Sébastien Lecornu l’ha sfangata
Dopo mesi di discussioni estenuanti il primo ministro francese è riuscito a far approvare la legge di bilancio, senza passare dal parlamento

Lunedì il parlamento francese ha respinto due mozioni di sfiducia contro il governo del primo ministro Sébastien Lecornu, le ultime con cui avrebbe potuto bloccare l’approvazione della legge di bilancio per il 2026. La misura è quindi ufficialmente passata ed entrerà in vigore con oltre un mese di ritardo rispetto alla scadenza ufficiale, ossia la fine del 2025.
Il respingimento delle mozioni di sfiducia chiude un iter che ha occupato a lungo la politica francese, creando grande instabilità. I governi dei due predecessori di Lecornu, guidati da Michel Barnier e poi François Bayrou, erano entrambi caduti proprio a causa delle difficoltà nell’approvare le leggi di bilancio. Anche per Lecornu le cose sono state molto complicate: ha rischiato più volte di essere sfiduciato dal parlamento e ha dovuto fare importanti concessioni per garantirsi l’appoggio esterno del Partito Socialista. Barnier, Bayrou e Lecornu sono tutti espressione dello schieramento centrista del presidente Emmanuel Macron.
Tecnicamente il parlamento non ha approvato direttamente la legge di bilancio, ma si è rifiutato di bocciarla: per farla passare venerdì scorso Lecornu aveva invocato l’articolo 49.3 della Costituzione, che permette al governo di approvare una legge senza passare da un voto del parlamento. Quando succede, il parlamento ha 24 ore di tempo per presentare una mozione di sfiducia, che se viene approvata annulla il provvedimento e fa cadere il governo.
Venerdì avevano presentato mozioni di sfiducia sia il partito di estrema destra del Rassemblement National che quello di sinistra radicale La France insoumise. Sono state votate lunedì, e non sono passate per via dei voti mancanti del Partito Socialista.
Il ricorso all’articolo 49.3 è malvisto dalla maggior parte dei partiti e dei cittadini francesi per l’uso disinvolto che in questi anni ne hanno fatto i governi espressi dall’area di Macron. Negli ultimi due anni la Francia ha dovuto approvare delle leggi di bilancio pensate per ridurre sensibilmente il suo deficit, ossia la differenza tra le entrate e le uscite dello stato: nel 2025 è stato stimato del 5,4 per cento, molto al di sopra della soglia del 3 per cento consentita dall’Unione Europea.
Lecornu si era inizialmente impegnato a non usare l’articolo, e quindi a far approvare la legge di bilancio con un voto del parlamento. Questa promessa era stata una delle due principali concessioni che aveva fatto a ottobre al Partito Socialista in cambio del sostegno alla legge (anche Lecornu, come i suoi due predecessori, guida un governo di minoranza, e quindi ha bisogno di voti esterni per far approvare qualsiasi provvedimento).
Negli ultimi tre mesi la strategia di Lecornu aveva funzionato in parte, ma poi le trattative con il Partito Socialista si erano arenate e per un mese non era riuscito a fare progressi. A metà gennaio aveva detto di voler ricorrere all’articolo 49.3: a differenza di altri partiti che avevano subito criticato la mossa, i Socialisti avevano preso tempo dicendo che la legge di bilancio stava andando nella giusta direzione. Avevano poi fatto sapere che non avrebbero votato per una sfiducia di Lecornu.
La legge di bilancio che è stata approvata punta a far scendere il deficit dal 5,4 per cento al 5 per cento nel 2026. Oltre a contenere una sospensione della criticata riforma delle pensioni, l’altra grande concessione che Lecornu aveva fatto ai Socialisti, contiene anche alcune misure più circoscritte che erano state chieste dal partito: per esempio, l’estensione dei pasti a un euro per tutti gli studenti universitari. Nel complesso la spesa pubblica verrà ridotta dal 56,8 per cento al 56,6 per cento del PIL, e il peso complessivo delle tasse passerà dal 43,6 per cento al 43,9 per cento.
La legge di bilancio verrà promulgata nei prossimi giorni, dopo un ultimo controllo del Consiglio costituzionale, che non dovrebbe modificarla in modo sostanziale.



