In Spagna Leone XIV non ha accontentato fino in fondo nessuno
L'ultimo viaggio apostolico ha mostrato che sia per la destra che per la sinistra è difficile tirare il papa dalla propria parte
di Francesco Gaeta

Il viaggio in Spagna di papa Leone XIV che si è concluso il 12 giugno era molto atteso per due motivi. Il primo è che si è svolto dopo la pubblicazione della sua prima enciclica, un testo per vari aspetti molto politico e programmatico del suo pontificato. Il secondo è che il paese scelto è diventato negli ultimi anni uno dei più avanzati d’Europa sui diritti civili, molto aperto in tema di politiche migratorie, e anche assai critico verso la politica estera degli Stati Uniti. Cosa avrebbe detto Leone, reduce da mesi di confronto a distanza con Trump, sulla guerra e le politiche migratorie? E cosa su aborto e fine vita?
Leone ha dato delle risposte, chiarendo il suo profilo politico e anche quello dottrinale. Ha però deluso chi, tra i fedeli, si aspettava qualche parola sugli scandali sessuali che hanno riguardato il clero spagnolo. Ha insomma esposto e confermato una sorta di suo metodo che aveva già mostrato in questi primi mesi di pontificato: deciso sui temi di politica internazionale, molto prudente su quelli più strettamente legati alla Chiesa.
Nel discorso più atteso, quello al parlamento spagnolo, Leone ha ricevuto un fragoroso e trasversale applauso di sette minuti, ma senza accontentare fino in fondo nessuno. Ha esordito ringraziando re, governo e parlamentari per «la fedeltà al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace». Ha ripetuto che il diritto internazionale è l’unica via per «risolvere le controversie tra gli Stati». E già sul volo verso Madrid aveva detto che l’intervento armato degli Stati Uniti in Iran non può essere giustificato con l’idea della “guerra giusta”, perché quella teoria «proviene dai secoli passati quando non si immaginavano le armi e la capacità di distruzione di cui si dispone oggi».
Sono frasi che hanno favorito il premier socialista Pedro Sánchez, il più netto oppositore di Trump in Europa e bisognoso di trovare nel papa una sponda per rafforzarsi all’interno dei confini nazionali, dopo le inchieste sul suo partito. A fine maggio Sánchez era andato in visita in Vaticano proprio per preparare il viaggio in Spagna di Leone. Al termine dell’incontro aveva detto di considerarlo «una bussola morale» nel contesto internazionale.
Al parlamento Leone ha però aggiunto alcune cose che a Sanchez saranno piaciute meno, e che sono state usate contro di lui dai suoi avversari. Secondo Leone «la fede non pretende di imporsi con privilegi o coercizioni ma non può nemmeno essere relegata al silenzio, come se fosse irrilevante per la vita pubblica». È stato il preannuncio della frase che ha destato le attenzioni maggiori dei cronisti e degli esponenti della destra, quella sull’aborto e sull’eutanasia, diritti regolati in Spagna da leggi approvate da governi di sinistra: «Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza».
Il Partito Popolare, di centrodestra, e Vox, di estrema destra, hanno però avuto la loro parte quando Leone ha parlato della situazione di migranti e richiedenti asilo, per i quali ha chiesto «un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione». Nella tappa alle isole Canarie, che si trovano su una delle rotte più utilizzate dalle imbarcazioni di persone migranti, ha detto di sperare che la storia «non debba accusarci in futuro di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste».
Parlando all’Europa ha aggiunto che «non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi».
Il Partito Popolare e Vox sono fortemente contrari al piano straordinario di legalizzazione per 500mila immigrati che il governo Sánchez ha approvato di recente e che il leader Popolare Alberto Núñez Feijoo ha definito «ingiusto, insicuro e insostenibile». Negli ultimi mesi, poi, Vox ha imposto al Partito Popolare, nelle regioni in cui governano insieme, la formula della “priorità nazionale”, con cui si intende dare precedenza agli spagnoli nell’accesso ad alcuni sussidi pubblici, alla casa, ai servizi sociali e in alcuni casi alle politiche sanitarie. In certe regioni questi patti includono misure come limitare l’accoglienza ai minori stranieri e abolire gli aiuti pubblici alle ONG che lavorano con le persone migranti.
Nel viaggio spagnolo il papa ha approfondito cosa rende «giusto ciò che è legale», cioè quando una cosa prevista dalla legge può essere considerata anche giusta moralmente. La risposta è stata in continuità con quanto affermato nella sua enciclica: il concetto di «dignità umana», espressione ripetuta più e più volte nei suoi discorsi spagnoli e che si traduce nel ripudio di politiche basate sulla «imposizione della forza».
Nel discorso al parlamento ha citato su questo la “scuola di Salamanca”, un movimento teologico e filosofico della Spagna del Cinquecento, l’epoca delle grandi conquiste imperiali in Sudamerica. I teologi della scuola di Salamanca furono tra i primi a sostenere che anche le persone indigene, non cristiane e oppresse con le campagne coloniali spagnole, erano soggetti di diritti e non oggetti del potere: già al tempo «la ragione non poteva essere invocata per rivestire di legittimità ciò che la forza o l’interesse presentavano come conveniente».
Il papa ha così costruito un parallelo tutto spagnolo per chiarire quali confini oggi debba incontrare il potere degli Stati: «La dignità, la giustizia e il bene comune sono la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale sia internazionale».
Leone è apparso molto più prudente sul tema degli abusi sessuali avvenuti all’interno della Chiesa spagnola. Fino a pochi anni fa la Conferenza episcopale spagnola sosteneva che il problema fosse marginale: nell’ottobre del 2018 riconosceva solo quattro casi e parlava di “eccezione” spagnola rispetto ad altri paesi. Una lunga e solida inchiesta del quotidiano El País ha invece documentato abusi che hanno riguardato oltre 3mila vittime.
In Spagna, Leone ha incontrato sei vittime di abusi e ha parlato del tema nell’incontro con la gerarchia episcopale spagnola. Ha detto che «ogni persona ferita deve essere in grado di trovare ascolto sincero, accettazione, protezione e veri sentieri di guarigione». Non ha usato la parola vittime né il termine crimine. Una parte della stampa spagnola gli ha rimproverato proprio questo: di avere adoperato per i migranti il linguaggio dei diritti e per le vittime della Chiesa quello più debole della compassione.



