La brevissima storia della Finalissima
Il trofeo di calcio tra le nazionali campioni in carica di Europa e Sudamerica era tornato nel 2022, ma l'edizione di quest'anno è già stata cancellata

La Finalissima del 2026 è stata l’ennesimo evento sportivo cancellato per via della guerra che si sta combattendo in Medio Oriente da più di due settimane. È una partita di calcio, la cui unica edizione recente è stata nel 2022 tra Italia e Argentina, in cui si affrontano le nazionali maschili vincitrici degli Europei e della Copa América. La Finalissima di quest’anno si sarebbe dovuta giocare il 27 marzo a Lusail, in Qatar, tra Spagna e Argentina, ma i bombardamenti sul Qatar e l’impossibilità di trovare una soluzione alternativa in tempi brevi hanno costretto gli organizzatori a cancellarla.
La cancellazione è l’ennesimo segnale di quanto la guerra in Medio Oriente stia avendo e avrà conseguenze per tutto lo sport che gira attorno ai paesi del golfo Persico. Ma anche l’assenza di alternative e la scelta di non disputare altrove la Finalissima (che è nota così anche all’estero, non solo in Italia) sono segnali di quanto marginale sia questa partita per il calcio mondiale.
La Copa América si gioca dal 1916 e gli Europei dal 1960, ma una successiva “super-finale” tra le due nazionali campioni in carica si è giocata solo tre volte. E solo in un’occasione, cioè nel 2022, questa ha preso il nome di “Finalissima”.
Nell’organizzare la Finalissima UEFA e CONMEBOL (le confederazioni del calcio europeo e sudamericano, quelle con le squadre storicamente più forti) avevano tentato di ripescare la loro vecchia “Coppa delle nazioni europee-sudamericane”, un trofeo giocato tra anni Ottanta e Novanta e intitolato ad Artemio Franchi, presidente della UEFA morto nel 1983.
Quel torneo ebbe scarso successo e resistette solo otto anni, durante i quali si giocarono solo due delle tre edizioni previste. Nel 1985 la Francia vinse 2-0 contro l’Uruguay, che però quattro anni dopo non riuscì a mettersi d’accordo con i Paesi Bassi per disputare la seconda edizione. Nel 1993 l’Argentina – in cui ancora giocava Diego Maradona – vinse ai rigori contro la Danimarca.
Dopo quell’ultima partita l’evento venne cancellato. Al suo posto era nato un altro torneo per squadre nazionali, più ampio e prestigioso, che negli anni successivi sarebbe diventato la Confederations Cup.
Nel 2019, però, la Confederations Cup fu a sua volta cancellata, a dimostrazione dello scarso interesse che c’era intorno ad eventi di questo tipo, per forza di cose secondari rispetto ai Mondiali, e in genere molto meno attrattivi e con meno storia rispetto alle competizioni continentali. Non fu nemmeno sostituita da un altro trofeo internazionale, ma dal nuovo Mondiale per club – la cui prima edizione del 2021 fu poi annullata per la pandemia di Covid-19.
Quando nel 2021 UEFA e CONMEBOL decisero di rifondare la vecchia Coppa Artemio Franchi (con un trofeo simile ma un nome più evocativo), non c’era nessun altro torneo internazionale con cui competere. Dopotutto, l’idea era proprio quella di ridare alle nazionali europee e sudamericane un’occasione per confrontarsi in partite davvero competitive al di fuori dei Mondiali, che si giocano ogni quattro anni.
Entrambe le confederazioni volevano sistemare meglio i propri calendari, riducendo le partite amichevoli e aumentando quelle ufficiali. Una scelta molto in linea con le recenti tendenze di FIFA e UEFA, che stanno cercando di limitare le partite amichevoli.

Il presidente della UEFA Aleksander Ceferin (sinistra) e quello della FIFA Gianni Infantino (destra) agli Europei maschili del 2024 (Stu Forster/Getty Images)
Gli accordi iniziali di UEFA e CONMEBOL prevedevano l’organizzazione di almeno tre edizioni, che si sarebbero dovute disputare ogni tre anni. La prima, quella del 1° giugno 2022 tra Italia e Argentina, si sarebbe giocata al prestigiosissimo stadio Wembley di Londra (città in cui le due confederazioni hanno un ufficio congiunto).
Quella prima Finalissima generò subito una certa attesa. Era la prima partita ufficiale tra le due nazionali in più di trent’anni, cioè dalla semifinale dei Mondiali del 1990, quando l’Argentina vinse ai rigori al San Paolo di Napoli. Arrivava inoltre un anno e mezzo dopo la morte di Maradona, fenomenale attaccante dell’Argentina e del Napoli. Per l’Italia era anche un’occasione per rifarsi dopo la mancata qualificazione ai Mondiali di quell’anno.
Vinse infine l’Argentina per 3 a 0, in una partita che rispettò di gran lunga le aspettative. Andarono a vederla più di 87mila persone, il clima rispecchiava quasi quello di un importante trofeo internazionale e ci furono diversi omaggi e cori per Maradona, fuori e dentro lo stadio.

Un tamburo con la faccia di Maradona, usato dai tifosi argentini durante la Finalissima del 2022 (Alex Pantling/Getty Images)
Fu un successo tale che UEFA e CONMEBOL istituirono pure una versione femminile. La prima – e finora unica – Finalissima femminile si giocò, di nuovo a Wembley, tra Brasile e Inghilterra. Fu anche quella una partita avvincente, giocata con grande intensità e in uno stadio pieno, e vinta dall’Inghilterra soltanto ai tiri di rigore.
Insomma, sembrava che UEFA e CONMEBOL avessero avuto l’intuizione giusta e che la Finalissima potesse davvero diventare un trofeo importante. Ma organizzare la seconda edizione tra Argentina e Spagna, che avevano vinto i rispettivi trofei continentali nel 2024, si rivelò piuttosto complicato. La partita doveva giocarsi nell’estate del 2025, quando però le nazionali avevano già troppe partite in programma. Le rispettive federazioni ci misero dunque un bel po’ per accordarsi e scegliere il Qatar come sede.
All’inizio di marzo, vista la situazione in Medio Oriente, UEFA e CONMEBOL avevano iniziato a cercare alternative al Qatar, dove anche il campionato nazionale è stato sospeso per una decina di giorni. L’UEFA aveva proposto di giocare la partita del 27 marzo allo Stadio Bernabéu di Madrid, dividendo lo stadio a metà tra i tifosi spagnoli e argentini o disputando anche una partita di ritorno a Buenos Aires. Ma la CONMEBOL si era opposta perché far giocare la Spagna in casa avrebbe «violato il principio di equità sportiva». La UEFA ha quindi proposto altre date e stadi “neutrali”, senza successo.
Secondo la federazione sudamericana l’Argentina aveva invece accettato di giocare in Italia il 31 marzo. Una soluzione, però, che non era fattibile per l’UEFA, dato che il 31 marzo ci sarà la finale dei playoff europei per l’accesso ai Mondiali, in cui l’Italia potrebbe essere impegnata qualora dovesse battere l’Irlanda del Nord. Intanto non si sa nemmeno né quando né dove sarà la prossima Finalissima femminile.



