Contro la riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia

Ventidue paesi hanno firmato una lettera di protesta e la Commissione europea ha minacciato di toglierle i fondi

Il padiglione della Russia alla Biennale di Venezia che nel 2024 fu dato alla Bolivia (Stefano Mazzola/Getty Images)
Il padiglione della Russia alla Biennale di Venezia che nel 2024 fu dato alla Bolivia (Stefano Mazzola/Getty Images)
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Martedì i ministri della Cultura di ventidue stati europei, tra cui Francia, Germania, Spagna e Ucraina, hanno scritto una lettera alla fondazione che organizza la Biennale di Venezia, una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti al mondo, per chiedere la revoca della partecipazione della Russia alla 61esima Esposizione internazionale dell’Arte che si terrà a Venezia dal 9 maggio di quest’anno.

La Russia non partecipa alla Biennale dal 2022, quando dopo l’invasione dell’Ucraina il curatore e gli artisti scelti per il padiglione russo annullarono la propria partecipazione. Quell’anno la fondazione Biennale aveva pubblicato un comunicato in cui diceva che avrebbe rifiutato «ogni forma di collaborazione con chi avesse attuato o sostenesse un atto di aggressione di inaudita gravità», e che non avrebbe accettato «la presenza alle proprie manifestazioni di delegazioni ufficiali, istituzioni e personalità a qualunque titolo legate al governo russo». Da allora il paese non aveva più preso parte alla mostra. Nel 2024 la Russia prestò il suo padiglione, che si trova presso i giardini della Biennale, alla Bolivia.

La mobilitazione europea arriva dopo che la scorsa settimana la Russia aveva annunciato l’intenzione di riaprire il proprio padiglione alla prossima Biennale d’Arte. Il giorno successivo la Fondazione Biennale aveva confermato la partecipazione di tutti i padiglioni nazionali, compresi quelli di paesi coinvolti in conflitti internazionali, tra cui Russia, Iran e Israele, il cui padiglione era rimasto chiuso durante l’edizione del 2024 per volontà degli artisti stessi. Alla Biennale ogni paese gestisce autonomamente il proprio padiglione nazionale e decide quali artisti inviare in rappresentanza.

Il presidente della fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, aveva difeso la scelta sostenendo che la Biennale dovrebbe restare uno spazio di incontro e confronto anche tra paesi in guerra. Buttafuoco è presidente da marzo 2024, nominato d’allora ministro della Cultura Sangiuliano.

Martedì anche i commissari europei per la tecnologia e per la cultura hanno ricordato che «le istituzioni e le organizzazioni degli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbero agire secondo la linea delle sanzioni europee» e hanno detto che se la Russia dovesse partecipare alla Biennale la «Commissione valuterà la sospensione o la cancellazione di uno dei fondi che al momento vengono erogati alla Fondazione Biennale».

L’Italia non ha firmato la lettera insieme agli altri 22 paesi europei. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva comunque già detto che il governo italiano è contrario alla scelta di Buttafuoco, ma che essendo la Biennale un’entità autonoma non può esercitare pressioni sulle sue decisioni. Buttafuoco lo aveva ringraziato e aveva ribadito qualche giorno fa che la «sua Biennale sarà la vera tregua». Buttafuoco non ha però ancora commentato o risposto alle pressioni europee di martedì.

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