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  • Giovedì 11 giugno 2026

La guerra di Israele in Libano sta mettendo una comunità contro l’altra

I bombardamenti israeliani contro Hezbollah si ripercuotono su tutta la popolazione, aumentando le divisioni in una società già frammentata

Un agente della polizia libanese in un quartiere di Beirut dove ci sono state tensioni tra gli sfollati e gli abitanti, 1 aprile 2026 (AP Photo/Hussein Malla)
Un agente della polizia libanese in un quartiere di Beirut dove ci sono state tensioni tra gli sfollati e gli abitanti, 1 aprile 2026 (AP Photo/Hussein Malla)
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I bombardamenti israeliani in Libano, che vanno avanti da più di tre mesi, stanno facendo aumentare le tensioni tra le diverse comunità che compongono la società libanese. Questo rende più instabile il Libano e più fragili il suo governo e il suo esercito, ossia due entità che dovrebbero contrastare internamente Hezbollah, il gruppo sciita alleato dell’Iran e nemico di Israele.

Per capire la situazione bisogna fare un passo indietro. Il Libano è un paese frammentato, in cui convivono comunità di musulmani sciiti, musulmani sunniti e cristiani (circa il 30 per cento della popolazione per ciascuna categoria, secondo le stime più recenti), oltre ai drusi e a varie comunità minori. Le divisioni si rispecchiano in un delicato sistema istituzionale, con cui le comunità si spartiscono il potere: tradizionalmente il presidente è sempre un cristiano maronita, il presidente del parlamento un musulmano sciita e il primo ministro un sunnita.

La convivenza è difficile e a tratti violenta. Tra il 1975 e il 1990 ci fu una guerra civile, a cui si sommò a partire dal 1982 l’invasione israeliana, che terminò solo nel 2000. È in quegli anni che nacque Hezbollah. Negli anni successivi il gruppo si è rafforzato, mentre l’esercito regolare e il governo libanese sono diventati sempre più deboli e incapaci di controllare in modo adeguato il paese. Il timore ora è che la guerra in Medio Oriente esasperi di nuovo le divisioni interne fino ad arrivare a una nuova guerra civile.

– Leggi anche: La posizione impossibile del governo libanese

Un palazzo distrutto dai bombardamenti israeliani a Beirut, 7 giugno 2026 (AP Photo/Hassan Ammar)

Dall’inizio della guerra, a fine febbraio, i bombardamenti israeliani in Libano hanno ucciso più 3.600 persone, hanno devastato ampie aree del paese, distrutto ponti e strade essenziali per i collegamenti tra nord e sud, causato più di un milione di sfollati e danni economici e infrastrutturali che il Libano non ha i mezzi economici per riparare. Israele continua inoltre a occupare circa il 10 per cento del territorio libanese vicino al proprio confine, impedendo di tornare a casa a centinaia di migliaia di abitanti del sud.

L’entrata in guerra di Hezbollah al fianco dell’Iran, come ritorsione per gli attacchi di Israele e Stati Uniti, ha eroso in parte il consenso che il gruppo aveva anche tra i musulmani sciiti. Ma soprattutto ha generato rancori tra le altre comunità libanesi, che accusano Hezbollah di aver trascinato il paese in una guerra che non apparteneva al Libano, senza alcun vantaggio per la popolazione.

Nella maggior parte dei casi le persone uccise dai bombardamenti e gli sfollati interni sono musulmani sciiti, ma le conseguenze si ripercuotono su tutti. Gli sciiti sfollati, provenienti soprattutto dal sud occupato da Israele, sono stati costretti a spostarsi in aree abitate da altre comunità. Hanno sovraccaricato i rifugi e creato accampamenti informali principalmente sul lungomare della capitale Beirut. Alcuni sono andati nelle moschee sunnite o nelle scuole dei paesi a prevalenza cristiana, in vari casi creando problemi con gli altri fedeli e con gli abitanti.

Il principale timore delle altre comunità è che la presenza degli sciiti attiri i bombardamenti israeliani. Ad aprile, dopo un attacco su Yahchouch, una cittadina a prevalenza cristiana maronita in cui sono stati uccisi un dirigente locale del partito cristiano e alcuni civili, gruppi di abitanti si sono radunati per cacciare gli sfollati sciiti. Il consiglio municipale ha poi invitato gli sfollati ad andarsene, per evitare che nascessero scontri che la polizia nazionale e l’esercito non sarebbero stati in grado di contenere.

– Leggi anche: L’esercito israeliano non avanzava così tanto in Libano da 26 anni

Una croce in una via del quartiere cristiano di Tiro, nel Libano meridionale, 29 marzo 2026 (AP Photo/Hussein Malla)

Nonostante le richieste dell’Iran e degli Stati Uniti di fermare i bombardamenti, Israele sta proseguendo e anzi espandendo la propria campagna anche oltre le aree dove è tradizionalmente più radicato Hezbollah, sostenendo che i miliziani del gruppo si nascondano anche altrove. Israele sostiene di colpire solo obiettivi legati a Hezbollah, ma in un singolo bombardamento vengono regolarmente uccisi anche decine, a volte centinaia di civili.

Martedì per la prima volta dall’inizio della guerra l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione del quartiere cristiano di Tiro, nel sud del Libano. Centinaia di persone che ci abitavano, soprattutto cristiani, si sono dovute spostare, lasciando un quartiere che fino a quel momento era stato considerato sicuro (tanto che era diventato un rifugio anche per gli sfollati). Dopo l’ordine di evacuazione l’esercito libanese ha schierato i propri soldati nel quartiere per mostrare la propria presenza e tentare di scongiurare bombardamenti israeliani.

In base all’accordo di cessate il fuoco tra Israele e il governo libanese, fatto ad aprile e rinnovato a inizio giugno, l’esercito dovrebbe muoversi per smantellare e disarmare Hezbollah. Ma Hezbollah finora ha rifiutato di disarmarsi: rinnega i negoziati e ha vincolato la cessione delle armi al ritiro dell’esercito israeliano, che a sua volta sostiene di non voler lasciare il Libano fin quando Israele del nord non sarà al sicuro.

A marzo il governo libanese ha dichiarato illegali le attività di Hezbollah e ha provato ad aumentare gli sforzi per il disarmo, senza successo. L’esercito regolare è addestrato e armato peggio di Hezbollah, e non ha i mezzi per imporsi con la forza. Secondo varie analisi, usare la forza per togliere le armi a Hezbollah amplificherebbe le molte tensioni interne alla società libanese e all’esercito stesso, a sua volta frammentato e composto da membri di tutte le comunità che abitano il Libano.

– Leggi anche: Israele non si ferma in Libano