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  • Venerdì 5 giugno 2026

Gli attivisti della Flotilla detenuti in Libia sono in sciopero della fame

Erano stati arrestati il 24 maggio: stanno protestando contro la detenzione, i maltrattamenti e l'impossibilità di avere assistenza legale

Un presidio in piazza Castello a Torino per chiedere la liberazione di Dina Alberizia, una dei due attivisti italiani della Flotilla fermati in Libia, 4 giugno 2026 (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)
Un presidio in piazza Castello a Torino per chiedere la liberazione di Dina Alberizia, una dei due attivisti italiani della Flotilla fermati in Libia, 4 giugno 2026 (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)
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Gli organizzatori della Global Sumud Flotilla, l’iniziativa civile che ha provato due volte a rompere il blocco navale imposto da Israele davanti alla Striscia di Gaza, hanno fatto sapere che i dieci attivisti detenuti in Libia stanno facendo uno sciopero della fame. Facevano parte del gruppo che stava provando ad attraversare il paese per portare cibo, medicinali e beni di prima necessità a Gaza passando dal varco di Rafah, in Egitto, e che è stato bloccato dalle autorità libiche nei giorni scorsi. In un comunicato diffuso giovedì gli organizzatori hanno scritto che da quattro giorni rifiutano cibo e acqua per protestare contro la detenzione, i maltrattamenti e l’impossibilità di avere assistenza legale.

I dieci attivisti erano stati arrestati il 24 maggio in Libia: tra di loro ci sono anche due italiani: Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Alla spedizione di terra stavano partecipando oltre 200 persone, che da diversi giorni erano rimaste bloccate vicino alla città di Sirte, al confine fra la parte occidentale e quella orientale della Libia. Una delegazione era andata oltre il confine per trattare con le autorità della Libia orientale, controllata dal generale Khalifa Haftar, per permettere il passaggio del convoglio: erano stati arrestati con l’accusa di ingresso illegale nel paese. Dopo la fine della guerra civile in Libia ci sono due governi e solo uno, quello dell’ovest, è riconosciuto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.

Martedì le autorità libiche hanno prolungato la detenzione degli attivisti fino alla prossima udienza, che si terrà martedì. La missione di terra nel frattempo è stata bloccata e nei giorni scorsi gli attivisti sono stati espulsi dal paese.

Gli organizzatori della Flotilla scrivono che gli attivisti si trovano in una struttura isolata: il ministero degli Esteri italiano aveva fatto sapere che si trovano in una caserma della polizia della Libia orientale. Secondo la Flotilla sono sottoposti a maltrattamenti psicologici e a lunghi interrogatori, e le autorità libiche stanno negando loro visite mediche. Oltre ai dieci arrestati il 24 maggio, secondo quanto comunicato dalla Flotilla, è in carcere in Libia anche un altro attivista tunisino arrestato il 19 maggio.

Il console generale italiano a Bengasi, la sede del governo della Libia orientale, Filippo Andrea Colombo, aveva potuto vedere Centrone e Alberizia il 27 maggio. Aveva fatto sapere di averli trovati «in buone condizioni» e di avere chiesto però alle autorità libiche di migliorare le condizioni di detenzione di tutti gli attivisti. Secondo quanto riferito dal console, le autorità libiche avevano quindi permesso agli attivisti di potersi fare una doccia, di avere un cambio di vestiti e una «sistemazione migliore». La Farnesina (il ministero degli Esteri) ha fatto sapere che giovedì Centrone e Alberizia hanno potuto parlare con le loro famiglie.

Martedì il ministero degli Esteri ha detto che il console aveva chiesto di poter incontrare di nuovo i detenuti italiani, ma ancora non ci è riuscito né si sa quando potrebbero essere espulsi.