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  • Martedì 12 maggio 2026

Il Giro d’Italia in Italia

Dopo l'inizio in Bulgaria è ripartito dalla Calabria: con un grande favorito e un po’ meno salita del solito

Il Giro d'Italia nel 2024 ad Avezzano (Dario Belingheri/Getty Images)
Il Giro d'Italia nel 2024 ad Avezzano (Dario Belingheri/Getty Images)
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L’edizione 109 del Giro d’Italia è partita l’8 maggio dalla Bulgaria. Dopo un giorno di pausa e spostamento generale di migliaia di persone e centinaia di mezzi, il 12 maggio è ripartito dalla Calabria. Le prime tre tappe sono state concitate – due delle quali con altrettante grandi cadute – ma non granché impattanti sulla classifica generale. In Italia restano da fare 18 tappe, per quasi 3mila chilometri totali e 45mila metri di dislivello.

Il Giro d’Italia è una corsa lunga settimane, la cui trama prende spesso direzioni impreviste e a volte avvincenti in modo sorprendente. Per come stanno le cose ora, però, potrebbe non profilarsi un’edizione così memorabile. Almeno sulla carta ci sono un po’ meno salite del solito (45mila metri è comunque come partire dal livello del mare e arrivare in cima all’Everest, per cinque volte), non molte tappe in cui è possibile inventarsi chissà cosa, e – sempre sulla carta – un favorito che difficilmente potrebbe essere più favorito.

Parliamo del danese Jonas Vingegaard, che non ha mai corso il Giro d’Italia ma che nelle altre due grandi corse a tappe di tre settimane, la Vuelta di Spagna e il Tour de France, ha fin qui avuto quasi solo due risultati: la vittoria finale o il secondo posto. Quando non ha vinto il motivo è stato quasi sempre Tadej Pogacar, vincitore dei tre Tour in cui Vingegaard è arrivato secondo. E proprio Pogacar è parte del motivo per cui Vingegaard è al Giro, e forse anche parte del motivo per cui quest’anno il Giro è fatto così.

Prima, però, guardiamolo questo Giro. Visto di profilo, e come mostrato sul Garibaldi, da qui e fino al 31 maggio a Roma sarà fatto così:

In blu ci sono le tappe altimetricamente più difficili, in azzurro quelle considerate di media difficoltà. Il primo arrivo in salita – sul Blockhaus, in Abruzzo – sarà nella settima tappa, venerdì 15 maggio, e quasi mai, tranne che nella terzultima e penultima tappa, ci saranno due tappe di montagna una dietro l’altra. Tutto questo in un Giro con una sola tappa a cronometro (in giallo) e in cui in una sola tappa, la 19esima, si supereranno i duemila metri di altitudine. La Cima Coppi, come è nota la montagna più alta toccata dal Giro, in ricordo di avete-già-capito-chi, quest’anno è il Passo Giau, a 2.236 metri.

Dalla Calabria il Giro d’Italia risalirà la penisola (toccando tutte le regioni tranne l’Umbria, la Puglia e le isole) fino alle Alpi, per poi volare verso Roma per la tappa finale. Visto dall’alto, è fatto così:

Il Giro è iniziato in Bulgaria perché ormai tra le grandi corse a tappe, che cambiano percorso ogni anno, va di moda fare così. E va di moda perché le “grandi partenze” all’estero permettono a chi le organizza (in questo caso RCS Sport, che fa parte del gruppo editoriale che pubblica la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera) di incassare milioni di euro. Per la Bulgaria si è parlato di circa 9 milioni di euro.

Anche in Italia, comunque, regioni, città o enti pagano per avere arrivi o partenze: tra gli sponsor del Giro di quest’anno c’è, ben visibile, “Io sono Friuli Venezia Giulia”, e guarda caso il Giro avrà la sua penultima e importante tappa proprio in Friuli Venezia Giulia.

Per il resto, seppur entro limiti logistici e ciclistici, il Giro è libero di andare dove vuole, con più o meno salite o cronometro (le tappe in cui ognuno pedala da solo, come nelle qualifiche di Formula 1), e con tappe più o meno lunghe. E percorsi diversi sono più o meno adatti a certi corridori o funzionali ai loro programmi.

Quest’anno il percorso è molto congeniale a Vingegaard, al punto che c’è chi ha ipotizzato che, almeno in parte, sia stato fatto così proprio per piacergli e convincerlo a venire a correrlo. Il percorso non è troppo difficile e si può pensare di vincere la classifica generale, e quindi la maglia rosa finale, grazie a pochi attacchi ben piazzati e a una cronometro fatta al meglio (una specialità in cui Vingegaard è considerato nettamente migliore di tutti i suoi rivali al Giro).

Vingegaard potrebbe insomma vincere stancandosi relativamente poco. L’ideale per lui, che è al Giro con due obiettivi principali: diventare uno dei pochi a vincere Giro, Vuelta e Tour (ci sono finora riusciti in sette, e tra loro non c’è Pogacar, che ancora deve vincere la Vuelta) e provare a sfruttare il Giro come preparazione al Tour de France, dove dopo due secondi posti riproverà a giocarsela con Pogacar.

Jonas Vingegaard e il Trofeo Senza Fine – su cui ogni anno è aggiunto, in cima, il nome del nuovo vincitore – il 9 maggio a Burgas, Bulgaria. (Dario Belingheri/Getty Images)

Insomma, oltre che per vincerlo, Vingegaard è al Giro per battere Pogacar sul tempo vincendo qualcosa prima di lui e per provare a cambiare abitudini, visto che è arrivato a 29 anni senza aver mai corso il Giro, avendo passato inverni e primavere a dedicarsi quasi solo a preparare il Tour, senza mai vincere nemmeno una “classica monumento”.

Ed è il grande favorito perché molti altri ottimi corridori da corse a tappe (Pogacar, che il Giro lo stravinse due anni fa, ma anche Remco Evenepoel e il giovane Paul Seixas) sono assenti per concentrarsi sul Tour. Ci sono dei rivali – tra cui il 22enne Giulio Pellizzari, il miglior italiano in gara – ma nessuno sembra essere al suo livello. «Nessuno si aspetta qualcosa di diverso da un completo e monotono dominio di Vingegaard», ha scritto l’Équipe.

La prima importante conferma potrebbe arrivare venerdì, nei 13,5 chilometri di salita finale verso i 1.665 metri del Blockhaus, al termine di una tappa lunga 244 chilometri, la più lunga – in una corsa a tappe di tre settimane – dal 2021.

Le altre tappe interessanti, quelle in cui non prendere impegni (o nel caso prendere ore libere dal lavoro) sono quella del 23 maggio, breve, con arrivo a Pila; quella del 26, tutta in Svizzera, nel Canton Ticino; e poi quella del 29 maggio, dolomitica, con il Giau e quasi 5mila metri di dislivello; e la penultima, il 30 maggio, con una doppia salita verso Piancavallo. Ma per parlare di quelle, magari dopo qualche fuga bidone, ci sarà tempo e modo.

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