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  • Giovedì 26 febbraio 2026

Come ci si sposta a Cuba, aspettando il petrolio

Con molti motorini elettrici cinesi, ma anche risciò, cavalli e carretti, mentre le poche auto che circolano sono soprattutto per i turisti

di Valerio Clari

Un cocotaxi, una specie di risciò a motore a forma di noce di cocco, lungo il Malecón dell'Avana, il 19 febbraio 2026 (Valerio Clari/il Post)
Un cocotaxi, una specie di risciò a motore a forma di noce di cocco, lungo il Malecón dell'Avana, il 19 febbraio 2026 (Valerio Clari/il Post)
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Dal 9 gennaio a Cuba non arriva più petrolio, a causa del blocco imposto dagli Stati Uniti. Mercoledì il governo statunitense ha autorizzato la vendita del petrolio venezuelano alle piccole e medie imprese private cubane, ma nell’attesa che arrivino questi parziali rifornimenti, nell’isola da settimane non si trovano carburanti.

Benzina e diesel sono razionati per i mezzi che hanno funzioni di pubblica utilità, mentre le auto dei privati restano perlopiù ferme. I cubani per spostarsi hanno trovato metodi alternativi: risciò, carretti trainati da cavalli e mezzi elettrici, con una certa diffusione di motorini cinesi. La benzina che ancora circola, proveniente da riserve e molto cara, è usata per trasporti collettivi e per le auto per i turisti, che possono pagare cifre altrimenti fuori mercato.

Auto decappottabili utilizzate per fare tour turistici nel centro dell’Havana, il 14 febbraio 2026 (Valerio Clari/il Post)

Le auto elettriche sono ancora una rarità, ma scooter e motorini sono piuttosto diffusi. Arrivano tutti dalla Cina, sull’isola le chiamano “motorinas” e hanno nomi strani, che sembrano storpiature di marche famose: Bucatti (che suona come un mix fra Ducati e Bugatti), Isuki, Mishozuki. I modelli più elaborati hanno luci stroboscopiche lungo la carrozzeria e potenti casse con cui far sentire musica ad alto volume al proprio passaggio.

Motorini elettrici cinesi nel quartiere Miramar dell’Avana, il 19 febbraio 2026 (Valerio Clari/il Post)

Altri mezzi elettrici sono più basici, hanno tre ruote o sono pensati per un trasporto collettivo: alcuni sono simili alle vecchie Ape Piaggio, con un cassone sul retro su cui sono montate due panche: fungono da trasporto pubblico, di solito al prezzo di 100 pesos a tratta (circa 20 centesimi di euro).

Mezzi per il trasporto di persone a Viñales, il 17 febbraio 2026 (Valerio Clari/il Post)

A lungo a Cuba la benzina è stata relativamente a basso costo, cosa che non rendeva i mezzi elettrici particolarmente convenienti o necessari. Anche questo sta cambiando. Caricarli non è sempre semplice perché nella maggior parte dell’isola la corrente c’è solo per alcune ore al giorno. È comune vedere motorinas piazzate all’interno delle case, negli ingressi o nelle “zone giorno”, attaccate a cavi della corrente. A volte bisogna aspettare che finiscano i frequenti blackout, in altre case ci sono accumulatori o impianti fotovoltaici per aggirarli.

Motorino elettrico in carica in una casa di Matanzas, il 20 febbraio 2026  (Valerio Clari/il Post)

A Cuba girano anche molte biciclette e molti risciò, con cui ci si sposta all’interno delle città. Nelle zone rurali i carretti trainati dai cavalli sono normali mezzi di trasporto, che circolano sulle strade asfaltate. Lo erano già prima della crisi, ma ora ne circolano molti di più. È diventato piuttosto comune anche vedere persone che si spostano direttamente a cavallo: il rumore degli zoccoli sull’asfalto è ricorrente, e i ragazzi più esperti raggiungono velocità elevate.

Per le politiche di razionamento il governo ha vietato di usare nei campi mezzi a motore, come i trattori: si usano anche mucche e buoi per trascinare delle specie di slitte su cui possono essere caricati pesi notevoli.

Una slitta trascinata da bovini in una fattoria nella valle di Viñales, il 16 febbraio 2026 (Valerio Clari/il Post)

Un numero ristretto di auto continua a circolare: sono soprattutto quelle per i turisti, perché possono rendere economicamente profittevoli trasporti che devono fare i conti con gli enormi aumenti dei prezzi di benzina e diesel. Nelle settimane centrali di febbraio quella che si trovava al mercato nero poteva costare anche 5.000-6.000 pesos al litro, ossia quasi 10 euro (la benzina in vendita attraverso i canali ufficiali è di fatto finita).

Circolano le vecchie auto statunitensi degli anni Cinquanta, che sull’isola sono state aggiustate e modificate nei decenni e che funzionano come taxi privati; le decappottabili all’Avana, diventate un’attrazione turistica; i cocotaxi, caratteristici risciò a motore (come quello che si vede in movimento nell’immagine di apertura di questo articolo); e i taxi collettivi, auto o furgoni su cui vengono caricate tra le sei e le 10 persone e che percorrono tratte predefinite, fra le principali città e i centri turistici. Sono pochi, ma del resto al momento sono pochi anche i turisti ancora presenti sull’isola.

Una delle auto d’epoca statunitensi, spesso risalenti agli anni Cinquanta, modificate e sistemate nei decenni successivi, a Viñales, il 16 febbraio 2026 (Valerio Clari/il Post)

Ci sono poi servizi basilari statali a cui viene garantita una fornitura minima di carburante. Le corse degli autobus pubblici, guaguas, sono ridotte o cancellate, con mezzi fermi nelle rimesse. In alcuni casi sono stati sostituiti da camion con cassoni aperti, in cui si trasportano merci e persone (con meno consumi, evidentemente), in altri semplicemente soppressi.

A Cuba esiste una linea ferroviaria piuttosto antica, creata per favorire i trasporti delle aziende della canna da zucchero: i treni arrivarono prima lì che in Spagna, di cui l’isola fu colonia fino alla fine dell’Ottocento. Le linee passeggeri funzionavano già in modo incostante a causa dei problemi con la rete elettrica, ma nelle ultime settimane i viaggi sono stati sempre più sporadici. Sono rimasti fermi gli aerei che coprono tratte interne (L’Avana-Santiago), mentre quelli internazionali non possono fare rifornimento sull’isola e devono fare scali tecnici in Repubblica Dominicana, o in altri paesi vicini, per riempire i serbatoi.

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