Tutto il caso attorno alla Biennale di Venezia, daccapo

Ora che la giuria si è dimessa, gli artisti russi sono arrivati e manca meno di una settimana all'apertura

L'esterno del Padiglione Russia, dentro i Giardini della Biennale (ANSA/ANDREA MEROLA)
L'esterno del Padiglione Russia, dentro i Giardini della Biennale (ANSA/ANDREA MEROLA)
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Sabato sono arrivati a Venezia gli artisti russi che parteciperanno alla Biennale, una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti al mondo. Questa è la 61esima edizione e aprirà il 9 maggio. La presenza della Russia, sottoposta a diverse sanzioni internazionali per la sua invasione dell’Ucraina, a un evento culturale di questo calibro ha sollevato nelle scorse settimane enormi polemiche in Italia e in tutta Europa.

L’esposizione è composta da due parti: la mostra centrale, allestita da un curatore scelto dalla Fondazione che gestisce la Biennale, si svolge negli spazi principali, cioè l’Arsenale e parte dei Giardini. Ogni paese partecipante, poi, finanzia e gestisce il proprio padiglione nazionale scegliendo un artista o un collettivo che lo rappresenti. La Russia possiede uno dei 30 padiglioni permanenti che si trovano nei Giardini. Questi edifici appartengono ai rispettivi stati, che li hanno costruiti. I paesi che invece non possiedono un padiglione fisso affittano solitamente degli spazi in città.

La Russia non partecipa alla Biennale dal 2022: quell’anno furono gli stessi artisti e il curatore ad annullare la loro presenza dopo l’invasione dell’Ucraina. Anche la Fondazione Biennale disse che avrebbe rifiutato ogni forma di collaborazione con la Russia e la presenza di una loro delegazione. Da quel momento il paese non partecipò più all’esposizione, e nel 2024 prestò il suo padiglione alla Bolivia. Nello stesso anno, dopo l’inizio della guerra a Gaza, era rimasto chiuso anche il padiglione di Israele per volontà degli artisti.

A inizio marzo, però, la Russia aveva annunciato la sua intenzione di riaprire il proprio padiglione alla Biennale di quest’anno. Il giorno dopo la Fondazione della Biennale aveva confermato l’apertura di tutti i padiglioni, compresi quelli di paesi coinvolti in conflitti internazionali, tra cui Russia, Iran e Israele. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione nominato dal precedente ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, aveva difeso la scelta, sostenendo che la Biennale sarebbe dovuta restare uno spazio di incontro e confronto anche tra paesi in guerra.

A quel punto i ministri della Cultura di 22 stati europei tra cui Francia, Germania, Spagna e Ucraina avevano firmato una lettera per chiedere la revoca della partecipazione della Russia. I commissari europei per la tecnologia e per la cultura, poi, avevano detto che, se la partecipazione della Russia fosse stata confermata, la Commissione Europea avrebbe valutato la sospensione o la cancellazione di uno dei fondi erogati alla Fondazione Biennale.

Il ministro della Cultura italiano, Alessandro Giuli, non si era unito ai firmatari della lettera, ma aveva espresso comunque contrarietà per la scelta di Buttafuoco. Aveva anche detto, però, di non poter esercitare pressioni sulle sue decisioni, essendo la Biennale un’entità autonoma.

In quei giorni però venne fuori che la rappresentante del ministero della Cultura nel consiglio di amministrazione della Fondazione, Tamara Gregoretti, aveva votato per non escludere la Russia dalla Biennale. Giuli allora ne chiese le dimissioni, spiegando che Gregoretti non aveva informato il ministero della possibile presenza della Russia né del suo voto favorevole. Fu una presa di posizione abbastanza forte da parte di Giuli, che successivamente aveva deciso di non partecipare alla cerimonia inaugurale dell’esposizione.

Il 23 aprile la Commissione Europea aveva comunicato alla Biennale la decisione di revocare un finanziamento da due milioni di euro (erogati in tre anni, tra il 2025 e il 2028), per la violazione del regolamento dell’Unione Europea sulle sanzioni contro la Russia. La Commissione ha concesso alla Fondazione 30 giorni per cambiare la propria decisione o per spiegarne le ragioni e convincere la Commissione a non revocare i fondi.

La contrarietà alla partecipazione della Russia si è poi estesa alla Giuria internazionale della Biennale Arte di Venezia, che ha il compito di attribuire i premi principali come il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale (che va al miglior padiglione), il Leone d’Oro per il miglior artista, e il Leone d’Argento per il miglior artista emergente.

La giuria aveva detto che dall’assegnazione dei premi avrebbe escluso quei paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. Il riferimento era a Russia e Israele i cui presidenti, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, sono accusati di crimini contro l’umanità commessi rispettivamente in Ucraina e nella striscia di Gaza.

Questa scelta era stata molto criticata, soprattutto da chi non aveva apprezzato l’accostamento di Israele alla Russia. L’artista individuato per rappresentare Israele alla Biennale, lo scultore Belu-Simion Fainaru, aveva minacciato di fare ricorso, sostenendo di essere stato vittima di discriminazione razziale e antisemitismo. Il ministro Giuli gli aveva telefonato per esprimergli la sua solidarietà. Allo stesso tempo, però, aveva inviato alla Biennale quattro ispettori del ministero per raccogliere informazioni sulla decisione della giuria di escludere Russia e Israele dai premi, e più in generale sulla partecipazione della Russia.

Poche ore dopo, lo scorso giovedì, la giuria ha comunicato la decisione di dimettersi, dicendo di voler tener fede in questo modo alla volontà di escludere Russia e Israele dai premi. La Fondazione della Biennale, a quel punto, ha annunciato l’istituzione di due nuovi premi in cui ha incluso anche Russia e Israele: i Leoni dei Visitatori, che vinceranno i paesi più votati dai visitatori della mostra fra il 9 maggio, giorno di apertura della Biennale, e il 22 novembre, giorno di chiusura. Ha anche posticipato il giorno dell’assegnazione dei premi al 22 novembre, per avere il tempo di costituire una nuova giuria.

Lo scorso mercoledì Giuli aveva detto che era iniziata un’ispezione da lui richiesta alla Biennale e ha poi fatto sapere che il verbale verrà consegnato lunedì alla presidenza del Consiglio, commentando: «per me il capitolo Venezia è chiuso, ora è tutto in mano a palazzo Chigi». La Fondazione intanto ha fatto sapere che nel catalogo dell’edizione di quest’anno non ci sarà la sezione dedicata alla Russia, perché «è in corso di approfondimento alla luce del quadro normativo vigente».