scelse Tuchel, tante persone non la presero benissimo, in Inghilterra. Il problema principale era (è ancora così) che non ci sono molti bravi allenatori inglesi, e Tuchel era uno dei migliori allenatori disponibili. Tra le altre cose ha vinto due campionati francesi con il Paris Saint-Germain, un campionato tedesco con il Bayern Monaco e soprattutto la Champions League con una squadra inglese, il Chelsea, nel 2021.

Thomas Tuchel festeggia la vittoria della Champions League col Chelsea sollevando il trofeo, il 29 maggio 2021 (Susana Vera/Pool via AP)
Tuchel, però, è anche un allenatore molto particolare. Già undici anni fa la rivista specializzata Ultimo Uomo lo definiva «un filosofo della scienza prestato al calcio», uno con «l’aria del luminare». In Germania è stato soprannominato Sportwissenschaftler, ovvero “scienziato dello sport”: ha studiato fisioterapia e ha lavorato a stretto contatto con uno stimato neuroscienziato, Wolfgang Schöllhorn.
Negli anni, allenando alcune delle squadre più forti d’Europa, Tuchel ha mostrato un approccio moderno e attento alle soluzioni tattiche più contemporanee: parla spesso del concetto di diagonalità dei passaggi, per esempio. Negli ultimi anni, però, diversi esperti di tattica hanno notato un «leggero passo indietro» delle squadre di Tuchel a uno stile di gioco più datato e meno ambizioso.
È peculiare anche il modo in cui fa allenare i suoi giocatori: a volte, per esempio, fa disputare le partite d’allenamento su campi in cui è impossibile andare verso gli angoli, per abituare i giocatori a convergere verso il centro.
Anche fuori dal campo Tuchel sembra essersi irrigidito col passare degli anni. Quando allenava il Paris Saint-Germain, per esempio, definì il brasiliano Neymar «un artista» che ha bisogno di un «trattamento speciale», mentre di recente il suo approccio è spesso molto rigido e intransigente. «Non mi interessa che i giocatori del Chelsea mi odino», disse quando era l’allenatore del Chelsea.
Tuchel ha anche criticato più volte il modo in cui giocava l’Inghilterra quando era allenata da Southgate: secondo lui mancavano «identità [di gioco], ritmo, capacità di ripetere schemi definiti, libertà ed espressività». Tuchel è anche noto per essere uno schietto: fa le sue sfuriate di rabbia, ma con molta razionalità vuole che i calciatori inglesi ne parlino apertamente, della possibilità di vincere i Mondiali dopo 60 anni.
Come allenatore dell’Inghilterra, pur non avendo ancora incontrato squadre fortissime in partite ufficiali, Tuchel finora è andato bene. Nel girone di qualificazione ai Mondiali, per esempio, l’Inghilterra ha vinto otto partite su otto, segnando 22 gol e non concedendone nessuno. È uno dei migliori allenatori al mondo nel preparare le partite secche, come si dice in gergo, cioè quelle in cui vinci o vieni eliminato, com’è la fase finale dei Mondiali. Gli è stato rinnovato il contratto (che inizialmente era di soli 18 mesi) fin dopo gli Europei del 2028.
Eppure già prima dei Mondiali hanno fatto discutere le sue convocazioni. Tuchel ha adottato un approccio un po’ all’opposto di quello di Carlo Ancelotti col Brasile: anziché convocare i giocatori più amati, ha optato per quelli più funzionali al suo stile di gioco. Ai Mondiali non ci saranno né il difensore Trent Alexander-Arnold né i creativi giocatori offensivi Phil Foden e Cole Palmer, mentre ci sarà per esempio il 30enne Ivan Toney, attaccante che gioca nell’Al-Ahli in Arabia Saudita.
Specialmente in attacco, comunque, l’Inghilterra ha giocatori di talento sufficiente per vincere i Mondiali: Jude Bellingham, Marcus Rashford e Bukayo Saka sono tra i migliori giocatori al mondo. Se poi Harry Kane dovesse fare di nuovo molti gol (fu capocannoniere nel 2018), scrive il Guardian, potrebbe diventare uno dei favoriti per il Pallone d’oro, il più importante riconoscimento individuale del calcio. In stagione con il Bayern Monaco ha fatto 61 gol in 51 partite.



