Guida ai due cessate il fuoco in Medio Oriente
Un ripasso per chi si è perso: quanto durano, chi li ha negoziati, quali sono le loro principali fragilità

Il cessate il fuoco in Libano tra il governo libanese e Israele, iniziato giovedì sera, si è aggiunto a quello già in corso tra Israele, Stati Uniti e Iran, annunciato l’8 aprile. Questi accordi sono collegati: il più recente, in Libano, è una conseguenza del precedente e ha implicazioni significative per la guerra in Medio Oriente, iniziata il 28 febbraio. Facciamo ordine.
Anzitutto, come sono collegati. Il cessate il fuoco in Libano era una delle condizioni poste dal regime iraniano nelle trattative per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti ed era stato motivo di scontro: Stati Uniti e Israele volevano che il Libano rimanesse fuori dall’accordo, l’Iran il contrario. Alla fine il Libano era rimasto fuori dal primo cessate il fuoco, ma poi sono iniziati i negoziati per il secondo, appunto tra governo libanese e Israele con la mediazione degli Stati Uniti.
A riprova di questo collegamento, il regime iraniano ha citato il cessate il fuoco in Libano come motivazione per annunciare la riapertura dello stretto di Hormuz.
Il cessate il fuoco di Stati Uniti e Israele con l’Iran
🗓️ Durata: 2 settimane
🔚 Scadenza: 22 aprile
🤝🏻 Mediatore: Pakistan
È stato annunciato dal Pakistan, il paese che l’ha mediato, la notte tra il 7 e l’8 aprile, alla scadenza dell’ultimatum del presidente statunitense Donald Trump, che aveva minacciato di annientare la «civiltà iraniana» se il regime iraniano non avesse accettato le sue condizioni.
L’accordo è stato considerato una vittoria iraniana, perché di fatto ha lasciato lo stretto di Hormuz sotto il controllo dell’Iran, che prima della guerra non lo gestiva. Lo stretto è vitale perché ci passava un quinto del petrolio e del gas naturale venduti al mondo, e tenerlo bloccato è la principale ritorsione, o strumento di deterrenza, del regime iraniano. In questi giorni gli Stati Uniti avevano imposto un loro blocco navale per mettere pressione sull’Iran, che giovedì pomeriggio ha annunciato che la riapertura dello stretto, non si sa a quali condizioni, come concessione per il cessate il fuoco in Libano.

Un monitor su cui è mostrato il blocco del traffico marittimo nello stretto di Hormuz, in una foto del 15 aprile (AP Photo/Ebrahim Noroozi)
Il cessate il fuoco doveva essere un primo passo per negoziare la fine della guerra: finora sta reggendo, nel senso che le parti hanno smesso di bombardarsi, ma non ci sono stati sviluppi significativi nei colloqui di pace.
Uno dei motivi è stata la confusione attorno alle proposte su cui iniziare a negoziare la pace. Stati Uniti e Iran hanno parlato di testi che erano già stati ampiamente bocciati dalla controparte, per esempio su una immediata riapertura di Hormuz (lato Stati Uniti), che è avvenuta solo in seguito, o su un ipotetico e irrealistico ritiro delle forze statunitensi dalle basi in Medio Oriente (lato Iran).
L’applicazione del cessate il fuoco anche al Libano è stato un altro dei principali disaccordi, così come il programma nucleare iraniano: gli Stati Uniti vorrebbero venisse interrotto per almeno 20 anni, l’Iran ne ha proposti 5. Stati Uniti e Iran hanno parlato di tutte queste cose durante un incontro durato 20 ore tra sabato 11 e domenica 12 aprile a Islamabad, in Pakistan, senza però trovare un accordo.
È possibile che le parti ci riprovino prima della fine del cessate il fuoco, o che lo estendano per altre due settimane.
Il cessate il fuoco tra governo libanese e Israele
🗓️ Durata: 10 giorni
🔚 Scadenza: 26 aprile
🤝🏻 Mediatore: Stati Uniti
Questo secondo accordo, secondo varie ricostruzioni, è stato in pratica forzato da Trump, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, suo alleato, avrebbe voluto continuare la guerra (anche quella con l’Iran).

Una manifestazione di sostenitori di Hezbollah, l’11 aprile a Beirut, in cui è esposta una gigantografia di Hassan Nasrallah, lo storico leader ucciso nel 2024 da Israele (AP Photo/Hassan Ammar)
Se n’è avuto un indizio dal modo repentino con cui Trump lo ha annunciato: con un post su Truth dopo un rapido giro di telefonate con il presidente libanese Joseph Aoun e Netanyahu stesso, mentre in Israele era in corso una riunione del governo proprio per valutare la possibilità di un cessate il fuoco. Sempre giovedì Trump aveva prospettato un incontro tra Netanyahu e Aoun, che aveva rifiutato ponendo il cessate il fuoco come precondizione.
La più grossa incognita di questo secondo accordo è come si comporterà Hezbollah, che per ora lo sta rispettando. Hezbollah è il gruppo radicale che è una sorta di stato in Libano, e non era stato coinvolto nei negoziati, che anzi aveva sconfessato. Soprattutto, Hezbollah è un alleato dell’Iran, che lo arma e dunque ha grande influenza su di lui.
Se il gruppo continuerà a rispettare il cessate il fuoco, sarebbe probabilmente un segnale della volontà dell’Iran di fare davvero un accordo di pace con gli Stati Uniti. Se invece il gruppo dovesse riprendere i lanci di razzi, Israele sicuramente risponderebbe, vanificando il cessate il fuoco e mettendo a repentaglio i negoziati statunitensi con l’Iran.
I termini dell’accordo non chiariscono peraltro il futuro di Hezbollah, ma fanno capire che si chiede al governo libanese di renderlo inoffensivo. Il governo si era già impegnato a disarmare il gruppo, di cui durante la guerra aveva vietato le attività militari, ma finora era lontano dal riuscirci. Anche la durata di questo accordo può venire prolungata in caso di «progressi».



