Mattarella è sempre più pop e sempre più social

Ma in qualche modo è così da quando è presidente della Repubblica, nonostante l'apparente aria da ingessato costituzionalista

Il presidente Sergio Mattarella con Anna Pepe, in occasione del 145° anniversario dell'istituzione della Società italiana degli autori e degli editori, Roma, 13 Maggio 2026 (ANSA/US QUIRINALE/ FRANCESCO AMMENDOLA)
Il presidente Sergio Mattarella con Anna Pepe, in occasione del 145° anniversario dell'istituzione della Società italiana degli autori e degli editori, Roma, 13 Maggio 2026 (ANSA/US QUIRINALE/ FRANCESCO AMMENDOLA)
Caricamento player

Nell’autunno del 2014 già si cominciava a pensare all’elezione del presidente della Repubblica che sarebbe dovuta avvenire nel 2015. L’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi chiese quindi alla ministra Maria Elena Boschi di avere un incontro preliminare con un giudice della Corte costituzionale di cui diversi dirigenti del Partito Democratico gli avevano parlato bene. Boschi tornò entusiasta da quel colloquio, era convinta che potesse essere il candidato ideale. Solo un dubbio persisteva tra alcuni dei collaboratori di Renzi: che quel giurista palermitano, 73enne, fosse troppo austero e ingessato rispetto all’immagine che Renzi voleva offrire di sé.

Oggi che di anni ne ha quasi 85, il volto di Sergio Mattarella è condiviso sui social di migliaia di giovani poco avvezzi a seguire la politica, per via di una foto che lo ritrae nella Sala degli specchi del Quirinale insieme ad Anna Pepe, rapper di 22 anni che su Instagram ha 2,6 milioni di follower. Renzi rivendica tuttora l’elezione di Mattarella come una delle sue scelte più azzeccate.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da @annapep3

In apparenza, quindi, c’è stata un’evoluzione notevole nell’immagine di Mattarella. Era l’«uomo in grigio» e senza articolazioni, secondo l’imitazione che nel 2015 ne fece Maurizio Crozza; ora viene baciato da Gianna Nannini, e ne sorride imbarazzato ma un po’ compiaciuto. Era forse sbagliata la prima impressione, però.

Nel febbraio del 2016, infatti, appena un anno dopo la sua elezione, dopo aver ricevuto al Quirinale il fondatore di Instagram Kevin Systrom, Mattarella fece aprire il profilo della presidenza della Repubblica – prima istituzione italiana a farlo – su quel social network, postando un selfie con Systrom. Si capì presto che era un presidente molto misurato negli atteggiamenti, ma per nulla sdegnoso nei confronti dei nuovi mezzi di comunicazione.

Quello che colpisce di Mattarella è semmai la coerenza con se stesso, con la sua cultura e con la sua indole di mite e umbratile democristiano anche quando si trova nei contesti più lontani dal rigore istituzionale che gli è più abituale. E probabilmente è proprio questo che funziona. Quando Mattarella va a seguire le partite di calcio del Palermo allo stadio Barbera, com’è accaduto durante le ultime vacanze di Pasqua, si presenta in tribuna con la giacca nera, il gilè nero, l’abituale cravatta blu punteggiata di bianco e il paltò nero. Resta fedele alla sua austerità senza avere timore di uscire dalla comfort zone del Quirinale.

Non è una trovata mediatica estemporanea, ma una scelta meditata fin dall’inizio del suo primo mandato. Il suo predecessore Giorgio Napolitano aveva modi di comunicare assai peculiari, come del resto tutti i presidenti della Repubblica: interveniva moltissimo e in modo assertivo e pungente nel dibattito politico, con interviste e dichiarazioni frequenti, ma osservava un assoluto rigore nella gestione delle faccende istituzionali.

Mattarella per certi versi ha ribaltato questo paradigma: non s’intromette mai direttamente nelle polemiche di giornata, ed esercita le sue funzioni con una discrezione tale che solo chi segue quotidianamente le faccende parlamentari se ne accorge davvero. Allo stesso tempo, si sforza di rendere quanto più informali e divertenti possibili le cerimonie quirinalizie. Se Napolitano celebrava feste e ricorrenze con convegni seriosi e talvolta elitari, Mattarella cerca di movimentare e aprirsi di più.

In questi anni al Quirinale si sono visti passare artisti d’ogni tipo: cantanti, musicisti, comici, attori. A volte per riconoscimenti personali, più spesso come animatori. Anna Pepe e Gianna Nannini hanno potuto abbracciare e baciare Mattarella perché in occasione del 145° anniversario della fondazione della SIAE, la società pubblica che tutela il diritto d’autore in Italia, al Quirinale era stata invitata una folta delegazione di artisti, e alcuni di loro sono stati invitati a prendere la parola in rappresentanza della categoria.

Qualcosa di simile avverrà il prossimo 2 giugno. Per gli 80 anni della proclamazione della Repubblica Mattarella ha deciso di modificare notevolmente il programma abituale. Alla vigilia non ci sarà il tradizionale ricevimento dei rappresentanti delle istituzioni nei giardini del Quirinale – un’occasione di mondanità sempre gradita a politici e giornalisti, per i pettegolezzi e le scene curiose che genera – ma una delegazione di categorie fragili e di associazioni di volontariato che assisteranno a un concerto jazz.

Il 2 giugno, giorno della celebrazione, per la prima volta verrà organizzata una manifestazione in piazza del Quirinale, trasmessa in diretta dalla Rai in prima serata, a cui parteciperanno vari artisti (da Paola Cortellesi a Carlo Verdone, da Luca Zingaretti ad Annalisa), e sportivi (come Alessandro Del Piero e Federica Brignone). Inoltre, lo staff di Mattarella ha promosso un’iniziativa sui social: ha invitato sia le celebrità sia le persone comuni a inviare brevi video per raccontare cosa rappresenti, per ciascuno di loro, la Repubblica, tutti contributi che poi verranno montati e rilanciati dai profili social della presidenza della Repubblica.

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in visita a Scampia, il 4 gennaio 2005 (AGN/Lapresse)

Un precedente di questa disinvoltura nella comunicazione lo si può trovare in Carlo Azeglio Ciampi. Già partigiano, poi governatore della Banca d’Italia, quindi più volte ministro e infine presidente del Consiglio, Ciampi fu eletto presidente della Repubblica nel maggio del 1999 dopo il settennato di Oscar Luigi Scalfaro, che aveva interpretato il suo ruolo pubblico in modo estremamente austero. Ciampi decise di favorire una maggiore partecipazione popolare ai riti e alle consuetudini istituzionali della presidenza della Repubblica, anche dando dignità a un certo folklore nazionalpopolare, promuovendo quello che venne poi definito un «patriottismo costituzionale».

Ma soprattutto Ciampi s’impegnò a girare in modo più assiduo il paese, anche nelle aree più remote. Uno dei suoi vanti fu di aver visitato tutte le province italiane durante il suo settennato. Mattarella ha mutuato da lui questa pratica: tranne rare eccezioni, festeggia ogni anno in un posto diverso il 25 aprile, contribuendo a valorizzare alcuni luoghi ed episodi meno conosciuti della Resistenza (l’ultima volta è stato a San Severino Marche); e così ogni primo maggio sceglie una fabbrica o uno stabilimento diverso per la festa dei lavoratori (quest’anno è stato alla Piaggio di Pontedera, vicino Pisa); e lo stesso avviene per l’inaugurazione dell’anno scolastico, ogni settembre in un istituto diverso (nel 2025 fu a Napoli).

Mattarella ha coniugato a tutto questo una crescente attenzione per i social network. Cosa non scontata, per un costituzionalista nato a Palermo nel 1941, e circondato da consiglieri tutti sopra i sessant’anni, pure loro cresciuti con abitudini culturali e mediatiche assai diverse da quelle di oggi. Il principale responsabile della strategia comunicativa di Mattarella è Giovanni Grasso, giornalista di lunga esperienza e scrittore di romanzi storici, direttore dell’Ufficio stampa del Quirinale. E uno dei vice di Grasso gestisce i social, servendosi di un gruppo di collaboratori più giovani. Ma di volta in volta sono anche gli altri consiglieri a dare suggerimenti. Fermo restando che Mattarella ci tiene ad avere l’ultima parola su tutto.

Quando Amadeus gli propose di partecipare alla prima serata di Sanremo, nel 2023, fu Mattarella ad accettare, sapendo di creare un precedente: sarebbe stato il primo capo dello Stato a entrare al teatro Ariston durante il Festival. E lo stesso è avvenuto più di recente, quando il comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, guidato da Giovanni Malagò, gli ha chiesto di partecipare allo spot insieme a Valentino Rossi durante la cerimonia inaugurale dei Giochi. Mattarella si è limitato, insieme al suo staff, a suggerire alcune modifiche rispetto alla sceneggiatura inizialmente pensata.