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  • Lunedì 15 giugno 2026

Nessuno sa quando Ucraina e Moldavia entreranno nell’Unione Europea

Nemmeno se entreranno: oggi inizia il primo passaggio formale, di una serie potenzialmente infinita

La presidente della Moldavia Maia Sandu insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il 26 aprile 2026 (AP/Evgeniy Maloletka)
La presidente della Moldavia Maia Sandu insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il 26 aprile 2026 (AP/Evgeniy Maloletka)
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Lunedì in una riunione in Lussemburgo i governi dell’Ucraina, della Moldavia e dei paesi dell’Unione Europea apriranno formalmente il primo gruppo di capitoli negoziali per l’adesione di Ucraina e Moldavia all’Unione. In sostanza, significa che inizieranno concretamente le trattative per l’ingresso dei due paesi, che hanno ottenuto lo status di candidati nel 2022. Trattative che potenzialmente potrebbero durare all’infinito, e non concludersi mai: più o meno quello che sta succedendo alla Turchia da più di vent’anni.

Eppure quello di lunedì è un passo simbolico molto importante per i governi di Moldavia e Ucraina, che avevano fatto insieme domanda di adesione nel 2022. Per entrambi diventare paesi membri aiuterebbe a sottrarsi all’influenza della Russia: l’Ucraina sta cercando di contrastare un’invasione russa da ormai 12 anni, da quando cioè la Russia occupò la Crimea; la Moldavia teme di essere la prossima anche perché sul suo territorio ospita un’autoproclamata repubblica indipendente filorussa, la Transnistria.

L’inizio dei negoziati era stato ritardato soprattutto per via dell’opposizione dell’Ungheria, che fino a maggio era governata da Viktor Orbán, uno dei politici più filorussi dell’Unione Europea. Poi è andato al governo Péter Magyar, un politico conservatore un po’ più filoeuropeo e meno ostile nei confronti dell’Ucraina, e l’Ungheria ha smesso di opporsi.

Sia l’Unione Europea che i governi di Ucraina e Moldavia hanno commentato con toni molto enfatici l’inizio dei negoziati, ma quello che si aprirà oggi è un processo diplomatico senza scadenze precise. Potrebbe durare molti, molti anni, e soprattutto non dà nessuna garanzia che Ucraina e Moldavia entrino effettivamente nell’Unione.

Volodymyr Zelensky (al centro) insieme al presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il 6 marzo 2025 (AP Photo/Omar Havana)

Volodymyr Zelensky (al centro) insieme al presidente del Consiglio Europeo António Costa e alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il 6 marzo 2025 (AP Photo/Omar Havana)

Per aderire all’Unione Europea un paese deve rispettare una serie di parametri e norme europee, che si applicano negli ambiti più disparati e che includono tra le altre cose il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto, ma anche questioni più tecniche, come la protezione della proprietà intellettuale o la gestione degli appalti.

Questi princìpi sono suddivisi in 35 capitoli, raggruppati in 6 ambiti generali, ai quali a volte ci si riferisce come cluster, in inglese: questioni fondamentali, mercato interno, competitività e crescita, agenda verde, agricoltura e coesione, relazioni esterne. I capitoli che Ucraina e Moldavia apriranno lunedì sono quelli relativi al primo cluster, sulle questioni fondamentali: riguardano tra le altre cose i diritti fondamentali e il sistema giudiziario.

Per ogni capitolo i rappresentanti degli Stati membri e del paese candidato valutano la distanza tra le leggi europee e quelle in vigore nel paese candidato, e si mettono d’accordo sulle riforme da approvare per colmarla. Ogni capitolo viene gestito separatamente, e viene dichiarato chiuso solo quando tutte le parti sono soddisfatte. Solo quando tutti e 35 i capitoli sono chiusi il paese candidato può ufficialmente entrare nell’Unione Europea – anche se ovviamente da lì in poi ci sono tutta un’altra serie di passaggi, più politici.

Alcuni paesi candidati stanno negoziando il proprio ingresso già da parecchi anni. Il Montenegro, che oggi è considerato il paese più avanti nel processo di integrazione europea, ha aperto i negoziati sui primi capitoli nel 2012, e a oggi ne ha chiusi 14. La Turchia, la cui integrazione nell’Unione Europea è una questione da sempre complicata e controversa, aprì i primi capitoli negoziali nel 2006, ma da allora i negoziati si sono fermati, e ne ha chiuso solo uno.

Una manifestazione a sostegno dell'integrazione della Moldavia nell'Unione Europea a Chisinau, nel 2023 (AP Photo/Aurel Obreja)

Una manifestazione a sostegno dell’integrazione della Moldavia nell’Unione Europea a Chisinau, nel 2023 (AP Photo/Aurel Obreja)

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky vorrebbe che il processo avanzasse in modo più spedito, e ha già detto che per lui avrebbe senso aprire tutti i capitoli negoziali già quest’estate. In passato aveva detto che l’Ucraina sarebbe diventata un paese dell’Unione già nel 2027: un obiettivo irrealistico, per il gran numero di riforme che deve approvare e anche, ovviamente, per via della guerra in corso.

Va anche detto che il processo di allargamento negli ultimi anni si è un po’ fermato, dopo l’ingresso della Croazia nel 2013. Il fatto che negli ultimi vent’anni siano entrati soprattutto paesi dell’est Europa, dalle economie fragili e in generale assai vulnerabili all’influenza russa, è diventato un problema sempre più concreto. Paesi come la Polonia e l’Ungheria ieri, e la Slovacchia e la Cechia oggi, hanno di fatto rallentato un processo di integrazione sempre più stretta fra i paesi dell’Unione.

Al contempo, però, chiudere totalmente alla possibilità che questi paesi entrino nell’Unione Europea significherebbe permettere alla Russia di avere un’influenza ancora più grande nell’Europa orientale.

È per questo che il sistema odierno è un po’ una via di mezzo: l’Unione Europea incoraggia i paesi a chiedere di entrare – al momento i paesi candidati sono 9 – ma poi i negoziati veri e propri si trascinano per moltissimi anni.

– Leggi anche: L’Unione Europea ha smesso di allargarsi