• Sport
  • Venerdì 31 luglio 2026

La scherma italiana sta ancora bene

Agli ultimi mondiali è stata all'altezza della sua lunga e vincente tradizione, anche se i tesserati sono meno di quelli del tiro con l'arco

Le squadre italiane di fioretto maschile e spada femminile, vincitrici della medaglia d’oro ai Mondiali di Hong Kong 2026, 28 luglio (Eurasia Sport Images/Getty Images)
Le squadre italiane di fioretto maschile e spada femminile, vincitrici della medaglia d’oro ai Mondiali di Hong Kong 2026, 28 luglio (Eurasia Sport Images/Getty Images)
Caricamento player

Ai Mondiali di scherma di fine luglio, finiti ieri a Hong Kong, l’Italia ha vinto quattro ori e quattro argenti ed è così arrivata prima nel medagliere del torneo. È l’ennesimo grande risultato del paese più vincente della storia di questo sport: se si considerano infatti le Olimpiadi, i Mondiali e gli Europei – insieme o separatamente – nessuno supera l’Italia.

E pensare che la scherma in Italia non conta su numeri particolarmente alti. Secondo gli ultimi dati disponibili, quelli del 2024, i tesserati attivi sono poco più di 20mila, meno del tiro con l’arco (27.229), del tennistavolo (22.279) e persino di biliardo e bowling (30.666). Gli schermidori italiani, poi, sono anche molti meno di quelli degli altri paesi con cui spesso compete: negli Stati Uniti ce ne sono circa 45mila, in Francia oltre 50mila e in Cina tra i 30 e i 60mila, a seconda delle stime.

Eppure ci sono pochi sport in cui l’Italia va così bene come nella scherma, forse nessuno. Il merito è di una federazione nazionale, la FIS, ben gestita e dotata di risorse significative. Nel 2026, proprio grazie ai suoi importanti risultati sportivi, la FIS ha ricevuto oltre 10 milioni di euro di contributi pubblici, una cifra di poco inferiore a quella ricevuta dalla FIP, la federazione italiana di pallacanestro.

Ma la scherma italiana è quello che è anche per la sua tradizione lunghissima e prestigiosa: la cosiddetta “scuola italiana” è infatti una delle più importanti al mondo da secoli. Nell’Ottocento, per esempio, a Roma c’era la Scuola Magistrale Militare, una delle più all’avanguardia d’Europa. Lì gli schermidori si allenavano fino a nove ore al giorno e, oltre a studiare la tecnica e ad esercitarsi con la spada, facevano anche ginnastica per essere più forti e agili. Era un modo di allenarsi modernissimo per l’epoca.

Quando poi, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la scherma divenne uno sport olimpico e si organizzò con una propria federazione internazionale – e quindi con dei propri Mondiali – l’Italia iniziò a vincere, e parecchio, fin da subito. Negli ultimi cento anni la Nazionale non ha vinto medaglie d’oro alle Olimpiadi solo in quattro edizioni, l’ultima delle quali nel 2021. Nel 2024, a Parigi, vinse un oro, tre argenti e un bronzo.

Rossella Fiamingo, Alberta Santuccio, Giulia Rizzi e Mara Navarria, che alle Olimpiadi di Parigi del 2024 hanno vinto la medaglia d’oro nella spada a squadre femminile (Elsa/Getty Images)

Queste continue vittorie hanno permesso alla scherma italiana di mantenere nel tempo visibilità, prestigio e un livello molto alto, pur nel suo piccolo. Dopotutto, come ha spiegato al Post la giornalista di Sky Sport ed ex schermitrice olimpica Sara Cometti, «vincere aiuta a vincere». Soprattutto, questi successi hanno contribuito a preservare il valore di alcune scuole storiche, le cui tradizioni talvolta si sono sviluppate intorno a specifiche armi della scherma: Jesi per il fioretto, Milano per la spada e Livorno per la sciabola.

Oggi la situazione è molto più distribuita di qualche decennio fa e gli atleti della Nazionale provengono un po’ dappertutto, ma alcune di queste tradizioni locali restano forti. È comunque più probabile, infatti, che inizi a praticare scherma una persona delle zone di Jesi o Frascati, dalle cui scuole sono usciti numerosi campioni olimpici.

La scherma italiana, però, continua ad andare alla grande soprattutto grazie ai suoi maestri, considerati tra i migliori al mondo, in particolare nel fioretto. Questa è l’arma con cui l’Italia ha ottenuto più successi e, essendo spesso il primo approccio alla scherma, quella che permette di costruire meglio di altre delle solide basi tecniche.

In Italia ci sono così tanti allenatori italiani di alto livello che non è nemmeno un problema se molti di loro vanno a lavorare all’estero, per le altre nazionali o ingaggiati dalle università americane. Anche a questi ultimi Mondiali c’erano parecchi allenatori italiani fuori dall’Italia: per esempio, tra quelli della nazionale di Hong Kong (una di quelle più in crescita del momento) c’erano Maurizio Zomparelli e Giacomo Fanizza.

Insomma, nonostante qualche delusione recente – come quella delle Olimpiadi di Tokyo, nel 2021 – la scherma italiana sta ancora bene. Anche quella in carrozzina, che ha a sua volta una storia lunga e vincente, e che in Italia è sempre gestita dalla FIS.

Bebe Vio, una delle atlete italiane più famose dell’ultimo decennio, durante i Mondiali di scherma in carrozzina, 2017 (Paolo Bruno/Getty Images)

C’è comunque qualcosa che potrebbe migliorare. Come detto, resta uno sport molto di nicchia e indubbiamente poco accessibile: è più facile che una bambina o un bambino si trovi a un certo punto a provare a fare canestro con un pallone o scambiare due colpi a tennis, piuttosto che a tirare di scherma.

I costi variano molto a seconda della località, ma le scuole e i corsi base (si può iniziare tra i 6 e i 10 anni) di solito non hanno prezzi esagerati, anche perché capita che sia la scuola stessa a fornire l’attrezzatura. Le cose cambiano quando si passa all’agonismo: a quel punto, di solito, bisogna acquistarsi un’attrezzatura propria, che tra divisa, maschera e arma supera spesso i 500 euro – a cui vanno aggiunti tesseramento e trasferte. E come per gran parte degli sport in Italia, le agevolazioni disponibili sono poche.

Come capita poi ad altri sport, al di fuori delle poche settimane estive delle Olimpiadi la scherma non è così seguita dal grande pubblico; e quella italiana, in questo senso, non è da meno. Nonostante il concetto molto semplice che sta alla base (due persone che combattono ad armi pari), è uno sport molto complicato da seguire se non lo si conosce.

Ci sono tentativi in giro per il mondo di renderlo più appetibile. Per esempio lo schermidore statunitense Miles Chamley-Watson ha creato una nuova lega privata, la World Fencing League, che organizza gare di scherma più rapide, che semplificano le regole e usano tecnologie piuttosto spettacolari. Il rischio, però, è quello di snaturare lo sport.

In Italia, la FIS sta puntando ad altre soluzioni: far praticare la scherma nelle scuole, oppure optare per sedi spettacolari. Quest’anno ci ha provato organizzando i campionati italiani sulla terrazza panoramica del Pincio, a Roma, una località molto turistica: sono andati a vederli oltre 10mila persone, che sono numeri altissimi per un evento del genere.