Il sushi sul nastro trasportatore sta uscendo dal Giappone
La catena più importante continua a espandersi in Cina e quest'anno aprirà un ristorante anche a New York

Una delle più grandi catene giapponesi di sushi servito sul nastro trasportatore, Sushiro, sta diventando sempre più popolare anche fuori dal Giappone. Nel 2025 aveva 234 ristoranti all’estero e punta ad arrivare a 320 prima della fine del 2026. La maggior parte dei locali di Sushiro fuori dal Giappone si trova in Cina, ma la catena è presente anche a Singapore, Thailandia, Taiwan e Corea del Sud. Quest’anno aprirà infine il suo primo ristorante negli Stati Uniti, a New York, esordendo sul mercato non asiatico.
La Cina è di gran lunga il mercato che sta trainando l’espansione di Sushiro all’estero. Il primo ristorante era stato aperto nel 2021 a Guangzhou, ma il vero successo è arrivato l’anno scorso con l’apertura della sede di Shanghai. In quell’occasione migliaia di persone si misero in fila per provare il sushi della catena. L’interesse non si è esaurito nei mesi successivi all’inaugurazione, secondo i media cinesi, e nei fine settimana davanti ai ristoranti di Guangzhou, Shenzhen e di altre grandi città si formano ancora lunghe code.
Il ristorante è stato reso popolare soprattutto dai giovani cinesi, che hanno condiviso foto e video dei loro pasti sui social network cinesi come Xiaohongshu e Douyin. Il ristorante è famoso per il suo rapporto qualità prezzo: è molto economico e a detta di chi lo ha provato è anche abbastanza buono. Ogni tavolo è dotato di un tablet dal quale i clienti possono consultare il menu e ordinare direttamente i piatti desiderati. L’ordine viene inviato alla cucina e, una volta pronto, raggiunge il tavolo tramite il nastro trasportatore.
L’esperienza è simile a quella dei ristoranti con il sushi su nastro più tradizionali, in cui i clienti sono seduti al bancone e possono prendere i piatti che scorrono senza ordinarli in anticipo. In questo modo la catena mantiene un elemento considerato curioso e divertente, soprattutto dai clienti stranieri, e allo stesso tempo riesce a ridurre gli sprechi, controllando meglio la produzione e preparando i piatti al momento.
In teoria il sistema è anche più igienico, perché i piatti non restano esposti lungo il nastro e non rischiano di essere toccati da altri clienti. Qualche anno fa in Giappone nacque un ampio dibattito proprio sull’igiene di questi ristoranti. A scatenarlo fu un video diventato virale in cui un ragazzo si leccava le dita e poi toccava il sushi che passava sul nastro trasportatore, probabilmente per fare uno scherzo agli altri clienti. L’episodio avvenne proprio in un ristorante Sushiro, che in seguito smise di utilizzare quel sistema mantenendo il nastro.
Nonostante queste modifiche, recentemente Sushiro ha avuto di nuovo problemi legati all’igiene. A marzo un cliente ha detto di aver trovato uova di parassiti in un piatto di tonno servito in un ristorante di Pechino: Sushiro ha detto che non è stata rilevata alcuna contaminazione e che il prodotto rispettava gli standard di sicurezza alimentare. Le indagini non sembrano comunque aver intaccato la popolarità della catena tra i clienti.
L’invenzione del sushi servito tramite nastro trasportatore è generalmente attribuita a Yoshiaki Shiraishi, proprietario di un piccolo ristorante che cercava un modo per gestire meglio il servizio. L’idea gli venne osservando una linea di imbottigliamento della birra Asahi, dove le bottiglie venivano trasportate automaticamente lungo la catena di produzione. Shiraishi impiegò cinque anni per perfezionare il sistema, progettando un nastro capace di seguire percorsi complessi mantenendo una velocità costante. Installò il primo impianto nel suo ristorante di Higashiosaka nel 1958 e negli anni successivi vendette la tecnologia a più di 250 ristoranti in varie parti del Giappone.
L’idea fu poi imitata e migliorata, fino a diventare uno degli elementi più riconoscibili dei ristoranti di sushi in tutto il mondo. In origine questi locali erano organizzati attorno a un lungo bancone: i clienti sedevano uno accanto all’altro, rivolti verso il nastro trasportatore, e difficilmente riuscivano a interagire tra loro. Con il tempo furono introdotti tavoli disposti perpendicolarmente al nastro, rendendo l’esperienza più adatta a gruppi e famiglie. La nuova configurazione aveva anche un vantaggio pratico: permetteva di servire un numero maggiore di clienti e di sfruttare meglio lo spazio disponibile.
Il successo dei nastri trasportatori per il sushi ha avuto diverse ondate. Negli anni Settanta, per esempio, l’Esposizione internazionale di Osaka fece conoscere il sistema a molti visitatori dall’estero, facendo aumentare la domanda per questa soluzione al di fuori del Giappone. Negli anni Ottanta il numero di ristoranti di questo tipo crebbe notevolmente nelle principali città giapponesi, complice l’accresciuta tendenza della popolazione a pranzare fuori casa. Alla fine degli anni Novanta la fine della bolla economica e il conseguente abbassamento dei prezzi resero ulteriormente popolari i locali con nastro trasportatore. Negli ultimi anni il sistema è diventato meno popolare, in parte grazie a una maggiore richiesta di qualità da parte dei clienti, che preferiscono il sushi fatto sul momento e non in giro da chissà quanto sul bancone.



