Una bella storia di calcio
Gaelico però, per chi ne ha abbastanza di calcio italiano: c'entra una squadra che non vinceva da 75 anni
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Domenica al Croke Park di Dublino, uno degli stadi più grandi d’Europa, c’erano più di 80mila persone ad assistere a una storica partita di calcio gaelico, uno sport che di fatto esiste solo in Irlanda, dove però è seguitissimo. “Storica” perché la squadra di Mayo (o Maigh Eo, una delle contee irlandesi) ha battuto i favoriti di Kerry e vinto il più importante torneo nazionale, l’All-Ireland, per la prima volta dopo 75 anni, mettendo fine a un’attesa che era diventata una delle più lunghe nella storia dello sport mondiale.
I tifosi di Mayo aspettavano una vittoria da così tanto tempo, e avevano perso così tante finali (undici, quasi tutte negli ultimi trent’anni), che avevano iniziato a parlare di “maledizione”.
Si era persino diffusa una leggenda secondo la quale dopo l’ultima vittoria della squadra, nel 1951, i festeggiamenti dei giocatori avevano disturbato a tal punto un funerale che un prete lanciò un anatema contro di loro: finché fosse rimasto in vita anche solo un membro di quella squadra, Mayo non avrebbe più vinto l’All-Ireland.
Tra gli appassionati la storia aveva preso talmente piede – perlopiù in modo scherzoso – che ci fu chi tentò perfino la strada dell’intervento papale (l’Irlanda è un paese storicamente molto cattolico) e nel 2018 fece firmare a papa Francesco una maglia della squadra. Prevedibilmente non servì a nulla, visto che nel 2020 e nel 2021 Mayo perse altre due finali.
Ma chi ancora dava credito alla maledizione, e si illudeva che lo sport possa dipendere da scaramanzie e scongiuri, quest’anno aveva un motivo in più per sperare: per la prima volta Mayo avrebbe giocato una finale dell’All-Ireland senza che nessun membro della squadra del 1951 fosse ancora in vita. L’ultimo membro di quella squadra, che ipotizziamo possa non aver gradito il diffondersi della leggenda, morì nel 2023.
This is incredible. 😂
Gaelic Football ladies and gentlemen. pic.twitter.com/fVjghujR7o
— OutKick (@Outkick) July 27, 2026
Per capire quanto il calcio gaelico sia seguito con passione in Irlanda, basta ascoltare questa telecronaca. Al regolamento ci arriviamo, promesso.
Più che ai morti, però, il merito va decisamente ai vivi. In particolare al 18enne Kobe McDonald, che alla sua prima stagione in prima squadra si è distinto per il modo energico con cui ha giocato ed esultato. McDonald, però, già l’anno prossimo andrà in Australia, dove si gioca un football molto simile a quello gaelico, ma con un campionato professionistico.
Il calcio gaelico, infatti, è uno sport amatoriale. Nonostante si impegnino quanto degli sportivi professionisti e nonostante intorno al loro sport girino decine di milioni di euro e sponsor ricchissimi, come Allianz, i giocatori di calcio gaelico non sono pagati.
Questo succede soprattutto per motivi storici, e in tutti i cosiddetti “sport gaelici”, cioè quegli sport tradizionali irlandesi gestiti dalla GAA, la Gaelic Athletic Association. Oltre al calcio gaelico in Irlanda esistono anche l’hurling (che si gioca con delle mazze e una pallina), il camogie (che è la versione femminile dell’hurling), la pallamano gaelica e il rounders (che è molto simile al baseball).
Sono tutti sport amatoriali perché sono nati con un intento politico e nazionalista, non commerciale. La GAA nacque nel 1884 proprio per istituzionalizzare e promuovere gli antichi sport e la cultura irlandese. Il suo fondatore, Michael Cusack, voleva soprattutto opporsi alla diffusione del calcio e del rugby, perché erano sport inglesi, che vedeva come simbolo dell’influenza e del dominio culturale della Gran Bretagna sull’Irlanda.
Ancora oggi la GAA scrive che, tra i suoi obiettivi, c’è quello di «promuovere nei cittadini irlandesi la consapevolezza e l’amore per gli ideali nazionali, e contribuire a sviluppare uno spirito di comunità attraverso i suoi club». Il concetto di comunità è molto importante nel calcio gaelico, e per questo i giocatori devono la loro «fedeltà» e «lealtà» al proprio club e alla propria contea, che è quasi una squadra nazionale. Secondo la GAA, quindi, pagare i giocatori – così come permettere loro di allenarsi a tempo pieno, altra pratica vietata – allontanerebbe lo sport dal suo spirito originario.

La finale dell’All-Ireland tra Dublin e Down nel 1994 (Independent News and Media/Getty Images)
Fuori dall’Irlanda, però, il calcio gaelico è spesso oggetto di prese in giro e descritto come una versione distorta del calcio, dato che è consentito passare o portare la palla anche usando le mani (ma non per tentare un gol). O come una versione semplificata, in quanto in questo caso troppo simile al calcio, del rugby.
Nel calcio gaelico le partite si giocano tra due squadre di 15 giocatori, su un campo rettangolare e con una palla rotonda. I giocatori possono passarsi la palla con le mani o con i piedi, e i punti si fanno in due modi: segnando un gol nella porta avversaria (che è simile a quella del calcio, ma più grande) oppure mandando la palla tra i due pali sopra la traversa (come nel rugby). Nel primo caso si fanno 3 punti, nel secondo 1 o 2, a seconda della distanza del tiro.
Ogni giocatore può tenere la palla per un massimo di quattro passi. Per continuare ad avanzare deve farla rimbalzare in terra (una regola simile c’è anche nel football australiano, dove però la palla è ovale) oppure sul piede.
– Leggi anche: Storia, regole e fortuna del calcio gaelico



