La statua di Lenin davanti al palazzo del governo di Tiraspol, in Transnistria. (il Post)
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Che cos’è la Transnistria

La piccola repubblica separatista stretta tra Moldavia e Ucraina ha una storia travagliata e un forte legame con la Russia e il passato sovietico

La statua di Lenin davanti al palazzo del governo di Tiraspol, in Transnistria. (il Post)
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Negli ultimi tre giorni di guerra in Ucraina una parte delle attenzioni si è concentrata su una striscia di territorio lunga circa 400 chilometri e larga una ventina, formalmente parte della Moldavia e al confine con l’Ucraina: è la Transnistria, dove martedì ci sono stati alcuni attacchi contro edifici pubblici e antenne radio, forse compiuti da forze russe o filorusse per creare un potenziale pretesto che giustifichi un’invasione della Moldavia o un’invasione dell’Ucraina da ovest (non ci sono ancora certezze sugli attacchi comunque, e le notizie sono piuttosto confuse).

La Transnistria, il cui nome significa “oltre il fiume Dnestr”, è una repubblica filorussa che si considera indipendente, ma che nessun paese del mondo ha mai riconosciuto, neanche la Russia, con cui da anni i leader locali intrattengono stretti rapporti.

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Le istanze separatiste in Transnistria cominciarono a emergere all’inizio degli anni Novanta e poi con più intensità nel 1992, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la dichiarazione di indipendenza da parte della Moldavia. Già prima c’erano stati conflitti armati a bassa intensità, ma nei primi mesi del 1992 ci furono combattimenti intensi tra truppe separatiste e moldave, che videro anche il coinvolgimento dell’esercito russo a sostegno dei separatisti e di volontari romeni a sostegno dei moldavi.

I combattimenti causarono circa un migliaio di morti prima che si arrivasse a un cessate il fuoco a luglio del 1992. Negli anni seguenti si cercò di trovare una soluzione politica alla crisi, ma senza successo: nel 2005 iniziò un dialogo con la Russia, la Moldavia, l’Ucraina e i paesi dell’OSCE per trovare un accordo sulla creazione di una Moldavia federale di cui facesse parte anche la Transnistria. Ma le trattative arrancarono e nel 2014, con l’annessione della Crimea da parte della Russia, l’ipotesi sfumò definitivamente.

Tiraspol (Valentina Lovato/Il Post)

In tutti questi anni, è rimasto un forte legame tra la Transnistria e la Russia. Ancora oggi la Russia manda alla Transnistria aiuti economici e militari vitali per l’economia locale: ha un contingente dell’esercito di circa 1.500 unità di stanza in Transnistria, paga una pensione supplementare agli anziani transnistriani e le fornisce gas a prezzi calmierati.

Una buona parte della popolazione parla russo, nella regione si usa l’alfabeto cirillico e le trasmissioni televisive sono dominate dai media russi filogovernativi, i quali diffondono versioni distorte della guerra in Ucraina di cui molti in Transnistria sono convinti. La Moldavia di fatto non ha punti di contatto con questa sua regione separatista, che ha un suo governo e una sua valuta (il rublo transnistriano). Il più grande gruppo di aziende del paese – Sheriff – fa capo a una specie di oligarca filorusso e controlla una catena di negozi, stazioni di benzina e la squadra di calcio più forte del paese, lo Sheriff Tiraspol.

Questo gruppo fu fondato negli anni Novanta da due ex membri del KGB, il servizio segreto sovietico, e in effetti la Transnistria mantiene ancora un legame con l’Unione Sovietica impensabile in quasi ogni altro posto del mondo. Nella bandiera ufficiale c’è la falce e il martello, un simbolo riproposto anche sugli edifici pubblici e sulle insegne. Tiraspol, la capitale, è piena di statue dedicate a generali sovietici, compresa una gigantesca di Lenin davanti al palazzo del governo.