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  • Lunedì 16 febbraio 2026

Il “macronismo” dopo Macron

Negli ultimi dieci anni il presidente francese ha dominato la politica nazionale, ma non è riuscito a trovare un suo erede politico: perché?

Emmanuel Macron dopo essere stato rieletto presidente, il 24 aprile del 2022 (REUTERS/Christian Hartmann)
Emmanuel Macron dopo essere stato rieletto presidente, il 24 aprile del 2022 (REUTERS/Christian Hartmann)
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Per la prima volta dal 2016 il presidente francese Emmanuel Macron, la persona che più di ogni altra ha caratterizzato la politica del paese negli ultimi 10 anni, non potrà candidarsi alle prossime elezioni presidenziali (previste per aprile del 2027), dato che ha già svolto due mandati consecutivi. Anche se potesse presentarsi non è scontato che vincerebbe: da quattro anni la sua popolarità è in calo, e lo scorso settembre ha toccato il punto più basso al 17 per cento.

Non si sa ancora chi lo sostituirà alla guida del suo movimento politico, il cosiddetto “macronismo”, almeno fino a quando non potrà provare a ricandidarsi. In tutto questo tempo Macron non è riuscito a trovare – e per certi versi neanche ha voluto – un erede, per via di quella che viene largamente percepita come una sua incapacità di riconoscere di aver perso e di lasciare spazio agli altri.  È un problema per i suoi alleati e un vantaggio per gli avversari, principalmente il Rassemblement National (di estrema destra, favorito nei sondaggi) e La France insoumise (estrema sinistra).

Emmanuel Macron durante il suo discorso nel cortile del Museo del Louvre, a Parigi, dopo aver vinto per la prima volta le elezioni presidenziali, il 7 maggio del 2017 (AP Photo/Thibault Camus)

Macron entrò in politica nel 2016 fondando il partito La République En Marche! (oggi Renaissance) e candidandosi alle elezioni presidenziali dell’anno successivo. Da due anni era ministro dell’Economia, ma prima di allora non aveva avuto incarichi politici. Era stato consigliere del presidente Socialista François Hollande, ma non era legato a lui a livello di immagine pubblica. Si presentò come un candidato né di destra, né di sinistra, con un’agenda fortemente europeista, liberale in economia e progressista in materia di diritti. Sosteneva la necessità di modernizzare la Francia con politiche basate sulle competenze e su un maggiore coinvolgimento a livello europeo.

In un momento in cui le due grandi correnti politiche francesi del centrodestra e del centrosinistra erano in crisi, il suo carisma, il suo atteggiamento pragmatico e la sua esperienza nel mondo della finanza, in cui aveva lavorato per anni, ebbero successo. Vinse al secondo turno contro Marine Le Pen, la candidata del Rassemblement National, con il 66 per cento dei voti e diventò il presidente più giovane della storia francese, a 39 anni. Al secondo turno delle elezioni legislative, che si tennero poche settimane dopo le presidenziali, La République En Marche! prese quasi il 50 per cento dei voti.

Emmanuel Macron e sua moglie Brigitte dopo la vittoria alle presidenziali del 2022 (ANSA/EPA/GUILLAUME HORCAJUELO)

Nei successivi dieci anni Macron è riuscito a rafforzare il coinvolgimento della Francia nell’Unione Europea, e lui stesso ha acquisito un ruolo molto più centrale a partire dal 2021, anno del ritiro della cancelliera tedesca Angela Merkel. In Francia ha promosso una serie di riforme economiche strutturali che hanno liberalizzato l’economia e ridotto la spesa pubblica: sono state considerate positive da una parte della popolazione francese e criticate da un’altra, che ha organizzato proteste lunghe e partecipate per cercare di bloccarle.

Soprattutto, sono stati anni in cui Macron ha progressivamente accentrato il potere, sfruttando un sistema (quello della repubblica semipresidenziale) che ne dà già molto al presidente. Si è intestato tutte le principali riforme promulgate dai governi che si sono susseguiti, composti da politici a lui vicini. L’articolo 49.3 della Costituzione, che permette al governo di approvare una legge senza passare dal voto del parlamento, è stato usato in maniera disinvolta dai primi ministri di area macronista ed è diventato uno degli esempi più citati dai suoi detrattori per sostenere che la sua ricerca del pragmatismo fosse in realtà una scusa per evitare di scendere a compromessi con altre forze politiche.

– Leggi anche: Le foto di Macron che fa boxe, parliamone

Questa verticalità decisionale e la personalizzazione del potere hanno impedito che La République En Marche! diventasse un partito radicato a livello territoriale e anche che emergesse un erede riconosciuto del “macronismo” che avrebbe potuto prendere il posto di Macron. Per questo al momento non c’è un candidato ovvio che possa guidare il movimento alle prossime elezioni presidenziali, ma un gruppo di candidati che per ora stanno procedendo in solitaria. Tutti sostengono che sia necessario accordarsi per trovare una o un candidato unico ed essere sicuri di prendere abbastanza voti da arrivare al secondo turno, ma nessuno sembra volersi tirare indietro.

Fra questi, ad avere più possibilità di riuscita sono due ex primi ministri di Macron: Édouard Philippe e Gabriel Attal.

Édouard Philippe (a sinistra) e Gabriel Attal (a destra) durante un evento della campagna elettorale del candidato sindaco di Parigi Pierre-Yves Bournazel, il 10 febbraio del 2026 (Eliot Blondet/ABACAPRESS.COM/ANSA)

Édouard Philippe è stato primo ministro dal 2017 al 2020, anno in cui lasciò l’incarico per una decisione politica di Macron, che aveva fatto un rimpasto di governo nella speranza, fra le altre cose, di riacquisire consensi in vista delle elezioni presidenziali del 2022 (che vinse). Nel 2021 Philippe fondò un suo partito, Horizons, di area macronista: da allora ha sempre puntato a prendere il posto di Macron, anche se lui non l’ha mai aiutato in questo e anzi quando possibile l’ha emarginato. Fino a qualche mese fa era considerato il candidato di area macronista che aveva più possibilità di vincere alle presidenziali, ma di recente è stato raggiunto nei sondaggi da Gabriel Attal.

Attal ha 36 anni ed è stato il primo uomo apertamente omosessuale a ricoprire la carica di primo ministro in Francia. È l’attuale segretario di Renaissance (il nuovo nome di La République En Marche!) e presidente del gruppo in parlamento. A differenza di Philippe, non si è ancora candidato ufficialmente alle presidenziali, ma è praticamente certo che lo farà. Tra le altre cose in primavera dovrebbe uscire il suo primo libro autobiografico, un classico modo con cui i politici cercano di farsi conoscere e di far parlare di sé prima di un’elezione importante.

Al momento Attal è la cosa più vicina a un erede di Macron, anche se Macron non l’ha mai riconosciuto come tale e sembra a tratti infastidito dalla sua crescente popolarità. Da parte sua, Attal sta cercando di affrancarsi da questo ruolo, soprattutto a causa della crescente impopolarità del presidente.

Negli ultimi due anni ha più volte criticato pubblicamente varie decisioni di Macron, tra cui quella di andare a elezioni anticipate nel 2024 o di continuare a nominare primi ministri a lui fedeli negli ultimi mesi senza assicurarsi che avessero abbastanza sostegno in parlamento per poter poi governare. È un atteggiamento che ha convinto parte dei membri di Renaissance, in cui però non è ancora riconosciuto come il prossimo leader (e ancora meno lo è dagli altri partiti del campo macronista).

– Leggi anche: Gabriel Attal è l’unico macronista uscito bene dalle elezioni francesi?

Nelle ultime settimane sui giornali e in televisione si sta parlando sempre più anche di una possibile candidatura dell’attuale primo ministro, Sébastien Lecornu, un fedelissimo di Macron che è riuscito nella complicata impresa di far approvare la legge di bilancio per il 2026 alleandosi con il Partito Socialista. Questo ha aumentato la sua popolarità, ma finora lui ha esplicitamente negato di volersi candidare alle elezioni presidenziali. Nella storia francese comunque nessun primo ministro è diventato direttamente presidente, e solo due ex primi ministri (Georges Pompidou e Jacques Chirac) hanno vinto le elezioni presidenziali negli ultimi 70 anni.