Cos’è la Festa della Repubblica
Celebra il referendum che abolì la monarchia e fece nascere la Repubblica italiana, esattamente 80 anni fa

Il 2 giugno è il giorno della Festa della Repubblica italiana. Ricorda il referendum con cui ottant’anni fa, il 2 e 3 giugno del 1946, le italiane e gli italiani scelsero democraticamente se mantenere la monarchia che governava il paese fin dalla sua unificazione o se abolirla e instaurare una repubblica. Vinse la repubblica, che ottenne 12.718.641 voti contro i 10.718.502 della monarchia.
Questo voto viene ricordato anche perché fu la prima volta in cui a livello nazionale parteciparono le donne, che in parte avevano già votato alle amministrative di alcuni mesi prima.
Il cerimoniale ufficiale della Festa della Repubblica prevede che il presidente della Repubblica deponga una corona d’alloro in omaggio al Milite Ignoto, all’Altare della Patria, che si trova in piazza Venezia a Roma. Lungo i Fori Imperiali si svolge poi la sfilata delle forze armate: oltre all’Esercito Italiano, alla Marina militare, all’Aeronautica militare e ai Carabinieri, alla parata partecipano anche la Guardia di finanza, la polizia, i Vigili del fuoco, la Croce Rossa e alcuni corpi della Polizia municipale di Roma e della Protezione Civile. Alla cerimonia presenziano sempre anche diversi esponenti politici.
La Festa della Repubblica si celebra dal 1948, ma non si è tenuta sempre il 2 giugno. Per questioni economiche, cioè per non perdere un giorno lavorativo, nel 1977 si decise di renderla una festa “mobile”, che ricorreva ogni anno la prima domenica di giugno. L’anno precedente comunque non si era festeggiata a causa del terremoto che aveva colpito il Friuli Venezia Giulia il 6 maggio 1976. La festa fu reintrodotta per il 2 giugno nel 2000 dal secondo governo di Giuliano Amato, su iniziativa del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Quello del 2 e del 3 giugno del 1946 fu l’unico referendum istituzionale della storia italiana, cioè un voto con cui si sceglie l’assetto dello Stato. Si tenne alla fine di uno dei periodi più difficili per l’Italia contemporanea, dopo vent’anni di fascismo e la Seconda guerra mondiale. Dopo le divisioni lasciate dal regime, dalla guerra e dalla lotta per la liberazione la povertà era molto diffusa e il clima teso: molti si aspettavano una guerra civile, e questo influenzò il voto e quello che accadde dopo.
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Effettivamente il risultato del voto mostrò una profonda divisione: quella fra il Sud, che votò a larga maggioranza per il mantenimento della monarchia, e il Nord, che invece propese per la repubblica. I leader dei principali partiti erano quasi tutti a favore della repubblica, ma c’era comunque il timore che al sud i monarchici avrebbero potuto organizzare insurrezioni o rivolte, e che in caso di disordini i carabinieri si sarebbero schierati con il re.
Al Sud ci fu davvero qualche scontro: uno dei più gravi fu a Napoli, dove un gruppo di monarchici attaccò una sede del Partito Comunista – vi si era rifugiato anche Giorgio Napolitano, anni dopo divenuto presidente della Repubblica – e quando la polizia intervenne nove manifestanti monarchici furono uccisi.
I primi risultati preliminari dello spoglio davano in vantaggio la monarchia, che però venne nettamente superata dalla repubblica con il proseguire del conteggio. Il 10 giugno la Corte di Cassazione proclamò per la prima volta il risultato, con qualche complicazione: usò una formula dubitativa, che rimandava al 18 giugno l’ufficializzazione dell’esito del voto, per poter analizzare alcune segnalazioni arrivate soprattutto dalla parte monarchica. Gli aventi diritto erano 28 milioni e votarono in 25 milioni con un’affluenza che fu dell’89 per cento: i voti per la repubblica furono il 54 per cento di quelli validi e quelli per la monarchia il 45; le schede bianche o non valide un milione e mezzo, gli astenuti circa 3 milioni.
Alcide De Gasperi, capo del governo provvisorio, non attese però la proclamazione ufficiale: fra il 12 e il 13 giugno prese formalmente atto del risultato e proclamò il passaggio di poteri da re Umberto II (in carica da un mese dopo l’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III) al governo provvisorio, dopo un breve scontro con le istituzioni monarchiche.
Le complesse vicende dello spoglio, l’importanza storica di quel referendum e anche la situazione molto tesa in cui si votò hanno dato vita a teorie su possibili brogli, che in occasione della Festa della Repubblica riaffiorano periodicamente. Secondo le analisi di storici ed esperti che negli anni hanno approfondito le dinamiche del voto e i risultati, la votazione si svolse in maniera tutto sommato regolare; inoltre, creare artificialmente un distacco di quasi 2 milioni di voti avrebbe richiesto la complicità di migliaia di persone e lasciato dietro di sé molte prove.
Il voto non si svolse su tutto il territorio dell’Italia del tempo, né tutti i cittadini italiani ebbero veramente la possibilità di esprimersi. Migliaia di persone si trovavano ancora nei campi di prigionia alleati o internati in Germania. Inoltre non venne organizzato il voto in provincia di Bolzano, che venne annessa alla Germania alla fine della guerra e poi venne messa sotto controllo degli Alleati, né nei territori orientali, dell’Istria e a Zara, che furono ceduti alla Jugoslavia, e a Trieste, che fino al 1954 rimase sotto una forma di amministrazione internazionale.
Contestualmente al referendum si tennero le elezioni per l’Assemblea Costituente, ovvero l’organo che scrisse la Costituzione italiana e si occupò di alcuni importanti compiti istituzionali prima dell’elezione del primo parlamento, nel 1948. Il partito che ottenne più voti fu la Democrazia Cristiana, seguita dal Partito Socialista e da quello Comunista, i tre partiti che dominarono la vita politica del paese per i successivi cinquant’anni.



