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  • Venerdì 1 maggio 2026

The Traka è sia una gara che un’avventura

È cresciuta tanto e in fretta, forse troppo, ed è un evento che aiuta a capire da dove arriva e dove sta andando il ciclismo gravel

Un momento della Nedbank Gravel Burn, corsa nel 2025 in Sudafrica (Kim Ludbrook/EPA via Ansa)
Un momento della Nedbank Gravel Burn, corsa nel 2025 in Sudafrica (Kim Ludbrook/EPA via Ansa)
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Alle 5:50 della mattina di venerdì 1 maggio da Girona, città catalana nel nord della Spagna, è partita la prima delle quattro gare di The Traka, un evento sempre più centrale per il ciclismo gravel, quello fatto almeno in parte su percorsi non asfaltati. Oltre a essere un evento sempre più grande e partecipato, The Traka è un ottimo punto di vista per capire cos’è e cosa potrà essere il ciclismo gravel.

Gravel funziona sia come aggettivo (il ciclismo gravel, le gare gravel), che come sostantivo: si dice il gravel per parlare di un tipo di ciclismo o di percorso, e la gravel per il tipo di bici apposita. Già qui c’è un segno del suo successo: che da aggettivo, che qualifica un tipo specifico di bici, percorso, ciclismo per chi se ne intende o è coinvolto, sia diventato un sostantivo, piuttosto diffuso e noto anche oltre il ciclismo.

Il percorso di ciascuna gara di The Traka si sviluppa verso i Pirenei, fino quasi al confine con la Francia, per circa 100, 200, 360 e 560 chilometri. La gara più lunga si chiama The Traka Adventure: ha circa 10mila metri di dislivello positivo e un percorso per metà sterrato. I primi arrivano al traguardo in circa 24 ore, pedalando anche di notte.

The Traka è un evento giovane, che è cresciuto tanto e in fretta. La prima edizione fu nel 2019, con 70 partecipanti, mentre quest’anno saranno oltre 4mila. È organizzata da Klassmark, società con sede a Girona specializzata in eventi di trail running e ciclismo, che organizza anche le gare del Gravel Earth Series, un circuito di gare su lunghe distanze, e spesso in posti molto selvaggi: come nel caso delle quattro tappe della Migration Gravel Race, in Kenya. I costi di iscrizione a The Traka variano da gara a gara, ma sono di circa 200 euro, cui si aggiungono ovviamente tutte le spese extra.

In pochi anni The Traka è diventata l’evento gravel più importante d’Europa (per il titolo di “più importante al mondo” se la gioca con la statunitense Unbound), a cui partecipano sia amatori che professionisti ed ex professionisti del ciclismo su strada.

È dal gravel che si deve partire per capire meglio The Traka, oltre al motivo per cui – come succede quasi sempre quando qualcosa ha successo – qualcuno già la critica.

Gravel significa “ghiaia” in inglese. È un termine che ha iniziato a diffondersi negli ultimi vent’anni per riferirsi al ciclismo che sta nel mezzo tra quello su strada e quello in mountain bike. Il gravel, fatto con le gravel è quindi recente, di questo secolo; ma per certi versi il concetto di ciclismo gravel è tanto vecchio quanto il ciclismo stesso. Già nell’Ottocento si andava spesso su strade sterrate (quelle asfaltate erano poche) e la Parigi-Roubaix, una delle “classiche monumento” del ciclismo su strada, esiste dal 1896 ed è nota proprio per i suoi tratti non in asfalto.

– Leggi anche: Come perde, e come vince, Wout van Aert

Per un occhio non esperto, le bici gravel hanno forme e manubri che ricordano quelle da corsa, mentre dalle mountain bike prendono per esempio le ruote più larghe e tassellate e una maggiore ammortizzazione. Per andare incontro alle necessità di chi faceva gravel, ma soprattutto per il desiderio di chi produce biciclette di occupare e sfruttare una nuova e attraente categoria di mercato, negli anni il gravel si è diviso in alcune sottocategorie. Quella del gravel racing, per esempio, si riferisce alle biciclette con componenti e geometrie quasi da strada, pensate per farci le gare. Altre bici gravel, invece, sono pensate e pubblicizzate per chi le usa per farci viaggi lunghi e avventurosi.

Nel 2022 anche l’UCI, l’Unione ciclistica internazionale, provò a capitalizzarne il successo creando il Mondiale gravel e altre gare note come World Series. E già allora tante persone affezionate al gravel “tradizionale” – inteso come qualcosa di meno competitivo del ciclismo su strada, più lento e rilassante e con un maggiore senso di comunità – non la presero bene. Anche perché quel gravel era poco avventuroso e parecchio simile ai contesti in cui, come da anni succede in Toscana nella Strade Bianche, il ciclismo su strada va a sua volta a cercare percorsi in parte non asfaltati.

In effetti il gravel è così tante cose da poter essere tutto e niente. Quasi letteralmente: da una parte c’è chi scherza sul fatto che il gravel non esista (una sorta di meme, in quel contesto); dall’altra c’è chi prevede che in futuro sarà gravel quasi tutto il ciclismo.

Un tipico percorso gravel, però in una tappa del 2024 del Tour de France (AP Photo/Daniel Cole)

Un po’ come nel ciclismo su strada eroico e pionieristico – di cento e più anni fa, che gare come la Strade Bianche ricorda e celebra – nelle gare gravel più lunghe si parte a volte in piena notte, si gareggia perlopiù in solitaria, si pedala anche di notte e spesso si arriva al traguardo sporchi di polvere o fango. L’importante, però, quantomeno nel “gravel tradizionale”, più che arrivare-in-fretta, conta arrivare-e-basta.

Proprio come nel ciclismo pionieristico nelle gare gravel è difficile, visti terreni e percorsi, organizzare strategie di squadra; e come in quel ciclismo è quantomeno auspicabile che chi è in gara sappia gestire da sé forature e altri problemi meccanici.

La danese Luise Valentine (PAS Racing) deve fermarsi e gonfiare la ruota posteriore della sua bici, perdendo parecchio tempo, durante l’edizione del 2025 di The Traka 360 (YouTube/Gravel Earth Series)

Rieccoci quindi a The Traka, che oltre a far crescere e conoscere il ciclismo gravel, ne ha anche cavalcato e incentivato una sorta di deriva commerciale e competitiva. E per chi lo critica ha in qualche modo tradito i principi fondativi del gravel, di per sé oggettivamente molto vaghi e difficili da rintracciare.

Dopo una gara di ciclismo su strada di qualsiasi livello, è molto difficile vedere cose del genere

In effetti finora The Traka sta provando a tenere insieme molte cose. The Traka Adventure, la gara più lunga, è simile a una prova di ultracycling, il corrispettivo ciclistico delle ultramaratone, intese come gare lunghe molte ore. Ed è una gara in cui ognuno deve arrangiarsi per il cibo e per eventuali riparazioni della bicicletta, e nella quale dal ventesimo chilometro in poi è vietato mettersi in scia di altri corridori.

Per portare con sé più cibo possibile (spesso in forma di acqua, gel ad alto contenuto di carboidrati e barrette proteiche), i corridori di The Traka legano alla bici piccole borse o mettono in spalla zainetti aderenti chiamati camelbag.

The Traka 100, la gara più corta, che per i più veloci dura circa tre ore, è invece molto intensa e simile a eventi amatoriali o professionistici del ciclismo su strada.

Nel mezzo ci sono le gare da 200 e da 360 chilometri, in cui gareggiano di solito le atlete e gli atleti più rappresentativi del ciclismo gravel. Anche a guardare i partecipanti più forti e famosi, il gravel è spesso un punto d’incontro tra ciclismo su strada e mountain bike: a The Traka 2026, per esempio, parteciperanno sia Nino Schurter che Greg Van Avermaet, ex campioni olimpici in mountain bike e su strada. Oltre a loro ci sarà Lachlan Morton, specialista delle distanze “ultra” (e del loro racconto sui social).

È sempre più frequente, inoltre, che ciclisti su strada nel pieno della carriera dedichino al gravel parte della propria stagione. La nederlandese Lorena Wiebes, una delle più forti velociste al mondo, partecipò a The Traka nel 2023 e nel 2024, vincendo la gara sui 100 chilometri. E molti ciclisti su strada partecipano ogni anno ai Mondiali gravel.

Chi pratica a livello agonistico altre forme di ciclismo spesso finisce a fare gravel, durante o dopo la carriera professionistica, per due motivi principali: la passione personale (e la curiosità verso un contesto nuovo e vivace) e gli interessi degli sponsor.

Ma non ci sono solo professionisti o ex professionisti. A Girona in questi giorni ci sono migliaia di cicliste e ciclisti amatoriali, magari accompagnati da qualcuno che non gareggia. Le cicliste, la cui iscrizione è incentivata dall’organizzazione, sono 650 (e furono 13 nel 2019). Sono ancora poche, meno di un quarto del totale, ma relativamente tante in contesti ancora perlopiù maschili come sono quelli del ciclismo e del gravel.

A The Traka partecipano migliaia di persone che spendono molti soldi per la propria bici e per l’abbigliamento tecnico, in certi casi con approcci e atteggiamenti quasi da professionisti. Il sito specializzato Cyclingnews ha scritto che a The Traka «si è creata un’atmosfera talmente esclusiva e iper-selezionata da soffocare qualsiasi senso di inclusività che il gravel si propone di promuovere».

Proprio per la sempre maggiore presenza di appassionati e amatori, The Traka ormai è ben più di un insieme di gare. Il programma prevede, tra le altre cose, pedalate promosse dalle aziende, corsi di manutenzione della bici e aperitivi nel parco di Girona, ormai da qualche anno raccontata come una «Mecca» del ciclismo mondiale, perché ha un clima piuttosto caldo, pochi giorni di pioggia, un aeroporto comodo, e tanti percorsi ideali per il ciclismo, in particolare quello su strade non asfaltate. Will Jones, che scrive per Cyclingnews e partecipò a The Traka nel 2025, ha scritto che secondo lui lo “spirito del gravel”, almeno a Girona, «era morto e sepolto».