(Rapha)
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  • martedì 29 Giugno 2021

Lachlan Morton sta correndo il Tour de France da solo

Un ciclista australiano è partito con i corridori in gara e vuole fare tutto il percorso, compresi gli spostamenti tra tappe, arrivando prima

(Rapha)

Sabato 26 giugno 184 corridori hanno iniziato il Tour de France: otto per ognuna delle 23 squadre in gara. Tra quei 184 (nel frattempo diventati un po’ meno per cadute, problemi e acciacchi vari) non c’era Lachlan Morton, 29enne corridore australiano sotto contratto con la EF Education-Nippo, una delle 23 squadre in gara. Morton, però, il Tour de France lo sta correndo lo stesso, da solo: in una sua versione personale e alternativa, che – così come gran parte della carriera di Morton, un tipo piuttosto sui generis – sta a metà strada tra la competizione professionistica e il ciclismo esplorativo e avventuriero, in cui qualcuno vede qualche punto di contatto con il ciclismo epico di inizio Novecento.

Il Tour de France, quello vero, è diviso in 21 tappe da corrersi in tre settimane, per un totale che quest’anno è di 3.383 chilometri. Il Tour de France alternativo che Morton sta pedalando per conto suo ricalca esattamente il percorso del Tour ufficiale, ma ci aggiunge diverse centinaia di chilometri di collegamento tra varie tappe che i corridori in gara faranno spostandosi in bus o in aereo, e che invece Morton sta percorrendo e percorrerà sempre e solo in sella alla sua bicicletta. In totale, quindi, in quello che è stato definito “Alt Tour” (Tour alternativo) Morton dovrà pedalare per circa 5.500 chilometri, per un dislivello complessivo di oltre 65mila metri, circa 12mila in più rispetto al vero Tour.

Per di più, Morton si è dato come obiettivo arrivare sugli Champs Élysées di Parigi – dove da ormai diversi anni termina il Tour de France – prima che nel tardo pomeriggio del 18 luglio ci arrivino i corridori impegnati a correre il Tour de France ufficiale.

Al momento, il Tour di Morton ha già più di cento chilometri di vantaggio sul Tour de France. Dopo aver lasciato Brest, città di partenza della prima tappa, circa un’ora dopo i corridori in gara (così da evitare di restare imbottigliato nella lunga carovana che segue il gruppo in ogni tappa) Morton ha avuto modo di recuperare e poi guadagnare terreno pedalando ovviamente più piano, ma per più tempo: parte infatti molto presto al mattino (molto prima del vero Tour) e pedala per gran parte di ogni giornata (fino a quando i corridori del vero Tour sono impegnati a fare docce, raggiungere i loro alberghi, farsi massaggiare e poi cenare). Morton, insomma, sta pedalando e conta di pedalare per oltre dieci ore al giorno. Come ha scritto il Wall Street Journal, fino al 18 luglio Morton «passerà più tempo in sella che in qualsiasi altra posizione».

Tuttavia, non è per niente detto che riuscirà ad arrivare a Parigi prima dei colleghi e dei compagni di squadra impegnati al Tour. Anche ammesso che riesca a reggere i ritmi che si è imposto e che non incappi in altri imprevisti, dovrebbe infatti riuscire ad accumulare sul gruppo centinaia di chilometri di vantaggio, visto che tra la ventesima e la ventunesima e ultima tappa, il Tour de France prevede un trasferimento aereo di circa 700 chilometri da Bordeaux a Parigi, in cui – tra una tappa e l’altra – i corridori del Tour percorreranno in un paio d’ore una distanza che Morton dovrà fare su strada, in bicicletta, in un paio di giorni.

Come spiegato dal sito della sua squadra, strada facendo Morton si fermerà in negozi, bar, «pâtisseries e boulangeries» per rifornirsi di acqua e cibo, e non è da escludere che ogni tanto possa pure concedersi «una birra o un bicchiere di vino». Per cenare e dormire Morton ha con sé, in apposite borse attaccate alla sua bici, un fornelletto da campo e una tenda, e un’altra serie di attrezzi e strumenti comuni a chi pratica cicloturismo. Non è escluso, comunque, che in un certo momento di questo suo Tour alternativo Morton possa anche dormire in qualche albergo, per riposarsi meglio o ripararsi da condizioni climatiche particolarmente avverse.

Tutto questo fa sì che tra bicicletta, borse e loro contenuto, Morton dovrà pedalare portandosi appresso circa 20 chili di peso, più di due volte il peso delle biciclette da corsa di chi corre un Tour de France. Fatta eccezione per le borse e qualche altro accorgimento del caso, la bicicletta usata da Morton è comunque molto simile a quella che ha già usato quest’anno in diverse sue gare.

(Rapha)

A proposito di gare, va detto che sebbene sia da anni un professionista del ciclismo su strada, Morton è un personaggio alquanto atipico. Che alterna una discreta carriera in corse professionistiche – ha vinto per esempio qualche tappa al Tour of Utah e ha terminato al 111° posto un Giro d’Italia – a una serie di attività ciclistiche di altro tipo, spesso legate all’ultraciclismo (di resistenza estrema, su lunghe distanze) e al cosiddetto “mondo gravel” (e quindi alle corse su strade bianche e sterrate). Negli ultimi anni, infatti, Morton ha partecipato a corse come Dirty Kanza (una corsa gravel statunitense) e Badlands (in cui ha percorso, senza mai dormire, 700 chilometri in 44 ore) e ha pedalato insieme al fratello per oltre duemila chilometri in mezzo all’Australia: da Port Macquarie, dove è nato, fino a Uluru, nel caldissimo centro del paese.

Una foto del 2020 (Rapha)

Per un po’ di giorni nel 2020 Morton è stato anche il detentore del record mondiale di Eversting, avendo a suo tempo scalato in meno di sette ore e mezza una dislivello complessivo pari a quello dell’Everest.

– Leggi anche: Pedalare un Everest

L’approccio di Morton al ciclismo, ha scritto il Wall Street Journal, «sta da qualche parte all’intersezione tra il romanticismo, la nostalgia e la follia». In diverse interviste Morton stesso ha parlato dell’intenzione di ricreare almeno in parte – seppur con tutti i supporti tecnologici e le evoluzioni tecniche del caso – lo spirito del ciclismo delle origini. Ha inoltre detto che l’idea di fare qualcosa di simile era partita dal Giro del 2020, che poi però aveva corso in maniera canonica, e che è stata la squadra stessa a proporgli di attuare invece il piano al Tour, probabilmente per ricevere un maggiore interesse mediatico, che in effetti sta arrivando. E che, sponsor a parte, sta facendo bene anche alle attività di beneficenza legate all’impresa, che prevedono la donazione, tramite la no profit World Bicycle Relief, di centinaia di biciclette a chi ne può avere bisogno.

Morton ha anche ammesso di non essere per nulla certo di riuscire nella sua impresa, e quindi di percorrere l’intero percorso e, soprattutto, di farlo più in fretta del Tour de France. A proposito di cosa voglia dire pedalare per ore e ore e ancora ore, ha invece detto: «a volte, mentre lo fai, sei super euforico, pensi che sia la miglior cosa al mondo e non vorresti mai fermarti. Poi, però, magari mezz’ora dopo, ti viene solo da piangere e ti chiedi perché diavolo lo stai facendo». Al Guardian ha detto però che il doversi occupare e preoccupare di cosa mangiare e dove dormire aiuta a far passare i chilometri, e che sebbene abbia già avuto modo di gareggiare in Francia, l’Alt Tour è una possibilità per godersi con un po’ più di calma i paesaggi e per conoscere un po’ meglio i territori attraversati, «grazie a un’interazione che, quando fai parte del gruppo, è impossibile».

Nelle stime di Morton, per arrivare da Brest a Parigi seguendo il percorso del Tour de France e pedalando per tutti gli spostamenti che il Tour farà a motore anziché a pedale, ci sarà da stare in bicicletta per almeno 238 ore in 23 giorni. Per chi voglia seguire i suoi progressi su un’apposita mappa, e restare aggiornato sul suo margine rispetto all’altro Tour, è tutto qui. In alternativa si possono seguire i profili social suoi e della sua squadra e attendere agosto, quando sul canale YouTube di Rapha – sponsor tecnico della sua squadra e quindi anche dell’Alt Tour – dovrebbe uscire un documentario.