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  • Giovedì 23 aprile 2026

La posizione impossibile del governo libanese

Deve negoziare con Israele per mettere fine a una guerra che non ha iniziato, cercando di non spaccare il paese e bilanciando interessi molto diversi

Una famiglia di sfollati del sud del Libano rientra verso casa dopo il cessate il fuoco, sbandierando un drappo di Hezbollah, 18 aprile 2026 (AP Photo/Bilal Hussein)
Una famiglia di sfollati del sud del Libano rientra verso casa dopo il cessate il fuoco, sbandierando un drappo di Hezbollah, 18 aprile 2026 (AP Photo/Bilal Hussein)
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Nelle trattative in corso con Israele, il governo libanese è in una posizione molto scomoda: si è di fatto trovato in mezzo tra il governo israeliano, l’Iran, il gruppo filoiraniano Hezbollah e gli Stati Uniti, e fatica a far valere i propri interessi e la propria sovranità per mettere fine a una guerra che non ha voluto.

Lo scorso 14 aprile un incontro organizzato dagli Stati Uniti tra i rappresentanti di Israele e Libano, il primo diretto da decenni, aveva portato al cessate il fuoco che scadrà il 26, tra tre giorni. Giovedì è in programma un altro incontro a Washington.

Il primo problema del governo libanese è che i negoziati dovrebbero portare a un accordo duraturo per la fine delle ostilità tra Israele e Hezbollah, ma Hezbollah non li ha mai riconosciuti e anche dopo il cessate il fuoco aveva promesso di rimanere «col dito sul grilletto».

Il gruppo ha comunque fermato gli attacchi, seppure con qualche eccezione, ma non sappiamo quanto durerà. Sulle trattative, un dirigente di Hezbollah ha detto: «Se il presidente della Repubblica e il capo del governo [libanese] continueranno sulla strada delle negoziazioni dirette, loro andranno per la loro e noi per la nostra».

Il secondo problema è che le trattative non hanno un consenso trasversale tra la popolazione libanese. Hezbollah in Libano non è solo una milizia: è anche un partito con un certo sostegno tra i musulmani sciiti, e in alcune aree si sostituisce allo stato, con una rete di scuole, ospedali e associazioni di beneficenza. Attaccando Israele a inizio marzo, Hezbollah ha trascinato tutto il Libano nella guerra al fianco dell’Iran. Il gruppo è diventato più impopolare ma ha ancora sostegno, soprattutto tra gli sciiti che abitano il sud. Per il governo, il rischio di mettersi contro Hezbollah è quello di mettersi contro un pezzo di popolazione.

Terzo, la posizione del governo libanese è inconciliabile con quella di Israele, soprattutto su due punti. Il Libano chiede il ritiro completo delle truppe israeliane dal proprio territorio e la possibilità di rientro per i libanesi del sud, una parte consistente del milione e oltre di persone che sono state costrette a lasciare le proprie case a causa delle operazioni militari israeliane.

Il governo israeliano ha detto più volte che non intende andarsene fin quando la «minaccia di Hezbollah» non sarà eliminata: è uno scenario ancora lontano, e secondo molti esperti un’occupazione prolungata non farà che rafforzare il gruppo, come avvenuto in passato.

Civili libanesi attraversano a piedi un ponte distrutto dai bombardamenti israeliani vicino alla città di Tiro, Libano, 19 aprile 2026 (AP Photo/Bilal Hussein)

Da inizio marzo i bombardamenti israeliani su ampie zone del Libano, compresa la capitale Beirut, hanno ucciso più di 2mila persone. Israele ha anche invaso un pezzo del Libano meridionale che equivale a circa il 1o per cento del suo territorio.

Lo scopo dichiarato è quello di creare una “zona cuscinetto” larga abbastanza da evitare che i razzi di Hezbollah raggiungano Israele. Per il momento è una fascia di circa 10 chilometri oltre la linea di separazione tra i due paesi (che non è un vero confine), ma il governo ha parlato di estenderla fino al fiume Litani, molto più a nord.

Per farlo ha stanziato cinque divisioni, ha ampliato il numero dei suoi avamposti e ha iniziato a demolire edifici. Il modello è quello usato nella Striscia di Gaza e serve anche a rendere inabitabili le zone di confine, per allontanare i miliziani e i loro sostenitori. Il governo israeliano vuole inoltre assicurarsi di non dover evacuare di nuovo gli abitanti del nord di Israele, quelli più esposti ai razzi di Hezbollah, perché internamente sarebbe visto come un segnale di debolezza.

Questo però significherebbe che molti libanesi del sud rimarrebbero sfollati. Sono, come detto, perlopiù sciiti che dovranno trovare un posto in aree del Libano abitate da altre comunità, e il rischio è che si creino ulteriori fratture in una società già molto frammentata.

C’è poi un’altra questione fondamentale: il disarmo di Hezbollah. È l’unico obiettivo che hanno in comune sia il governo libanese sia Israele, ma è molto difficile da raggiungere e vari tentativi passati non sono andati a buon fine. Anche in questo caso, la presenza in Libano di truppe israeliane non aiuta.

Il governo libanese non ha i mezzi per disarmare Hezbollah, che non vuole rinunciare alla guerra contro Israele ed è meglio armato e addestrato dell’esercito regolare. Inoltre, l’esercito è composto da un mix di cristiani, drusi, sunniti e sciiti: intensificare gli sforzi per togliere le armi a Hezbollah rischia di scatenare uno scontro interno che secondo varie analisi potrebbe sfociare in un’altra guerra civile.

Di recente però il governo libanese ha iniziato a mettersi contro Hezbollah in modo più deciso rispetto al passato. Dal 3 marzo le attività militari del gruppo sono state dichiarate illegali e all’esercito libanese è stato ordinato di far rispettare il divieto (cosa però complicata, nella pratica).

Una bandiera iraniana di fronte a un palazzo distrutto a Beirut, 20 aprile 2026 (AP Photo/Hussein Malla)

Hezbollah è legato in modo inestricabile all’Iran, da cui è finanziato e armato, e fa parte dell’Asse della Resistenza, l’insieme di milizie sciite filoiraniane che fanno gli interessi del regime in Medio Oriente. L’Iran è lo storico nemico di Israele, e quindi anche Hezbollah lo è.

Nonostante questo, il presidente libanese Joseph Aoun ha provato a separare la guerra di Israele e Stati Uniti contro l’Iran da quella di Israele contro Hezbollah. La decisione di entrare in guerra è stata presa in modo unilaterale dal gruppo, e il governo libanese non ne ha tratto alcun vantaggio: separare le trattative significa allontanarsi dall’Iran, riaffermare la propria sovranità e potenzialmente avvicinarsi all’Occidente nella speranza di ottenere gli aiuti economici e militari necessari a gestire la crisi umanitaria e disarmare Hezbollah.

Per il momento non ci è riuscito. Il cessate il fuoco in Libano è stato raggiunto solo dopo grosse pressioni degli Stati Uniti sul governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che era riluttante a fermare gli attacchi. Era una richiesta dei Guardiani della rivoluzione, la principale forza armata dell’Iran, e l’amministrazione statunitense sperava di ottenere in cambio la riapertura dello stretto di Hormuz (cosa effettivamente accaduta, ma durata pochissimo).

– Leggi anche: Il cessate il fuoco in Libano è una sconfitta per Netanyahu