Israele sta demolendo un pezzo di Libano
Come aveva fatto nella Striscia di Gaza, sta facendo ricorso a ditte private per abbattere edifici civili e moschee

Nonostante il cessate il fuoco concordato con il governo libanese, Israele sta procedendo con una sistematica operazione di demolizioni nel sud del Libano.
Il suo esercito rimane schierato in un’area circa 20 chilometri all’interno del territorio libanese, a sud del fiume Litani (o Leonte): in base agli accordi non può superare questa linea, che è stata rinominata “linea gialla”, come quella che nella Striscia di Gaza separa l’area controllata dall’esercito da quella dove vivono i palestinesi.
Come nella Striscia di Gaza, in quest’area Israele sta usando decine di escavatori e bulldozer per demolire edifici pubblici, case, scuole e moschee, anche facendo ricorso ai privati.
L’operazione di demolizione è cominciata coi bombardamenti all’inizio della guerra, quando la milizia libanese sciita Hezbollah ha cominciato a lanciare razzi verso Israele a sostegno dell’Iran. Lo scorso 2 marzo l’esercito israeliano ha prima ordinato l’evacuazione dei civili dall’area lungo la linea di demarcazione tra Israele e Libano (che non è proprio un confine), e poi l’ha espansa gradualmente fino a includere tutti i territori a sud del fiume Zahrani, circa 40 chilometri in territorio libanese.
Secondo un’indagine condotta da BBC Verify sulle immagini satellitari a disposizione, in quest’area dall’inizio della guerra l’esercito israeliano ha abbattuto più di 1.400 edifici, radendo al suolo interi villaggi, coi bombardamenti e con le demolizioni controllate. BBC scrive anche che è probabilmente un numero sottostimato. Anche il quartier generale della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite (UNIFIL), nella città di Naqura, è stato danneggiato.

Un soldato israeliano nel sud del Libano, 17 aprile 2026 (AP Photo/Ariel Schalit)
Il governo israeliano ha detto di voler prendere il controllo di quella che definisce un’«area cuscinetto» estesa, che coprirebbe all’incirca il 10 per cento del territorio libanese, e che dovrebbe servire a mettere in sicurezza il nord di Israele dai lanci di razzi di Hezbollah. Nelle sue intenzioni, le operazioni di demolizione servono a quello, perché sostiene che i miliziani del gruppo si nascondano tra le strutture civili.
È opinione di molti esperti di diritto che demolizioni sistematiche di edifici civili, a volte descritte con la parola «domicidio», siano una violazione del diritto internazionale e probabilmente costituiscano un crimine di guerra.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato apertamente che in questa porzione di territorio verrà utilizzato lo stesso modello usato a «Rafah e Beit
Hanoun», due città della Striscia di Gaza che sono state rase al suolo. Lo scorso 22 marzo Katz ha ordinato all’esercito di «accelerare» la distruzione del Libano.
Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, per farlo l’esercito sta facendo ricorso anche a ditte private appaltatrici. Le fonti militari sentite dal giornale hanno detto che alcune di queste ditte avrebbero già lavorato nella Striscia di Gaza, e che alcuni lavoratori sarebbero pagati in base al numero di edifici distrutti. Nella Striscia, molte delle ditte appaltatrici avevano legami con il movimento delle colonie, cioè gli insediamenti illegali costruiti da Israele in Cisgiordania, o con gruppi ancora più estremisti.
Con gli ordini di evacuazione, più di un milione di persone sono state sfollate: da venerdì, dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, in migliaia si sono messe in viaggio per rientrare, col rischio di trovare la propria casa danneggiata o completamente distrutta, o di ritrovarsi nuovamente sotto le bombe in caso di grosse violazioni dell’accordo. Anche il viaggio è complicato: i collegamenti tra il nord e il sud sono rallentati dal fatto che dall’inizio della guerra Israele ha distrutto vari ponti lungo i fiumi del Libano, con lo scopo di ostacolare Hezbollah.
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