Joe Biden e Kamala Harris. (AP Photo/Andrew Harnik)
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  • sabato 7 Novembre 2020

Joe Biden ha vinto

Il candidato del Partito Democratico ha adesso un vantaggio incolmabile in Pennsylvania, che ha convinto i network televisivi a dichiararlo vincitore

Joe Biden e Kamala Harris. (AP Photo/Andrew Harnik)

Joe Biden del Partito Democratico ha vinto le elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Nella mattina americana di sabato (pomeriggio in Italia) lo scrutinio in Pennsylvania ha sancito il suo sorpasso sul presidente uscente Donald Trump, rendendo la sua vittoria – probabile ormai da due giorni – certa abbastanza da far sbilanciare i network televisivi, che durante l’intero scrutinio esaminano i dati per stimare dove i candidati siano sicuri di prevalere.

I voti che mancano ancora in Pennsylvania stanno arrivando da aree dove Biden ha vinto con margini larghissimi e la vittoria in Pennsylvania è più che sufficiente a portarlo oltre la soglia dei 270 grandi elettori che sancisce il risultato. Donald Trump è il quarto presidente dal Dopoguerra a non riuscire a farsi rieleggere, e il primo da George H. W. Bush nel 1992.

La vittoria di Biden, che ha 77 anni, sarà probabilmente anche ben più larga di quanto appaia adesso: è in vantaggio anche in Arizona e in Georgia, dove lo scrutinio è ancora in corso. Dovesse vincere in tutti questi stati, alla fine otterrebbe 306 grandi elettori: esattamente quanti ne vinse Trump nel 2016. Al contrario di Trump, però, che quattro anni fa vinse pur prendendo tre milioni di voti in meno della sua avversaria Hillary Clinton, Biden ha preso molti più voti del suo avversario: sono già adesso più di quattro milioni e diventeranno almeno sei-sette milioni quando sarà ultimato lo scrutinio in California, lo stato più popoloso del paese e uno dei più favorevoli al Partito Democratico. In ogni caso, Joe Biden è già oggi il candidato più votato della storia delle elezioni presidenziali americane.

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In uno dei diversi aspetti storici della vittoria di Biden – oltre al numero record di voti presi, l’aver battuto un presidente uscente e aver vinto in stati Repubblicani da decenni – la sua vicepresidente sarà Kamala Harris, 56 anni, oggi senatrice della California, che diventerà la prima donna e la prima persona non bianca dopo Charles Curtis, vice presidente con Herbert Hoover che aveva origini native americane per parte di madre, a ricoprire l’incarico.

Gli stati con i colori più chiari devono ancora essere ufficialmente assegnati, ma riflettono chi è in vantaggio. Per vincere servono almeno 270 grandi elettori.

Nonostante la prassi consolidata nella politica americana per cui entrambi i candidati non mettono in discussione la legittimità del voto, e anzi mettono fine ai diverbi della campagna elettorale congratulandosi con l’avversario e ammettendo la sconfitta, da giorni il presidente Donald Trump si comporta in modo completamente opposto. Il suo rifiuto di accettare la realtà del risultato elettorale, in assenza di qualsiasi prova di brogli e irregolarità, si è concretizzato in diverse cause legali annunciate negli stati in bilico e in un discorso pronunciato dalla Casa Bianca giovedì sera, definito “il discorso più disonesto” della sua presidenza.

Pur apparendo a tratti stanco e rassegnato, Trump ha pronunciato accuse tanto infondate quanto violente, sostenendo che i Democratici stiano cercando di «truccare» le elezioni (non c’è nessuna prova che lo stiano facendo), che «se teniamo conto solo dei voti legali, ho vinto» (falso: e non ci sono prove che esistano voti “illegali”), che i sondaggisti abbiano gonfiato i voti di Biden per scoraggiare gli elettori Repubblicani dall’andare a votare (falso) e che abbia vinto nello stato della Pennsylvania (falso). Naturalmente è diritto di Trump presentare ricorsi e chiedere indagini, ma al momento non risulta che queste accuse abbiano alcun fondamento: e lo stesso Trump aveva detto più volte, ben prima del voto, che non sapeva se avrebbe accettato un’eventuale sconfitta.

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In ogni caso, Trump non può rifiutarsi di lasciare la Casa Bianca: i poteri del presidente scadono il 20 gennaio del 2021 a mezzogiorno, quando fuori dal Congresso a Washington DC si terrà la cerimonia di insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti. La fase di interregno tra le elezioni e l’insediamento viene di solito dedicata al trasferimento dei poteri dall’attuale alla successiva amministrazione, con nomine e passaggi di consegne, e viene sempre condotta con grande cura e correttezza da tutte le parti in causa, vittoriose o sconfitte. È lecito pensare che non accadrà lo stesso questa volta, e che il fatto che Trump continuerà a essere il presidente fino al 20 gennaio possa portare a forti tensioni e polemiche.