Sei momenti notevoli del discorso di Trump, con i video
Tra grandi celebrazioni del suo operato, attacchi e provocazioni ai Democratici e un commento piuttosto sottotono sulla Corte Suprema

Il discorso sullo Stato dell’Unione che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tenuto di fronte ai parlamentari martedì è stato il più lungo di sempre. Ha parlato per quasi due ore, mettendo insieme molti slogan ma pochi contenuti. Trump ha soltanto accennato ad alcuni dei temi più discussi nel primo anno del suo secondo mandato (le minacce all’Iran e i dazi, tra gli altri), mentre si è dilungato ad accusare i Democratici ed elogiare i presunti successi della sua amministrazione nell’economia e nella protezione dei confini, dicendo anche varie cose false. Questi sono sei momenti notevoli.
«Vinciamo così tanto che non sappiamo più che farci»
Trump ha iniziato dicendo che «gli Stati Uniti sono tornati: più grandi, più ricchi e più forti di sempre». Ha detto che «l’economia è più ruggente che mai», che i «nemici degli Stati Uniti sono spaventati» e che «l’America è rispettata di nuovo, come mai prima d’ora». In realtà l’inflazione è costante da un paio d’anni e la creazione di nuovi posti di lavoro nell’ultimo anno non è stata eccezionale. Anche se è vero che in alcuni casi le minacce degli Stati Uniti a vari paesi hanno avuto l’effetto voluto da Trump, almeno sul breve termine (per esempio nel caso degli accordi raggiunti con Messico e Canada sui dazi), nel complesso le sue politiche erratiche e aggressive hanno deteriorato le relazioni degli Stati Uniti con molti paesi, anche storicamente alleati.
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«Una sentenza molto infelice»
Era molto atteso un commento sulla sentenza della Corte Suprema che la scorsa settimana ha giudicato illegittima gran parte dei dazi imposti da Trump. È arrivato, ma è stato parecchio sottotono: ha detto soltanto che è stata una sentenza «infelice», senza soffermarsi più di tanto sull’argomento. A Trump d’altra parte non conviene parlarne, sia perché la decisione gli ha dato torto, sia perché ora il suo governo rischia di dover rimborsare le aziende che hanno pagato i dazi per centinaia di miliardi di dollari.
I giudici della Corte Suprema erano presenti al discorso, ma Trump non ha fatto riferimenti diretti a loro. In altri casi aveva usato toni molto più duri: venerdì per esempio in una conferenza stampa aveva definito la sentenza una «disgrazia» e aveva descritto i giudici come «un imbarazzo per le loro famiglie».
Trump ha comunque continuato a sostenere che i dazi siano uno strumento legittimo ed efficace, ha detto che gli accordi hanno reso «felici» molti paesi e che continuerà su questa strada.
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«Vogliono fare un accordo, ma non abbiamo ancora sentito le paroline magiche: “non avremo mai un’arma nucleare”»
Trump ha parlato solo per pochi minuti del possibile attacco statunitense contro l’Iran, senza dire granché di concreto.
Nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno ammassato intorno all’Iran moltissimi mezzi militari, e nei giorni scorsi il presidente aveva detto che avrebbe deciso a breve se ordinare o meno un attacco. Trump minaccia di attaccare l’Iran se questo non accetterà di ridurre il proprio programma nucleare, cosa su cui sono in corso negoziati. Durante il discorso ha detto che la sua «preferenza» sarebbe la via diplomatica, ma non ha escluso un intervento militare. «Una cosa è certa, non permetteremo mai al paese sostenitore numero uno del terrorismo di avere un’arma nucleare», ha detto.
«Dovreste vergognarvi»
Il discorso è stato puntellato di attacchi diretti ai Democratici: i sondaggi per Trump non vanno molto bene, e a novembre ci saranno le elezioni di metà mandato: se i Repubblicani dovessero uscirne male, sarebbe un problema per Trump. Per questo il discorso serviva anche per ricompattare i suoi sostenitori e criticare gli avversari. Uno dei momenti più tesi è stato quando ha chiesto ai parlamentari di alzarsi se erano d’accordo con l’idea che il «primo compito del governo americano sia proteggere i cittadini americani e non gli immigrati illegali». Molti Democratici prevedibilmente non si sono alzati, per non aderire alla sua propaganda, e il presidente ha detto loro che dovrebbero «vergognarsi di loro stessi».
«Alex non era un criminale»
Questa cosa non l’ha detta Trump ma Ilhan Omar, una deputata Democratica di origini somale spesso oggetto di attacchi razzisti da parte dei Repubblicani. Il riferimento è ad Alex Pretti, l’infermiere ucciso a fine gennaio a Minneapolis da agenti della Border Patrol, una delle due principali forze federali anti-immigrazione dispiegate in Minnesota nei mesi scorsi.
Omar criticava alcune affermazioni fatte da Trump durante il discorso: il presidente ha sostenuto le operazioni anti-immigrazione volute dalla sua amministrazione, in cui gli agenti hanno spesso usato metodi violenti e discriminatori. Non ha citato né Pretti né Renee Good, un’altra persona uccisa dagli agenti a Minneapolis. Omar ha anche gridato «bugiardo» e contestato più volte Trump, insieme alla deputata di origini palestinesi Rashida Tlaib, seduta vicino a lei.
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«I brogli sono dilaganti nelle nostre elezioni»
Parlando di politica interna, Trump ha sostenuto senza alcuna prova che le elezioni negli Stati Uniti siano piene di irregolarità. È una cosa che ripete spesso – da sempre dice di aver vinto le elezioni del 2020, che in realtà perse contro Joe Biden – e sostiene che la colpa sia dei Democratici. «Loro imbrogliano, le loro politiche sono così tremende che l’unico modo per farsi eleggere è imbrogliare». In queste settimane i Repubblicani stanno cercando di far approvare dal Congresso una norma chiamata “Save America”: secondo Trump servirebbe a evitare queste presunte irregolarità, ma nei fatti complicherebbe la procedura di registrazione e di voto. Durante il discorso ha chiesto ai parlamentari di approvare la legge.



