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  • Mercoledì 13 maggio 2026

La Coppa Italia conta solo se la vinci

È un trofeo criticato e spesso snobbato, tranne da chi ci arriva in finale: quest'anno, Inter e Lazio

(Paolo Bruno/Getty Images)
(Paolo Bruno/Getty Images)
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Stasera alle 21 Inter e Lazio giocheranno la finale di Coppa Italia, il secondo trofeo più importante del calcio italiano dopo il campionato di Serie A. Per l’Inter, vincerla vorrebbe dire fare il cosiddetto “doblete”, vincere cioè Scudetto e Coppa Italia nella stessa stagione (cosa che succede di rado, ci riuscì la Juventus nel 2018 l’ultima volta). Per la Lazio vincere la Coppa Italia significherebbe ottenere un trofeo dopo una stagione confusionaria e per molti tratti deludente.

Per entrambe sarebbe un ottimo modo di chiudere la stagione, perché pur dovendo giocare ancora due partite di campionato né Inter né Lazio hanno altri obiettivi da raggiungere. L’Inter ha già vinto lo Scudetto ed è da tempo fuori dalla Champions League, mentre la Lazio è nona in Serie A e non può più competere per uno dei primi sette posti, quelli che garantiscono l’accesso alle competizioni europee (e che diventerebbero sei nel caso in cui la Lazio dovesse vincere la Coppa Italia).

In questo senso, alla Lazio sarebbe utilissimo vincere la Coppa Italia, dato che la vittoria del trofeo garantisce l’accesso all’Europa League, la seconda competizione europea per importanza.

Eppure la Coppa Italia è solitamente snobbata, almeno fino alle semifinali. Perderla non è mai considerato un grande insuccesso, se non in casi davvero particolari: il Milan, per esempio, non la vince dal 2003, e quando l’anno scorso perse la finale contro il Bologna si parlò di fallimento solo perché la squadra era andata male per tutta la stagione.

La Coppa Italia, poi, è spesso ritenuta una competizione noiosa, soprattutto se messa a confronto con le altre coppe nazionali europee, come la FA Cup inglese o, in Spagna, la Coppa del Re. Le squadre che vincono la Coppa Italia sono quasi sempre le stesse, per molti turni i giocatori più forti e spettacolari vengono fatti riposare e le partite sono spesso in orari in cui è difficile seguirle. Soprattutto, in Coppa Italia ci sono poche sorprese o partite non particolarmente memorabili.

C’entra anche il modo in cui è organizzata. Dal 2021 vi partecipano 20 squadre di Serie A, 20 squadre di Serie B e 4 squadre di Serie C (le seconde della stagione precedente più la vincitrice della Coppa Italia di categoria). Le squadre sono tutte inserite in un ranking: più una squadra è in alto nel ranking, più tardi inizierà il torneo. Le prime otto classificate della precedente Serie A iniziano per esempio dagli ottavi e, in partite che non prevedono gare di ritorno, hanno sempre il vantaggio di giocare in casa.

L’allenatore dell’Inter Cristian Chivu, che vinse tre Coppe Italia da calciatore: una con la Roma nel 2007 e due con l’Inter nel 2010 e nel 2011 (Mattia Ozbot/Getty Images)

In Inghilterra non è così. Alla FA Cup – che tra l’altro è la competizione calcistica nazionale più antica del mondo – partecipano ogni anno più di 700 squadre dei primi nove livelli del calcio inglese; come se in Italia giocassero squadre dalla Serie A fino alla Terza Categoria, l’ultimo livello del calcio italiano. Alle fasi finali di FA Cup arrivano di diritto tutte le squadre dalla prima alla quarta divisione, insieme alle 32 qualificate dei turni preliminari giocati dai club semiprofessionistici e dilettantistici. È difficile che una squadra dilettantistica arrivi molto avanti nel torneo, ma è possibile; e a volte accade.

In Inghilterra, così come in Spagna e in Francia, ogni turno è a eliminazione diretta e la squadra più in basso nel sistema calcistico, di fatto la più debole, ha il vantaggio di giocare in casa. Questo aumenta le possibili sorprese e crea situazioni un po’ assurde in cui alcuni dei migliori calciatori del mondo si ritrovano a giocare in piccoli stadi di periferia, davanti a poche centinaia di persone. Le squadre più piccole, inoltre, ci guadagnano, dato che una partita in casa contro un club più forte e famoso porta spesso incassi importanti.

A differenza della Spagna o dell’Inghilterra, il sistema italiano sfavorisce molto le squadre di più bassa categoria, che giocano quasi sempre in trasferta e vanno di rado oltre gli ottavi. All’estero già il sorteggio di coppa è di per sé un evento.

L’esultanza dei calciatori dell’US Revel, una squadra di sesta categoria che nel 2023 fu sorteggiata con il Paris Saint-Germain per i sedicesimi di finale di Coppa di Francia

La Coppa Italia, insomma, è prevedibile e monotona. Negli ultimi 20 anni solo in un’occasione una squadra fuori dalle prime otto del ranking è riuscita a vincere il torneo (il Bologna nel 2025, comunque una squadra forte, molto vicina alle prime otto). E anche prima di finali e vittorie, le partite davvero sorprendenti sono state poche.

Niente di paragonabile al Grimsby Town, la piccola squadra inglese di quarta divisione che l’anno scorso eliminò il Manchester United in FA Cup; o all’Albacete Balompié, la squadra di Serie B spagnola che quest’anno ha eliminato il Real Madrid in Coppa del Re. Per cercare storie simili in Coppa Italia bisogna andare almeno al 2016, quando l’Alessandria (allora in Serie C) arrivò in semifinale e fu poi eliminata dal Milan con un risultato complessivo di 6 a 0. Ma allora in Coppa Italia giocava quasi il doppio delle squadre, alcune persino dalla Serie D.

Si capisce quindi perché molti chiedano una riforma della Coppa Italia, con l’obiettivo di renderla più interessante, oltre che più utile alle squadre meno ricche e competitive.

Ma la Lega Serie A, che la organizza, ha il legittimo interesse di massimizzare gli incassi e la visibilità del torneo. Sa, per esempio, che un derby tra Milan e Inter attira molto più pubblico (e quindi più soldi) rispetto a un Alessandria-Napoli o a un Torres-Juventus. E in questo modo garantisce alla Coppa Italia una solida base economica e premi molto più alti rispetto alle altre coppe nazionali europee.

Nonostante le lamentele verso il formato poco spettacolare e lo scarso impegno che le squadre più forti sembrano mettere nelle prime partite, i diritti televisivi della Coppa Italia vengono venduti a un prezzo sempre più alto.

La Coppa Italia è l’unico grande trofeo nazionale sempre in chiaro, quindi con molti spettatori televisivi. La semifinale di ritorno tra Inter e Como, per esempio, è stata vista da 4,8 milioni di persone; per fare un confronto, la finale di Wimbledon vinta da Sinner nel 2025 fu vista in chiaro da circa 700mila spettatori in meno.

La finale tra Inter e Lazio sarà come sempre allo Stadio Olimpico di Roma e si potrà vedere dalle 21 su Canale 5, oppure in streaming su Mediaset Infinity. L’Inter è la grande favorita: ha la squadra più forte e con la Lazio non perde dal 2022. Non fa un “doblete” dal 2010, quando vinse anche la Champions League e fece il “triplete”.

– Leggi anche: Le poche cose decisive che ha cambiato l’Inter, per tornare a vincere lo Scudetto