Diversi manifesti elettorali per due diverse idee di Ungheria
Una campagna più aggressiva da una parte e una più minimalista dall'altra: c'entrano le risorse disponibili, ma anche altro
di Rodolfo Toè, foto di Giorgio Salimeni

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Nelle ultime settimane le strade di Budapest sono state piene di manifesti elettorali in vista delle elezioni parlamentari di domenica. I due principali partiti, Fidesz di Viktor Orbán (al governo) e Tisza di Péter Magyar (all’opposizione), hanno progetti politici molto diversi che si sono riflessi anche sulle diverse strategie comunicative scelte per la campagna elettorale.

Budapest, Ungheria. A sinistra cartelloni elettorali del partito Fidesz di Viktor Orbán, a destra, in alto su un palo, un cartello di Péter Magyar. Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
Fidesz ha fatto una campagna imponente con manifesti appariscenti e visibili ovunque lungo le strade più trafficate, spesso con riferimenti alla guerra in Ucraina, tema su cui Orbán ha le posizioni più filorusse di tutta l’Unione Europea. Tisza ha fatto una scelta diversa: pannelli piccoli e minimalisti che mostrano la faccia di Magyar, messi in posti meno trafficati.

Budapest, Ungheria. Cartelloni elettorali del partito Fidesz di Viktor Orbán. Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post

Budapest, Ungheria. Cartelloni elettorali del partito Tisza di Peter Magyar. Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
La campagna elettorale di Orbán è stata molto concentrata sulla guerra in Ucraina anche perché su tutto il resto il primo ministro è in grande difficoltà. Gran parte della popolazione lo considera un leader disonesto e corrotto, e non lo aiuta il fatto che l’economia vada male da tempo. Per questo ha individuato un nemico esterno, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e ha sostenuto che l’Ungheria fosse minacciata dall’Ucraina e che lui fosse l’unico in grado di proteggerla.
È proprio per questo che Zelensky è finito in moltissimi manifesti elettorali di Fidesz. Uno dei più presenti lo mostra insieme a Magyar e sopra un messaggio che dice: «PERICOLOSI! Fermiamoli!».

Szeged, Ungheria. Cartelloni elettorali del partito Fidesz di Viktor Orbán con la scritta “PERICOLOSI! Fermiamoli!” Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
Altri manifesti mostrano Zelensky insieme a importanti funzionari europei, mentre chiede soldi agli ungheresi per finanziare la resistenza all’invasione russa.
Secondo Orbán, l’Ucraina vuole manipolare le elezioni per favorire Magyar e cambiare il governo in Ungheria. Orbán dice che se Magyar andrà al governo, si schiererà con l’Ucraina, spenderà più soldi per aiutarla a difendersi dall’invasione della Russia e sosterrà i piani di riarmo dell’Unione Europea. Tutto questo aumenterà la tensione con la Russia, rischiando di dare inizio a una guerra tra la Russia e i paesi dell’Unione.

Budapest, Ungheria. Un cartellone elettorale con la scritta “Mandiamo un messaggio a Bruxelles: NON PAGHIAMO!”. Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
Sono tutte teorie che non hanno riscontro nella realtà: sono anche praticamente identiche ai messaggi della propaganda russa, e non è una novità. Orbán è per l’appunto il leader più filorusso d’Europa e da quando è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina si è opposto alle sanzioni alla Russia, e ha rifiutato di aiutare l’Ucraina presentandosi come un leader “pacifista”.
È una cosa che si nota in un altro manifesto che si vede ovunque, che mostra Orbán con la bandiera ungherese e la scritta «Uniamoci contro la guerra».

Budapest, Ungheria. Cartelloni elettorali di Viktor Orbán. Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
Fidesz e Orbán hanno puntato tantissimo su questioni di politica internazionale e poco sui problemi concreti degli ungheresi, forse per non dover parlare della crisi economica: negli ultimi anni l’Ungheria ha infatti avuto tassi di inflazione tra i più elevati dell’Unione Europea e i salari sono rimasti molto bassi (il salario medio annuale nel 2024 era di 18.500 euro, tra i più bassi dell’Unione).
Un’eccezione è stata la decisione del governo di fissare i prezzi di diesel e benzina su valori più bassi di quelli di mercato: per le auto con targa ungherese un litro di benzina costa 595 fiorini (1,58 euro), un litro di diesel 615 fiorini (1,63 euro). Questa decisione, presa per rispondere all’aumento del prezzo del carburante a causa della guerra in Medio Oriente, è finita in moltissimi manifesti elettorali che insistono sul fatto che il prezzo di diesel e benzina in Ungheria sia «il più basso d’Europa».

Budapest, Ungheria. Cartelloni del governo con la scritta “Prezzo protetto. La benzina e il diesel sono i più economici d’Europa”
Come detto, Tisza ha fatto una scelta completamente diversa per la sua campagna elettorale: minimalista, più discreta. Magyar ha sostenuto che i manifesti elettorali siano «inquinamento visivo» e ha aggiunto come la scelta del suo partito sia stata coerente con l’idea di una campagna «puritana», a favore di un governo «puritano». Per rimarcare questa idea e la presunta differenza morale tra i due partiti, Tisza ha accusato più volte Orbán di avere modificato le regole elettorali per poter vincere le elezioni usando escamotage assai discutibili.

Budapest, Ungheria 2026. Cartelloni elettorali del partito Tisza di Peter Magyar. Giorgio Salimeni, CESURA, per il Post
C’entrano anche questioni economiche: Tisza ha risorse limitate, e farebbe fatica a permettersi una campagna come quella di Fidesz, che può contare sul sostegno di molti importanti imprenditori e sulle risorse pubbliche.













