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  • Lunedì 11 maggio 2026

Il Real Madrid contro i suoi altissimi standard

In squadra non sembra regnare l'armonia, dopo due stagioni senza vincere né il campionato né la Champions League

Il calciatore del Real Madrid Jude Bellingham durante la partita di campionato contro il Barcellona, 10 maggio 2026 (David Ramirez/Soccrates/Getty Images)
Il calciatore del Real Madrid Jude Bellingham durante la partita di campionato contro il Barcellona, 10 maggio 2026 (David Ramirez/Soccrates/Getty Images)
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Il Real Madrid è una delle squadre di calcio più importanti, vincenti, ricche e meglio organizzate del mondo. Negli ultimi dodici anni ha vinto sei volte la Champions League, il torneo più importante del calcio europeo, e ci hanno giocato molti dei calciatori più forti di sempre.

A guardare gli ultimi mesi, però, non sembra proprio così. Dopo essere stato eliminato dalla coppa nazionale da una squadra di seconda divisione e in Champions League dal ben più forte Bayern Monaco, e dopo aver multato due suoi calciatori per una rissa finita male, domenica ha pure perso contro i rivali storici del Barcellona, facendo vincere loro il campionato spagnolo. In 96 anni non era mai successo che la Liga si decidesse durante un clásico, come viene chiamata la partita tra Real e Barcellona.

Per il secondo anno di fila, insomma, il Real Madrid non vincerà alcun torneo rilevante né in Spagna né in Europa ed è quasi certo che l’attuale allenatore Álvaro Arbeloa sarà sostituito. È una situazione difficile, ma per la maggior parte dei club europei non sarebbe drammatica, considerando la certezza di partecipare alla prossima Champions League e la solidità economica della squadra. Lo è invece per il Real Madrid, dove società, giocatori e tifosi sono abituati a standard altissimi, che rendono una fase caotica come questa ancora più complicata da gestire.

E dire che la stagione era iniziata bene per il Real, anche rispetto ai suoi standard. Con Xabi Alonso, l’allenatore moderno e già affermato arrivato la scorsa estate, aveva vinto 13 delle prime 14 partite di campionato; compreso il clásico di andata, che a ottobre lo aveva portato a 5 punti di vantaggio sul secondo posto.

Non appena sono mancati i risultati, però, Alonso non è più riuscito a gestire una situazione già di per sé complicata e anomala. Nel Real Madrid, infatti, il presidente Florentino Pérez ha un’influenza molto forte sulle scelte sportive, atletiche e tecniche del club e tende a dare più importanza ai giocatori che all’allenatore. Alcuni di loro sono stati persino definiti «intoccabili» da una fonte anonima di The Athletic, visto che il club ha investito molto su di loro e ha interesse a valorizzarli.

C’entra poi il fatto che nel calcio di oggi, e nel Real soprattutto, i calciatori sono circondati da uno staff numeroso e pretenzioso, che cerca di influenzare le scelte dell’allenatore. I sempre più ricchi accordi commerciali che i calciatori fanno fuori dal campo – e dai quali guadagna anche il suddetto staff – dipendono anche dalla visibilità e dallo spazio che uno riceve durante le partite.

A gennaio, quando era ormai evidente che Alonso avesse perso il controllo e il rispetto dei suoi calciatori, fu sostituito dal più morbido Arbeloa, allenatore del Real Madrid B. Le cose non migliorarono subito: alla sua prima partita, Arbeloa perse 3-2 negli ottavi di finale di Coppa del Re (la coppa nazionale) contro l’Albacete Balompié, una squadra di seconda divisione.

Con lui, però, il Real era tornato a poco a poco a fare qualcosa di buono. Concedendo maggiore libertà ai giocatori, Arbeloa era riuscito a ottenere risultati importanti e ormai inaspettati in Champions League, tra cui l’eliminazione del Manchester City agli ottavi di finale. In generale, la squadra aveva ritrovato un buon livello di gioco, nonostante gli infortuni di Kylian Mbappé e Jude Bellingham (due “intoccabili”).

Il centrocampista 18enne Thiago Pitarch, su cui Arbeloa ha fatto spesso affidamento (Diego Souto/Getty Images)

In campionato, però, la squadra non è più riuscita a tornare davvero competitiva per il primo posto. E quando ad aprile Jude Bellingham e Kylian Mbappé sono rientrati, integrarli nel gioco rinnovato e più fluido del Real Madrid di Arbeloa non è stato così facile. Il Real è comunque andato vicino a un’eccezionale rimonta nei quarti di finale di Champions League contro il Bayern Monaco, ma l’espulsione di un suo giocatore e due gol segnati nel finale dal Bayern gli sono costati l’eliminazione.

The Atlethic, che ha varie fonti vicine e dentro al Real Madrid, ha scritto che dopo quella partita, «con nessun trofeo ormai realmente in palio […] la fiducia in Arbeloa è iniziata a vacillare sia all’interno della dirigenza sia in parte dello spogliatoio. Poi la situazione è precipitata definitivamente».

Tra aprile e maggio, in effetti, ci sono state varie discussioni parecchio accese prima delle partite o durante gli allenamenti. Mbappé ne ha avuta una con un componente dello staff tecnico, e poche settimane fa ce n’è stata un’altra tra i difensori Antonio Rüdiger e Alvaro Carreras. Tra il 6 e il 7 maggio altri due giocatori – Federico Valverde e Aurelien Tchouameni – si sono persino picchiati, e le cose sono finite male. Durante la discussione, Valverde è caduto, ha sbattuto la testa contro un tavolo nello spogliatoio, è svenuto ed è dovuto andare in ospedale, dove gli hanno diagnosticato un trauma «cranioencefalico» (cioè che può coinvolgere testa e cervello).

I tifosi del Barcellona ne hanno approfittato subito (David Ramos/Getty Images)

Non è chiaro come mai Valverde sia caduto. Lui ha detto che è successo «per sbaglio» e che «chiaramente qui qualcuno sta diffondendo voci, e in una stagione senza titoli, in cui il Real Madrid è sempre sotto esame, tutto viene ingigantito». È difficile però negare che tra lui e Tchouameni ci sia stata una rissa, visto che il Real ha inflitto loro una multa da 500mila euro a testa.

Le cose si sono messe male anche per Mbappé, di recente. È stato preso di mira dai tifosi per essere andato in vacanza mentre si stava curando da un infortunio, tanto che è comparsa persino una petizione per mandarlo via dal Real Madrid, che avrebbe raggiunto più di 30 milioni di firme (ora sembra che non sia più online).

Sono numeri da prendere con cautela, visto che tutti possono firmare iniziative del genere. Ma rendono bene l’idea della pressione, dell’attenzione e delle aspettative che ci sono su Mbappé; e, soprattutto, su Mbappé in quanto giocatore del Real Madrid. La sua stagione è stata complicata da alcuni problemi al ginocchio, peggiorati dal fatto che i primi esami fossero stati fatti al ginocchio sbagliato.

Mbappé dopo il gol segnato al Bayern Monaco durante la partita di ritorno dei quarti di finale di Champions League, 15 aprile 2026 (AP Photo/Matthias Schrader)

Nelle ultime settimane, in ogni caso, si sono sentiti fischi un po’ per tutti, al Bernabéu (lo stadio del Real Madrid); pure per il presidente Florentino Pérez, che ha di certo contribuito a rendere questa squadra molto difficile da allenare. Anche per questo motivo, i giornali più informati dicono che potrebbero cambiare anche le persone e il modo con cui il club costruisce e organizza la sua squadra.

Intanto sarà ancora una volta Pérez a decidere il nuovo allenatore. Tra i principali candidati c’è addirittura José Mourinho, che allenò il Real Madrid tra il 2010 e il 2013 e la cui carriera è in calo da qualche anno. Sarebbe una scelta opposta a quella fatta l’estate scorsa, quando il club aveva puntato su un allenatore giovane, moderno e propositivo come Alonso; e più orientata verso una personalità forte piuttosto che su un’idea di gioco e su un’organizzazione più orientate al futuro.

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