Un altro tentativo di ridurre le commissioni sui piccoli pagamenti elettronici

Le banche e gli operatori sono invitati a proporre agli esercenti offerte sul costo delle transazioni, soprattutto quelle inferiori ai 10 euro

(Marco Loss/LaPresse)
(Marco Loss/LaPresse)
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Le associazioni delle banche e dei fornitori di servizi di pagamento elettronici si sono accordate con le associazioni degli esercenti per provare a ridurre il costo delle commissioni bancarie sui piccoli pagamenti, cioè quelli inferiori ai 30 euro.

L’accordo invita le banche e gli operatori a proporre agli esercenti offerte sul costo delle transazioni, che dovranno essere «significativamente competitive» per i pagamenti sotto i 10 euro. Sulle somme basse a volte i commercianti sono più restii ad accettare pagamenti elettronici, perché il costo delle commissioni incide maggiormente. Queste offerte dovranno essere dedicate alle imprese con ricavi annui fino a 400mila euro.

C’era già stato un accordo simile nel 2023, su sollecitazione del ministero dell’Economia. Rispetto al precedente accordo, però, quello nuovo si applica a un gruppo più ampio di esercenti: prevede infatti che le associazioni bancarie facciano offerte anche per imprese con ricavi oltre i 400mila euro e almeno fino a 750mila euro.

L’accordo coinvolge da un lato alcune organizzazioni che rappresentano e tutelano gli interessi delle banche e degli operatori di pagamenti digitali, tra cui l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e l’Associazione dei Prestatori di Servizi di Pagamento (APSP) e l’Assofin; dall’altro le principali associazioni di categoria degli esercenti, cioè Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA) e la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE).

Le associazioni bancarie sono anche invitate a fornire offerte chiare e trasparenti rispetto ai costi delle transazioni, in modo che gli esercenti possano confrontarle e valutarle. Spesso, infatti, è difficile sapere a quanto ammontino effettivamente le commissioni: le banche possono applicarle in modo diverso ai vari clienti, e per motivi di concorrenza non sempre divulgano chiaramente i costi.

L’accordo comunque non impone condizioni precise sulla riduzione delle commissioni e non è vincolante per le banche, che possono scegliere se aderire. Visto che non impone prezzi fissi e non interferisce quindi con il libero mercato, l’accordo ha ricevuto il parere favorevole dell’Antitrust, cioè l’Autorità italiana garante della concorrenza e del mercato.

In Italia i commercianti sono tenuti ad accettare pagamenti elettronici per transazioni di qualsiasi somma. L’obbligo era stato introdotto a giugno del 2022 dal governo di Mario Draghi, con lo scopo di rendere tracciabili i pagamenti digitali, anche per i piccoli importi, e contrastare in questo modo l’evasione fiscale. Nonostante questo, in alcuni esercizi commerciali c’è ancora resistenza a permettere i pagamenti elettronici in ogni caso, e spesso la ragione sono proprio le commissioni.

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