Cosa vogliono Donald Trump e Xi Jinping dall’incontro di Pechino
I presidenti di Stati Uniti e Cina, che si vedono giovedì, parleranno di guerra in Medio Oriente, di accordi commerciali e di Taiwan

Mercoledì Donald Trump arriverà a Pechino e giovedì comincerà una visita ufficiale di due giorni, la prima di un presidente statunitense in Cina negli ultimi nove anni (l’ultimo ad andarci fu proprio Trump, durante il primo mandato).
Uno degli obiettivi principali dell’incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping è rendere più stabili le relazioni tra i due paesi, molto complicate e tese negli ultimi anni, per esempio su tutta la questione dei dazi che era stata al centro delle cronache internazionali un anno fa. I due parleranno anche di guerra in Medio Oriente e di blocchi navali, perché la Cina è molto vicina all’Iran: difficilmente però su questi fronti ci saranno grosse novità.

Trump e Xi a Pechino durante la visita del 2017 (AP Photo/Andy Wong)
Trump proverà a mettere pressione su Xi perché la Cina spinga il regime iraniano a riaprire lo stretto di Hormuz e ad accettare un piano di pace. Lo scenario più probabile è che il governo cinese continui a mantenere l’attuale atteggiamento ambiguo: che invii armi e condivida informazioni di intelligence con l’Iran senza compromettere i suoi rapporti con i paesi arabi del golfo Persico.
È anche possibile che durante l’incontro di Pechino verranno conclusi accordi commerciali, anche perché nella delegazione statunitense ci sono una decina di grandi imprenditori fra cui Elon Musk, proprietario di Tesla e SpaceX, e l’amministratore delegato di Apple Tim Cook. Trump vuole ottenere promesse di acquisto da parte del governo cinese per prodotti statunitensi in campo energetico, agricolo e dei trasporti: in particolare aerei, etanolo, soia, carne bovina e sorgo. Sono possibili accordi anche nel campo dell’intelligenza artificiale.
Funzionari statunitensi hanno anche parlato della creazione di un “Consiglio del commercio” (“Board of trade”), un organismo permanente che supervisioni importazioni ed esportazioni fra i due paesi, con accordi politici su quote e categorie di prodotti. Fra le possibili richieste degli Stati Uniti potrebbe esserci quella di garantirsi l’acquisto di “metalli rari”, di cui la Cina è principale produttrice e che sono fondamentali per tutte le produzioni tecnologiche statunitensi.

Donald Trump con la moglie Melania e Xi Jinping con la moglie Peng Liyuan di fronte alla Città Proibita di Pechino, nel 2017 (AP Photo/Andrew Harnik)
La Cina vuole ottenere intanto una relazione con gli Stati Uniti più stabile, meno soggetta alle iniziative spesso imprevedibili di Trump: la stabilità è un elemento importante per garantirsi la crescita economica. Vorrebbe anche una riduzione dei dazi imposti dagli Stati Uniti, che oggi sono molto inferiori a un anno fa, all’inizio della guerra commerciale, ma ancora presenti.
La Cina richiederà anche l’allentamento del divieto imposto dal governo statunitense alle proprie aziende di vendere prodotti e componenti di alta tecnologia a imprese e governo cinese.
Ma Xi ha anche un obiettivo politico concreto: ridurre l’impegno statunitense nei confronti di Taiwan, isola che si governa autonomamente e in modo democratico ma che la Cina rivendica come propria. La Cina vorrebbe che gli Stati Uniti si opponessero ufficialmente all’indipendenza di Taiwan e limitassero il sostegno militare. Funzionari statunitensi hanno detto che non sono previsti cambi di politica al riguardo, ma Trump ha mostrato nei giorni scorsi di essere disposto a parlare dell’argomento, mettendo in dubbio anche una consistente vendita di armi a Taiwan già accordata.
Trump invece difficilmente richiederà alla Cina la liberazione di Jimmy Lai, attivista ed editore di 78 anni condannato a febbraio a 20 anni di prigione alla fine di un processo che è diventato emblematico dell’erosione delle libertà civili e dell’autonomia della città di Hong Kong dalla Cina. Trump ha definito la questione «non una priorità» e ha detto che Lai «ha creato un bel po’ di scompiglio».



