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  • Venerdì 17 aprile 2026

La fine del circuito golfistico finanziato dall’Arabia Saudita?

Secondo molti media il fondo sovrano saudita sta per ritirare l'appoggio al LIV Golf, che dal 2022 fa concorrenza al PGA Tour grazie a spese enormi

Un momento del torneo del circuito LIV giocato in Sudafrica lo scorso marzo (Johan Rynners/Getty Images)
Un momento del torneo del circuito LIV giocato in Sudafrica lo scorso marzo (Johan Rynners/Getty Images)
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In questi giorni molti giornali internazionali stanno scrivendo che PIF, il ricco e controverso fondo sovrano dell’Arabia Saudita, starebbe per ritirare il suo finanziamento al circuito golfistico LIV. Se accadesse, sarebbe la probabile fine del circuito, che era nato nel 2022 con l’intento di fare concorrenza al più noto PGA Tour, ed era riuscito grazie a grandi investimenti a far passare dalla sua parte alcuni dei migliori golfisti al mondo. Sarebbe anche la prima volta che l’Arabia Saudita, che da anni con lo sport cerca di ripulire la sua immagine di paese autoritario e repressivo, fa un passo indietro significativo sui suoi investimenti e i suoi progetti di espansione nello sport.

Giovedì mattina il Wall Street Journal ha scritto di «chiusura imminente» del circuito e The Athletic ha parlato di «futuro in discussione» per LIV Golf, i cui principali dirigenti starebbero cercando lavoro altrove. Entrambi i media hanno citato fonti interne o vicine al LIV, rimaste anonime, raccontando di una situazione un po’ surreale tra i giocatori che in questi giorni stanno giocando uno dei tornei del circuito in Messico.

Nella notte italiana il CEO di LIV Golf Scott O’Neil ha cercato di ridimensionare la cosa, dicendosi «molto contento di dove siamo in questo momento». In un’email ai collaboratori che The Athletic ha letto, O’Neil ha scritto che «la stagione continua esattamente come da piani». Né nell’uscita pubblica, né nell’email, però, ha menzionato il fondo PIF, e ha invece detto che «probabilmente» dovranno raccogliere nuovi fondi.

Bryson DeChambeau durante il recente torneo in Sudafrica (Johan Rynners/Getty Images)

Il LIV Golf nacque nella primavera del 2022, e il suo ingresso sconvolse gli equilibri nel mondo del golf. Fino a quel momento tutti i migliori giocatori al mondo giocavano nel PGA Tour, il principale circuito professionistico (un po’ come l’ATP nel tennis). Il LIV, finanziato dal fondo sovrano saudita, organizzò un circuito parallelo, con nuovi tornei in giro per il mondo e regole un po’ diverse e tendenzialmente poco apprezzate dagli appassionati, molto attaccati alle tradizioni di uno sport abbastanza conservatore. LIV non è un acronimo, ma il numero romano 54, che è il numero di buche giocate in ciascun torneo del circuito (18 in meno delle 72 tradizionalmente giocate nel PGA Tour, anche se di recente pure il LIV si sta adeguando alle 72).

Grazie a ingaggi e montepremi spropositati, in poco tempo i sauditi convinsero giocatori di alto livello come Brooks Koepka, Bryson DeChambeau e soprattutto Jon Rahm ad abbandonare la PGA e cominciare a giocare nel LIV Golf. L’unica occasione in cui tutti i migliori golfisti al mondo oggi si ritrovano sono i quattro tornei Major, i principali nel golf, che non sono gestiti direttamente dalla PGA e a cui quindi possono accedere anche i giocatori del LIV.

All’inizio la PGA, che sta per Professional Golfers’ Association ed è statunitense, rimase abbastanza spiazzata. Provò a contrastare LIV Golf sul piano legale e anche mediatico, cercando di proporsi come paladina della tradizione e criticando la scarsa morale del fondo sovrano saudita. Non molto tempo dopo però cominciarono trattative più o meno sotterranee per unire i due circuiti, che a un certo punto sembrarono molto vicine a concludersi con successo, ma invece poi non lo fecero mai. Da un po’ di tempo a questa parte, forse percependo la crescente debolezza del LIV, la PGA è tornata ad avere una posizione intransigente verso il circuito saudita.

Il golfista spagnolo Jon Rahm (Johan Rynners/Getty Images)

Non si sa ancora con certezza se e quando effettivamente il fondo sovrano si ritirerà, ma commentatori ed esperti sono abbastanza unanimi nel giudicare un grosso insuccesso il circuito LIV. Lo scorso gennaio, commentando la decisione di Brooks Koepka di abbandonare LIV e tornare nel PGA Tour, il sito The Ringer scriveva: «Se l’obiettivo principale del LIV era dimostrare che ognuno ha il suo prezzo, allora lo ha dimostrato chiaramente. Se invece il suo scopo era quello di mettere in scena lo sport in modo anche solo lontanamente interessante, allora il suo fallimento è stato totale».

The Ringer definiva la decisione di Koepka «un segnale premonitore che il progetto LIV si stesse avvicinando a una conclusione logica»; e questo ben prima che uscissero le voci sull’imminente ritiro del PIF. Scriveva ancora The Ringer:

Nessuna delle motivazioni alla base della creazione di questa lega rivoluzionaria si è rivelata vincente. Non ha “fatto crescere il golf”; al contrario, lo ha impoverito, relegando alcuni dei migliori giocatori al marginale e bizzarro calendario del LIV. Non è riuscita a coinvolgere una massa di fan finora trascurata, che desidera ardentemente tornei di golf con musica dal vivo e spettacoli appariscenti. Non è mai riuscito a ottenere un vero successo con un accordo sui diritti televisivi e, quando i tornei del LIV vengono trasmessi in televisione, nessuno li guarda. Gli stessi giocatori sembrano stanchi dell’approccio “non tradizionale” e la recente decisione del LIV di cedere a tornei di quattro round (invece di tre) per consentire ai suoi giocatori di qualificarsi per i punti dell’Official World Golf Ranking ha ulteriormente minato qualsiasi effimera pretesa di innovazione.

PIF ha investito quasi 5 miliardi di euro sul golf, ma nonostante l’ingaggio di alcuni dei migliori giocatori al mondo, non è riuscito insomma a creare un interesse rilevante nel pubblico, e questo (soprattutto a livello televisivo) ha avuto conseguenze nei conti del circuito. Scrive il Wall Street Journal che la sola LIV Golf Ltd, che gestisce le attività del circuito al di fuori degli Stati Uniti, nel 2024 ha registrato quasi 500 milioni di euro di perdite. In totale, dalla sua creazione, per i primi tre anni le perdite sono state superiori al miliardo di euro: troppo elevate, probabilmente, anche per il ricchissimo fondo di investimento saudita.

– Leggi anche: Come funziona la stagione del golf