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  • Sabato 4 aprile 2026

Le presunte truffe nei trekking e nelle spedizioni alpinistiche in Nepal

Un'indagine locale ha accusato 32 persone di aver organizzato per anni finti soccorsi per ottenere rimborsi assicurativi

Degli scalatori su un ghiacciaio al campo base del monte Everest in Nepal (Ansa)
Degli scalatori su un ghiacciaio al campo base del monte Everest in Nepal (Ansa)
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In Nepal 32 persone sono state accusate di aver organizzato un sistema di truffe legate ai soccorsi durante i trekking in alta quota tra il 2022 e il 2025. Le indagini coinvolgono guide, compagnie di elicotteri e strutture sanitarie: i turisti venivano convinti a usare elicotteri per evacuazioni non necessarie, spesso perché le guide esageravano sintomi lievi o li spingevano a temere per la loro salute.

Le spese per i soccorsi venivano poi fatturate alle assicurazioni con costi molto più alti del normale. In alcuni casi, voli ordinari venivano registrati come operazioni di salvataggio, oppure un singolo volo con più passeggeri veniva fatturato come più interventi separati. A questo si aggiungevano ricoveri e trattamenti medici non necessari. L’indagine della polizia nepalese ha stimato che il valore complessivo della truffa possa arrivare a circa 6,4 milioni di euro.

È da diverso tempo che vengono rivolte accuse di truffe nel settore del trekking e delle spedizioni alpinistiche commerciali in Nepal: nel 2018 Agence France-Presse pubblicò un’inchiesta in cui raccontava che alcuni turisti erano stati spinti a ricorrere a evacuazioni in elicottero non necessarie. I giornalisti avevano intervistato diversi escursionisti e alpinisti che avevano raccontato le loro esperienze, anche attraverso recensioni pubblicate sulla piattaforma Tripadvisor, in cui segnalavano pratiche scorrette e pressioni da parte delle guide.

Da allora le autorità del Nepal hanno avviato indagini più approfondite, ma le accuse formali sono state presentate solo poche settimane fa, dopo anni di segnalazioni e verifiche. Una parte della copertura mediatica internazionale ha però frainteso o semplificato i risultati dell’inchiesta.

In diversi articoli si è infatti parlato di turisti avvelenati per costringerli al soccorso in elicottero. Tuttavia, questa accusa non è stata formulata in modo sistematico dalle autorità nepalesi. La polizia giudiziaria nepalese ha detto che al momento non ci sono prove che le guide abbiano mescolato sostanze tossiche nel cibo dei turisti per giustificare i soccorsi. Sono stati segnalati solo alcuni casi in cui piccole quantità di sostanze come il bicarbonato sarebbero state aggiunte al cibo di pochi turisti, ma rappresentano una minima parte dell’indagine.

Allo stesso modo, molti giornali hanno collegato le accuse esclusivamente alle guide che lavorano sull’Everest, la montagna più alta al mondo e frequentata da moltissime spedizioni commerciali. In realtà, secondo quanto emerso dai primi atti pubblicati e consultati da alcuni siti specializzati, sono coinvolti operatori che lavorano sul circuito dell’Annapurna, su quello del Manaslu e nella regione del Langtang. Il sistema poi riguarda più in generale chi fa trekking e non soltanto gli alpinisti che tentano di scalare le montagne di oltre ottomila metri.