A Niscemi saranno demolite tutte le case nella zona rossa
Il piano di abbattimenti e rimborsi studiato dalla Protezione civile non piace agli abitanti sfollati, pronti a protestare

Tutte le case che si trovano nella “zona rossa” di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, saranno abbattute perché a rischio crollo, dopo la frana che dal 25 gennaio ha fatto collassare parte del centro storico (la zona rossa individua appunto le aree considerate a rischio di nuovi crolli). Lo ha stabilito la Protezione civile in un piano di demolizioni e indennizzi che tuttavia non piace ai circa 500 abitanti ancora sfollati, che speravano di poter salvare almeno una parte delle loro case.
La frana si è estesa per circa quattro chilometri nei quartieri di Sante Croci, Trappeto e nella zona di via del Popolo: ha distrutto palazzi, villette e strade, costringendo i vigili del fuoco a evacuare in una prima fase circa 1.500 persone, ospitate per la maggior parte da parenti o nel palasport. Con il passare del tempo la frana ha rallentato e il perimetro della zona rossa è stato ridotto comprendendo le case di circa 500 persone.
Il piano della Protezione civile prevede di abbattere tutti gli edifici almeno nella fascia di sicurezza di 50 metri dal ciglio della frana e il divieto di costruire qualsiasi cosa al posto delle case. Secondo la rilevazione fatta dall’ufficio tecnico del comune, 201 edifici sono compresi nella fascia più a rischio, 240 sono tra i 50 e i 100 metri, altri 439 tra 100 e 150 metri. La Protezione civile stima che servano circa 5,8 milioni di euro per le demolizioni e circa 15,8 milioni per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti, per un totale di quasi 22 milioni.
Altri 53 milioni sono previsti per gli indennizzi, ovvero i soldi dati alle persone per comprare casa in un altro posto o costruirne una nuova. Sono esclusi dagli indennizzi gli immobili abusivi non sanati e quelli non iscritti al catasto.
Il comitato civico che si è costituito per rappresentare gli abitanti sfollati contesta diversi punti del piano e del decreto-legge 25/2026 del governo convertito in legge alla fine di aprile (che si occupa appunto anche di Niscemi). L’11 maggio il comitato ha inviato al commissario straordinario Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione civile, una serie di osservazioni e richieste.
Quella più importante, e più simbolica, è una sostituzione di parole: i cittadini chiedono che nel piano e in tutti gli atti il termine “contributo” sia sostituito con “indennizzo”. Non è una questione solo lessicale. Il “contributo” è un beneficio concesso dall’amministrazione, mentre l’indennizzo è il ristoro dovuto per la perdita di un bene decisa nell’interesse pubblico.
Le altre osservazioni del comitato riguardano i criteri con cui sarà calcolato il valore degli immobili e la procedura per ricevere i soldi. Gli abitanti chiedono per esempio che nel calcolo del rimborso (contributo o indennizzo che sia) vengano incluse anche le superfici esterne e altri volumi, per esempio terrazze, cantine, garage, su cui per anni i proprietari hanno pagato l’IMU (l’imposta municipale unica).
Inoltre nel piano attuale è previsto di dare il contributo solo dopo l’acquisto di una nuova casa, non prima, limitando le possibilità per le famiglie che non hanno abbastanza soldi per la caparra e altre spese. Il comitato ha chiesto quindi che almeno il 50 per cento della somma venga versato come acconto alla firma del contratto preliminare. Tra le altre cose, il comitato ha chiesto di includere nel piano gli immobili abusivi non sanati e quelli non iscritti al catasto a condizione però di regolarizzarli, detraendo i costi dal contributo. Una commissione tecnica del comitato ha anche presentato osservazioni geologiche sul perimetro della zona rossa, sostenendo che la fascia a rischio potrebbe essere ridotta.
Nessuna delle richieste è stata accolta, e per questo è stato convocato un presidio di protesta, previsto venerdì alle 19 in piazza Vittorio Emanuele III a Niscemi.



